Caporalato, nuovi casi tra Forlì e Cesena: coinvolte 6 società. Arrestate 4 persone

Finanza_auto_RavennaForlì, 21 mar – Una nuova squadra di “caporali” è stata individuata nelle scorse ore dalla Guardia di Finanza. Dopo le cinque persone arrestate il 9 marzo scorso, i militari del Comando Provinciale di Forlì – Cesena hanno dato esecuzione ad un’altra ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 cittadini marocchini e al controllo giudiziario di 6 società cooperative.

L’azione di oggi è il frutto delle indagini relative ad un fascicolo pendente presso la Procura della Repubblica di Forlì – Sost. Proc. dott.ssa Sara Posa – relative al fenomeno del “caporalato”.

In particolare, parallelamente alle attività che avevano interessato i soggetti già arrestati il 9 marzo, i militari del Gruppo di Cesena hanno attivato ulteriori approfondimenti investigativi sul conto di un’altra squadra di “caporali”, sempre operante nel cesenate, anche attraverso intercettazioni telefoniche e attività di monitoraggio dei mezzi degli indagati.

Dalle indagini è emerso che quattro marocchini sfruttavano abitualmete i loro connazionali, sottopagandoli e costringendoli in situazioni alloggiative degradanti (spesso senza riscaldamenti). Sono state riscontrate inoltre violazioni della normativa in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro.

Gli investigatori hanno scoperto anche episodi di violenze e minacce perpetrate ai dipendenti delle società coinvolte: a fronte delle lamentele per il mancato pagamento dello stipendio, infatti, i “caporali” non hanno esitato a minacciare telefonicamente gli operai e a picchiare un ragazzo.

Anche in questi casi è stato rilevato che gli arrestati impiegavano personale privo di regolare permesso di soggiorno.

Il valore delle società cooperative nei confronti delle quali è stata disposta la misura del “controllo giudiziario” è stimato in 650mila euro (una delle cooperative dispone di oltre 130 dipendenti di cui oltre 90 a tempo indeterminato).

Nell’azione di oggi i finanzieri non sono riusciti ad arrestare uno dei destinatari dell’ordinanza. L’uomo era rientrato in Marocco.

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