Colpo alla ‘Ndrangheta nel basso Lazio: sequestro da 3 milioni alla cosca Tripodo

auto-gdf-romaRoma, 30 mar – Oltre 3 milioni di euro. A tanto ammonta il sequestro di beni operato, dalle prime luci dell’alba, dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Roma. I finanzieri stanno eseguendo un provvedimento emesso dal Tribunale di Latina, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Roma, nei confronti di soggetti ritenuti apicali della cosca Tripodo di Reggio Calabria, da anni presente nell’agro sud-pontino.

Le indagini economico-patrimoniali condotte dagli specialisti del G.I.C.O. del Nucleo di Polizia Tributaria della Capitale avrebbero consentito di ricondurre «alla sfera di influenza del pregiudicato mafioso Carmelo Giovanni Tripodo un rilevante patrimonio – mobiliare, immobiliare e societario – palesemente incongruente con i redditi dichiarati», spiega la Guardia di Finanza in una nota.

Le investigazioni trovano la loro genesi nelle inchieste Damasco e Damasco 2 (entrambe dirette dalla D.D.A. di Roma) che, nel luglio 2009, avevano portato all’arresto di Tripodo – peraltro già gravato sin dal 1983 da significativi precedenti di polizia per associazione a delinquere finalizzata al sequestro di persona a scopo di estorsione, violazioni alla normativa sugli stupefacenti e in materia di armi e usura – in quanto ritenuto vertice di una struttura mafiosa (più nota come clan Tripodo-Trani), operante nel basso Lazio, finalizzata ad acquisire la gestione e il controllo di attività economiche e commerciali, «anche avvalendosi del condizionamento operato all’interno del Comune di Fondi», evidenziano le Fiamme Gialle.

In tale contesto, sarebbe emerso come Tripodo – trasferitosi in quella zona da circa 30 anni – «fosse riuscito ad imporre logiche mafiose in un territorio distante dalla Calabria – sottolinea la Guardia di Finanza – anche attraverso documentate contiguità con un politico e amministratore locale, già Consigliere Comunale e Assessore ai Lavori Pubblici del Comune di Fondi, considerato il “trait d’union” tra le istituzioni pubbliche e gli interessi della ‘ndrina calabrese».

Sarebbe stato accertato che il settore delle pulizie fosse particolarmente caro a Tripodo, al punto che avrebbe assegnato a qualificati e fidati “prestanome” – precedentemente dipendenti – ruoli apicali all’interno di alcune società oggi sottoposte a sequestro.

Anche per tali fatti, nel giugno 2013, la Corte D’Appello di Roma aveva condannato Tripodo alla pena di 10 anni di reclusione in quanto ritenuto responsabile – tra l’altro – del reato associativo di cui all’art. 416 bis c.p..

Considerati i plurimi elementi emersi, su delega della locale Procura della Repubblica di Roma, sono stati eseguiti mirati approfondimenti economico-patrimoniali nei confronti di numerose persone fisiche e giuridiche, finalizzati alla ricostruzione dell’intero patrimonio posseduto da Tripodo, sia direttamente che indirettamente, non soltanto allo scopo di cristallizzare la ricchezza attualmente posseduta, ma anche per evidenziare le relative fonti di produzione e accertare l’evidente sproporzione esistente tra la consistenza patrimoniale e l’attività economica ufficialmente svolta.

All’esito degli accertamenti, l’Autorità Giudiziaria capitolina aveva richiesto al Tribunale di Latina, ai sensi del Codice Antimafia (D. Lgs. nr. 159/2011), l’emissione del decreto ablativo nei confronti di Carmelo Giovanni Tripodo, nonché dei relativi familiari e dei prestanome individuati.

Il 10 marzo scorso, il Tribunale di Latina, con il provvedimento eseguito oggi dal G.I.C.O. di Roma, ha disposto il sequestro del patrimonio aziendale e relativi beni di 4 società, esercenti l’attività di “pulizie” e “trasporto merci per conto terzi”; di 15 fabbricati e 9 terreni a Fondi (LT); di 4 autovetture; di 13 autocarri; di rapporti bancari/postali/assicurativi/azioni. Il valore complessivo del sequestro è stimato in oltre 3 milioni di euro.

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