Cocer Guardia di Finanza, immigrazione: nessuna violenza nei confronti dei migranti

denaro-gdfRoma, 23 apr – Con il comunicato del 10 dicembre scorso, il Cocer della Guardia di Finanza aveva evidenziato quanto paradossale fosse accusare di un reato previsto dal codice penale l’equipaggio del pattugliatore “Denaro” per aver eseguito l’ordine di riaccompagnare in Libia
le persone soccorse su un barcone alla deriva nel Canale di Sicilia.
Infatti, era stato fatto notare che l’esecuzione dell’ordine aveva determinato l’apertura di un’inchiesta da parte della Procura della Repubblica ordinaria e che la mancata esecuzione dello stesso avrebbe esposto l’equipaggio al rischio di un procedimento davanti a un tribunale militare.
“Si apprende con sollievo – si legge in una nota del Cocer delle fiamme gialle – che la Procura della Repubblica ha inteso non procedere nei confronti dell’equipaggio in quanto è giunta alla conclusione, e non poteva essere altrimenti, che lo stesso non poteva sottrarsi dall’esecuzione di un ordine non palesemente illegittimo”.
“Nel contempo, però, è stato disposto il giudizio nei confronti del Gen. Fabrizio Carrarini per il reato di ‘violenza privata’, cioè perché avrebbe impartito un ordine palesemente illegittimo.”
“In sostanza, – continua il Cocer – avrebbe ‘con violenza o minaccia’ ridotto sensibilmente la capacità di determinarsi e di agire delle persone salite a bordo dell’unità navale del Corpo. Non può sfuggire che:

  • per quanto se ne conosce, nessuna violenza o minaccia è stata diretta nei confronti dei migranti;
  • non possono essere le persone che salgono a bordo di nave militare a decidere la sua rotta;
  • non è possibile esperire un’inchiesta amministrativa ai fini dell’immigrazione in mezzo al mare, di notte, avendo a bordo un numero di persone di diverse nazionalità ben superiore all’equipaggio.”

“Al riguardo, – conclude il Cocer -si ritiene che gli uomini, compreso il generale Carrarini, e i mezzi della Guardia di Finanza abbiano operato in attuazione di direttive ricevute dal Ministero dell’Interno, cioè dallo Stato italiano; il vaglio di legittimità delle norme che regolano l’immigrazione nel nostro Paese e degli accordi internazionali dallo stesso sottoscritti debba essere operato con i ricorsi giuridici previsti e non attraverso il coinvolgimento in procedimenti penali dei pubblici ufficiali che sono chiamati ad attuarli.
Si ribadisce, pertanto, piena stima e solidarietà al generale Carrarini, nella certezza che l’operato della magistratura porterà a definire compiutamente e presto la sua estraneità rispetto ai fatti contestati, così come già avvenuto per l’equipaggio.” ico_commentiCommenta

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