Gestivano impianti fotovoltaici ma si spacciavano per agricoltori: maxi frode in Sardegna - GrNet.it - Network su Sicurezza e Difesa

Gestivano impianti fotovoltaici ma si spacciavano per agricoltori: maxi frode in Sardegna

Operazione "Eclissi": scoperta un’ingente frode al bilancio nazionale da parte di imprese operanti nel settore delle energie alternative: sequestrati 2 impianti fotovoltaici e 280 tra conti correnti, cassette di sicurezza e quote societarie.

Cagliari, 24 mag – I finanzieri del Nucleo di Polizia economico-finanziaria di Cagliari e gli ispettori del Corpo Forestale e di Vigilanza ambientale della Sardegna, nell’ambito di articolate e complesse attività di polizia giudiziaria, dirette dalla locale Procura della Repubblica, stanno dando esecuzione al sequestro preventivo, anche per equivalente, disposto dal G.i.p. di Cagliari, nei confronti di un’associazione a delinquere ritenuta responsabile di una rilevante truffa aggravata ai danni dello Stato e di lottizzazione abusiva. Alle due società coinvolte è stata attribuita la cosiddetta responsabilità parapenale, prevista per gli enti attraverso i quali sono perpetrati determinati illeciti penali.

I provvedimenti cautelari reali hanno ad oggetto 2 impianti fotovoltaici ed i pertinenti terreni, per un’area complessivamente pari a 18 ettari, ubicati nei comuni di San Giovanni Suergiu (SU) e Santadi (SU), nonché, per equivalente, oltre 130 tra fabbricati e terreni, dislocati in Sardegna ed in Emilia Romagna, e 280 tra conti correnti e cassette di sicurezza nonché quote societarie, sino a concorrenza del complessivo importo di circa 16 milioni di euro, corrispondenti agli indebiti vantaggi ottenuti fraudolentemente.

Destinatari del sequestro sono 5 soggetti: due operatori del settore delle energie rinnovabili (i due imprenditori sono rispettivamente uno di origini romagnole, ma residente a Sant’Anna Aresi -SU- e l’altro romano), il professionista di fiducia di questi ed altri 2 soggetti organici al consorzio illecito, a cui sono state ascritte responsabilità penali per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, ai danni del Gestore dei Servizi Energetici (G.S.E.) di Roma.

Gli accertamenti economico-finanziari e le intercettazioni telefoniche hanno consentito di disvelare che l’articolato meccanismo di frode si è realizzato attestando falsamente che l’attività esercitata dalle due aziende titolari degli impianti fotovoltaici sarebbe stata prevalentemente agricola, anziché, come acclarato tramite le complesse investigazioni, rivolta essenzialmente alla produzione di energia elettrica.

Inoltre, per ottenere i benefici, il sodalizio ha raggirato il G.S.E., presentandogli anche un progetto totalmente difforme da quello approvato dagli uffici tecnici comunali di San Giovanni Suergiu (SU) e Santadi (SU), ove insistono gli impianti, ricorrendo così in responsabilità penali in materia di lottizzazione abusiva.

Non di meno, le strutture realizzate a tal fine, qualificate falsamente come serre fotovoltaiche, in realtà non sono state funzionali all’esercizio di attività agricola che, infatti, ha prodotto ricavi irrisori, bensì utilizzate quali meri supporti a sostegno dei pannelli fotovoltaici adoperati strumentalmente per la produzione su scala industriale di energia elettrica.

Conseguentemente, i predetti impianti ed i terreni su cui insistono, del valore di svariati milioni di euro, sono stati colpiti dal provvedimento cautelare reale in quanto corpo del reato di truffa aggravata ai danni dello Stato, contestato all’associazione delittuosa.

È stata, altresì, applicata la normativa sulla responsabilità amministrativa degli enti, che consente il sequestro per equivalente anche a carico delle due società agricole, proprietarie degli impianti per le produzione di energie alternative, considerate fittiziamente rivestire tale qualificazione giuridica, essendo state, invero, ritenute vere e proprie imprese commerciali.

Proprio in ragione di tale ultimo aspetto e nella logica volta a radiografare in modo trasversale ogni elemento emerso dalle indagini, le Fiamme Gialle hanno valorizzato le risultanze rilevate in ambito penale, effettuando ulteriori approfondimenti tipici della polizia economico-finanziaria, che hanno riguardato gli aspetti fiscali della complessiva vicenda investigata.

In esito a tali attività, è emerso che le due imprese, attribuendosi la fittizia qualificazione giuridica di “azienda agricola”, hanno anche beneficiato illegittimamente del regime tributario agevolato di tassazione su base catastale del reddito prodotto, in realtà non spettante trattandosi di una vera e propria attività imprenditoriale assoggettata ad un carico fiscale ben più oneroso.

Nel dettaglio, gli specialisti del nucleo di polizia economico- finanziaria hanno ricostruito la complessiva posizione tributaria delle società, riqualificando i redditi dichiarati e constatando la sottrazione a tassazione di ricavi per circa 21 milioni di euro, oltre all’appostamento contabile di costi non deducibili per quasi 2,6 milioni di euro.

Sono tuttora in corso, da parte della Guardia di Finanza, anche specifici approfondimenti diretti ad individuare le eventuali responsabilità amministrative per danno erariale conseguenti ai comportamenti tenuti dai componenti dell’associazione illecita per aver indotto in errore il G.S.E. sul possesso dei requisiti richiesti per accedere alle predette provvidenze pubbliche, erogate a titolo di “contributi tariffe incentivanti fotovoltaico”.

La complessiva operazione di servizio rappresenta un ulteriore emblematico esempio di efficace sinergia cooperativa interistituzionale che, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Cagliari, ha visto Corpo Forestale e Guardia di Finanza operare con tempestività nell’intercettare fenomenologie illecite nel delicato comparto delle energie rinnovabili, laddove, in diverse circostanze, come l’odierna, si sono annidati comportamenti tesi a depauperare le risorse pubbliche destinate a tutela del bene collettivo dell’ambiente.

L’attività investigativa, per la quale è in atto la fase di esecuzione degli interventi cautelari disposti dall’autorità giudiziaria, particolarmente complessi in ragione della massa di beni da sottoporre a sequestro, è testimonianza dell’impegno profuso dalle istituzioni magistratuali, di polizia economico-finanziaria e di vigilanza ambientale, nell’assicurare un elevato livello di presidiarietà del territorio sardo, a difesa dalle infiltrazione illegali nel settore energetico.

E ciò per impedire, oltre al depauperamento delle economie locali, anche l’inappropriato sfruttamento delle risorse territoriali e la concorrenza sleale operata ai danni di imprenditori rispettosi delle regole.

L’odierna operazione costituisce un continuum delle attività a presidio del settore, come hanno dimostrato gli esiti conseguiti lo scorso anno, allorquando, nell’ambito dell’analoga operazione “Helios”, è stata scoperta l’indebita percezione di contributi pubblici per oltre 22 milioni di euro e un conseguente danno erariale di pari entità, nonché un’evasione fiscale per oltre 42 milioni di euro.

6 furono i soggetti denunciati per violazioni di natura penale, tributaria ed amministrativo-contabile.

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