Finanza, Catania: usura, 5 arresti. Interesse del 160% e vittime minacciate anche in chiesa

usura-cataniaCatania, 8 apr – Nella mattinata odierna, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Catania, coordinati dal pool contro i reati di usura ed estorsione della Procura della Repubblica, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di cinque soggetti catanesi, responsabili, a vario titolo, dei reati di usura ed estorsione.

I soggetti, tutti catanesi sono: Felice Papaserio di 39 anni, dipendente di un’azienda di trasporti, pregiudicato per i medesimi reati; Antonino Giuseppe La Rosa di 40 anni, dipendente di una cooperativa di gestione parcheggi, pregiudicato; Francesco Mirabella di 57 anni, disoccupato, pregiudicato; Lorenzo Saitta (detto “il vecchio”) di 79 anni, pensionato, pregiudicato per i medesimi reati e Alfio Alessandro Basile di 49 anni, commerciante, pregiudicato.

Le indagini nascono da denunce presentate da alcuni commercianti catanesi che, supportati da una locale associazione antiracket (Associazione Antiracket Antiusura Etnea), hanno deciso di raccontare le prevaricazioni che subivano ormai da diversi anni ad opera di alcuni “strozzini” operanti nei quartieri “Civita”, “San Cristoforo” e “San Berillo” di Catania.

Le investigazioni, condotte dai finanzieri del Nucleo di Polizia Tributaria di Catania, si sono avvalse sia di attività tecniche di intercettazione audio/video che di osservazioni e pedinamenti sul territorio, consentendo di raccogliere importanti elementi di prova nei confronti della rete di usurai, che aveva applicato tassi d’interesse pari, in alcuni casi, al 160% annuo.

In particolare, i ruoli all’interno della consorteria criminale erano così suddivisi: il Saitta (“il vecchio”) e Papaserio erano coloro che finanziavano l’illecita attività, mentre gli altri componenti si occupavano di individuare “i clienti”, soprattutto fra i piccoli commercianti in difficoltà economica, e della riscossione delle rate settimanali. Il Saitta e il La Rosa, inoltre, ponevano in essere anche le attività estorsive finalizzate a intimorire i soggetti vessati per “convincerli” a onorare gli impegni di pagamento.

Dall’attività investigativa è emerso che il La Rosa, in più occasioni, si è recato anche dentro una chiesa per intimare, lontano da occhi indiscreti, a una propria vittima la corresponsione dei debiti scaduti. Lo stesso La Rosa, sempre per non destare particolari sospetti, ha sfruttato il prorio figlio di appena 13 anni per condurre le illecite attività. Infatti, era solito inviare il minore presso gli usurati per riscuotere le rate settimanali. Ancora, si faceva accompagnare quando doveva recarsi dalle proprie vittime per minacciarle.

Nel corso delle indagini sono stati acclarati 25 episodi di usura e 2 di estorsione in danno di altrettanti soggetti, mentre altri casi non sono stati contestati per la mancata individuazione delle vittime. I prestiti pattuiti variavano dalle poche centinaia ad alcune migliaia di euro, corrisposti sempre e solo con denaro contante.

L’articolato sistema finanziario iIlecito consisteva nel prestare denaro contante con l’obbligo di restituzione, entro le 14 settimane successive, con rate settimanali pari al 10% del capitale; successvamente, considerato che il più delle volte le vittime non erano in grado di far fronte ai pagamenti dovuti, si procedeva alla ricapitalizzazione del debito. Infatti, l’usuraio prestava un’ulteriore somma in contanti per far fronte al debito originario, trattenendo per sé l’importo e costringendo l’usurato a pagare rate settimanali per restituire una cifra ancora maggiore.

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