Cosenza, fittizia attribuzione di aziende: sequestro di 12 società per oltre 2 milioni di euro

Finanza_PaolaCosenza, 3 mar – Un sequestro di 12 società, per un valore di oltre 2 milioni di euro, e 14 misure cautelari. È questo il bilancio dell’operazione condotta nelle scorse ore dalla Guardia di finanza di Paola (Cosenza).

I finanzieri hanno eseguito un’ordinanza emessa dal gip di Paola, Rosamaria Mesiti, su richiesta del procuratore della Repubblica di Paola, Bruno Giordano, e del sostituto Teresa Valeria Grieco. Le persone raggiunte dalle misure cautelari sono ritenute responsabili di aver attribuito fittiziamente la titolarità di beni e aziende per eludere le disposizioni di legge in materia di prevenzione patrimoniali.

In particolare, all’effettivo titolare dei beni e delle attività, pluripregiudicato, è stata applicata la misura della custodia in carcere. Per le altre 13 persone, considerate i «prestanomi», sono stati disposti invece gli arresti domiciliari e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria.

Come fa sapere la Procura di Paola sono state sottoposte a sequestro le quote sociali di 12 società; complessi aziendali, beni mobili, autovetture, immobili e disponibilità finanziarie delle stesse aziende, oltre alle disponibilità finanziarie riconducibili agli indagati.

In particolare, le indagini effettuate dalle Fiamme Gialle, sotto la direzione della Procura della Repubblica di Paola, avrebbero consentito di ricostruire la storia societaria e finanziaria di 12 imprese attive nei settori dei supermercati, abbigliamento e pubblicità, tutte riconducibili all’uomo finito in carcere, di fatto proprietario e gestore, attraverso compiacenti prestanome legati da vincoli di parentela, di amicizia e pregressi rapporti di lavoro.

Le attività commerciali – dicono gli inquirenti – venivano avviate ed operavano di fatto per uno o due anni, durante i quali però contraevano ingenti debiti nei confronti di fornitori e, soprattutto, dell’Erario, per poi essere abbandonate, poste in liquidazione o dichiarate fallite.

Le indagini avrebbero fatto emergere che i complessi aziendali venivano ceduti ad altri soggetti economici di nuova costituzione, sempre riconducibili all’effettivo titolare, attraverso i prestanome. Un flusso di denaro, soprattutto contante che – come spiega la Procura di Paola – «serviva per finanziare la ‘catena delle diverse attività’, producendo ulteriore ricchezza ‘illecita’, condizionante il tessuto finanziario, economico e produttivo».

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