Estorsione e usura: fermate 6 persone a Roma. Coinvolto un appartente alle Forze dell’ordine

auto-gdf-romaRoma, 17 mag – Colpo alla criminalità romana. I Finanzieri del Nucleo Speciale di Polizia Valutaria di Roma, dalle prime ore della mattinata, stanno eseguendo nella Capitale un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal G.I.P. del Tribunale di Roma nei confronti di sei persone, cinque delle quali tradotte in carcere e una destinataria dell’obbligo di firma.

Le attività sono il risultato delle indagini condotte su impulso del “Gruppo Reati contro il Patrimonio” della Procura della Repubblica di Roma che ha delegato specifici approfondimenti su una rilevante operazione di cambio valuta lire/euro (per un valore dichiarato di circa duecentosettanta miliardi di lire), poi realizzatasi solo in parte nel 2011, che aveva destato forti sospetti di riciclaggio.

Sono sedici gli indagati nell’operazione, denominata “Antica Tradizione”, tutti ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di usura, estorsione e intestazione fittizia di beni.

Perquisizioni sono in corso nelle province di Roma, Varese e Sassari, seguite dal sequestro preventivo di immobili, automezzi e conti correnti per un valore di oltre un milione di euro.

Dallo sviluppo degli elementi investigativi è emerso il ruolo di due persone, padre e figlio, entrambi arrestati oggi, «risultati strettamente collegati agli ambienti di spicco della criminalità romana».

I reati contestati nell’ordinanza sono frutto della costituzione di «un radicato sistema di concessione di prestiti di denaro a tassi di interesse usurari nella Capitale».

Sfruttando l’onda lunga della crisi, secondo le accuse, padre e figlio sarebbero divenuti punto di riferimento per alcuni imprenditori in difficoltà finanziaria per elargire crediti e prestiti facili, pretendendo – secondo lo schema classico dell’usura – interessi capestro sull’ordine del 10% mensile.

Per gestire i loro affari illeciti – spiegano i finanzieri – i due principali indagati si sarebbero avvalsi anche della collaborazione di altre persone a Roma, tutti arrestati nel corso dell’operazione di oggi, «tra i quali un appartenente alle Forze dell’ordine già coinvolto in passato in vicende giudiziarie, che operavano come “riscossori” per conto loro, spesso ricorrendo a minacce per convincere i debitori a pagare i debiti usurati», evidenzia la Guardia di Finanza in una nota.

Non è mancato il ricorso alla coazione fisica: in un caso una vittima usurata, che aveva oggettive difficoltà a reperire il denaro per pagare la rata del credito, «è stata condotta con la forza in un’autorimessa dove è stata pesantemente minacciata di “conseguenze peggiori” se non avesse adempiuto al pagamento, con la promessa che, in caso contrario, sarebbero ricorsi a non meglio specificate “amicizie mafiose”».

Gli approfondimenti investigativi, operati tramite attività di intercettazione e di analisi patrimoniale dei beni e dei conti bancari degli indagati, hanno evidenziato che i componenti del nucleo familiare coinvolto conducono un elevato tenore di vita (viaggi all’estero, automobili di lusso) e sono proprietari, anche per il tramite di beni formalmente intestati a prestanome, di un patrimonio immobiliare e mobiliare di valore stimato per oltre un milione di euro, notevolmente sproporzionato rispetto ai redditi dichiarati al fisco.

Il padre ha dichiarato, fino al 2015, redditi per 4.800 euro all’anno e il figlio risulta dipendente, per gli ultimi due anni, di un’impresa di pulizie.

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