Costruzione di resort a 8 stelle in un atollo del Belize, ma era una truffa. La GdF arresta 7 persone

Varese, 17 gen – Dalle prime ore di questa mattina, i finanzieri del Comando Provinciale di Varese stanno dando esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Busto Arsizio (VA) nei confronti di 7 soggetti (di cui 5 in carcere e 2 agli arresti domiciliari), unitamente a sequestri di beni immobili e disponibilità finanziarie per oltre 18 milioni di euro. Una ventina di perquisizioni sono, altresì, in corso tra l’Italia e la Svizzera.

Le indagini, condotte dai militari del Nucleo di Polizia Tributaria di Varese sotto la direzione della Procura della Repubblica di Busto Arsizio, con il coordinamento del Sostituto Procuratore della Repubblica,  Luigi FURNO, hanno consentito, dopo un anno di complesse indagini, di disarticolare un’organizzazione criminale internazionale, con basi in Italia, Lussemburgo, Svizzera, Caraibi e Londra, e dedita alla truffa aggravata, appropriazione indebita, abusiva attività finanziaria e bancaria, sollecitazione e raccolta abusiva del risparmio, ostacolo alle funzioni di vigilanza, riciclaggio, autoriciclaggio, circonvenzione di incapaci, falso in atti e sostituzione di persona.

Gli esiti investigativi hanno portato alla luce un sodalizio criminale, concepito e strutturato da Domenico GIANNINI (cittadino italiano emigrato a Lugano, già residente nel varesotto) e Fabio LA ROSA (broker finanziario e impresario residente a Santo Domingo, con doppia cittadinanza americana e italiana), i quali, attraverso una vasta rete di collaboratori, hanno indotto oltre 200 privati risparmiatori ed investitori ad impegnare cospicue provviste di denaro (circa 20 milioni di euro), in un “progetto” immobiliare denominato “PUERTO AZUL”, teso all’asserita realizzazione di un complesso turistico alberghiero extra lusso “8 stelle”.

Tale lussuosissimo resort, in un primo momento, sarebbe dovuto sorgere nella Repubblica Dominicana; successivamente, a causa di problematiche autorizzative sopravvenute in quest’ultimo stato caraibico, la realizzazione del progetto è divenuta ancora più ambiziosa e trasferita nell’atollo “Blue Hole” ubicato al largo delle coste del Belize. Invero, le due isole sulle quali sarebbe dovuto sorgere il resort non sono di proprietà della PUERTO AZUL INTERNATIONAL HOLDING Corp. (con sede nelle Bahamas), nonostante i promotori ed i contratti utilizzati per la raccolta fondi affermassero il contrario, né mai le ville avrebbero potuto essere costruite in quanto la zona è assolutamente inedificabile poiché soggetta a rigorosa tutela ambientale.

Il castello truffaldino (leggi le slide della Guardia di Finanza ) si è avvalso di roboanti eventi propagandistici e del coinvolgimento, per il tramite del noto manager Oscar Generale, di stars hollywoodiane ed artisti internazionali, del calibro di John Travolta e Andrea Bocelli, la cui immagine è stata strumentalizzata a loro insaputa – addirittura facendoli assurgere a rango di ambasciatori del progetto e soci della Puerto Azul International Holding facente capo a Giannini e La Rosa – con l’evidente fine di conferire un crisma di serietà al progetto. Le citate stars, oltre a risultare del tutto estranee al fantomatico progetto, hanno fornito, come nel caso del Bocelli, un rilevante contributo alle indagini.

In diversi anni, mediante il sistematico imbonimento di ignari risparmiatori, allettati dalla falsa prospettazione di altissimi rendimenti economici in relazione a strumenti finanziari, sono state raccolte somme di denaro di decine di milioni di euro.

Il Giannini si è avvalso, nel tempo, della fattiva opera di circa 40 collaboratori, opportunamente istruiti (assicuratori, consulenti e promotori finanziari, tra cui spiccano le figure di Olimpio Aloisi, Claudio Bocchia e Roberto Giammarco e avvicendatisi negli anni, i quali hanno rappresentato la “rete” di agenti deputati all’abusiva raccolta, nel territorio italiano, di fondi da investire nell’iniziativa immobiliare.

Il modus agendi era il seguente: il promotore, dopo aver individuato il cliente (generalmente imprenditori o anziani), faceva una prima verifica sulla capacità finanziaria dello stesso e sulla volontà di “diversificare” il portafoglio; successivamente, il cliente veniva condotto presso gli uffici di Lugano della DGH SAGL (holding facente capo a Domenico Giannini), dove gli venivano illustrati il plastico del progetto e visionava un video accattivante sull’atollo del Belize e sui modelli di costruzioni da realizzare.

Il metodo di circuizione adoperato dal sodalizio prevedeva la stipula di contratti simulatori ed artificiosi (esempio di “time sharing immobiliare”), creati al fine di irretire la clientela ed indurla all’investimento, mediante bonifici effettuati su conti “di sponda”, interposti tra i conti dell’organizzazione (ubicati in Svizzera, Lussemburgo e Belize) ed i conti di partenza dei clienti, al precipuo fine di eludere la vigilanza degli istituti di credito dove prestavano il proprio mandato i promotori e dove era allocato il portafoglio dei clienti.

Le indagini hanno permesso di accertare, altresì, che le disponibilità finanziarie dei clienti, in alcuni casi, provenivano da facoltosi imprenditori, i quali avevano necessità di reinvestire denaro frutto di evasione fiscale delle proprie aziende (il caso più eclatante ha riguardato la somma di 6,5 milioni di euro); in altri casi, derivava da legittimi risparmi di anziane persone raggirate (su tutte, la vicenda di un novantenne, il quale è stato truffato della somma di 700.000 euro mediante l’apposizione di una firma falsa sia sul contratto di investimento che su un assegno bancario).

Il denaro raccolto, dopo essere transitato su conti correnti in Lussemburgo e Belize, tornava, in buona parte, su conti svizzeri nella disponibilità del Giannini, il quale lo utilizzava per pagare professionisti e collaboratori facenti parte della “rete di agenti” dediti alla raccolta dei fondi, per alimentare la truffa secondo il c.d. “schema Ponzi“, oltreché per sue spese ed esigenze personali.

Tra le false garanzie utilizzate per accreditare la serietà del progetto propagandato, spicca quella costituita dal capitale sociale della Puerto Azul International Holding Corp., indicato fantomaticamente in 1 miliardo di dollari, che non è mai stato versato ma semplicemente “prospettato”.

Al fine di incidere concretamente e tempestivamente sulla grave e diffusa attività criminale scoperta, oltre ad individuare ed assicurare alla giustizia i responsabili, in esecuzione dei decreti di sequestro emessi dall’A.G. per un valore di oltre 18 milioni di euro, sono state sottratte, agli stessi, le seguenti ricchezze:

  • 26 immobili
  • 27 terreni
  • quote societarie di 10 imprese
  • 6 autovetture
  • 18 conti correnti.
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