Caporalato: 6 arresti a Verona, arrestati anche un Finanziere e un funzionario INPS

Verona, 10 ago – All’alba di ieri la Guardia di Finanza di Verona ha eseguito 6 misure cautelari coercitive nell’ambito di una complessa indagine sull’intermediazione illecita e sfruttamento della manodopera (cd. “caporalato”) nella provincia di Verona.

Il provvedimento, emesso dal GIP del Tribunale di Verona, su richiesta della locale Procura della Repubblica, ha colpito un medico legale competente in medicina del lavoro e due suoi collaboratori, due impiegati dell’INPS di Verona ed un Finanziere.

Disposto il giudizio immediato per il “caporale”, un cittadino extracomunitario regolarmente residente nel territorio nazionale e titolare di alcune società cooperative operanti nel settore della manodopera agricola e allevamento, con sede nell’est veronese, cadute nel mirino delle Fiamme Gialle.

L’indagine, coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona, si inserisce nell’ambito dei controlli svolti dal Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Verona finalizzati al contrasto del fenomeno del caporalato, che già nella scorsa primavera avevano portato a importanti risultati, ed è scaturita da un grave incidente stradale occorso nel novembre 2017 nel ferrarese che ha visto coinvolti dodici lavoratori, residenti nel veronese e impiegati in cooperative di questa provincia, e che ha fatto da subito sorgere il sospetto che si potesse trattare di una forma di sfruttamento o comunque di modalità di impiego dei lavoratori non in linea con le normative di settore.

Su tali basi i Finanzieri della Compagnia di Soave hanno avviato una mirata attività investigativa, anche fiscale, su alcune società cooperative tutte riconducibili ad un soggetto di origine marocchina, stabilmente stanziato nell’est veronese, che fornivano manodopera alle attività agricole tanto preziose in provincia.

Le attività investigative hanno fatto emergere un quadro decisamente preoccupante: il sistema di sfruttamento dei lavoratori, prevalentemente soggetti di origine africana, quasi tutti privi di documenti d’identità e/o permesso di soggiorno – ma anche italiani assunti in nero – era più articolato di quanto scoperto in passato in altri casi simili: si è infatti accertato che nell’intento di far apparire regolari i lavoratori impiegati, il “caporale” e i suoi sodali riuscivano a far dichiarare “abili” al faticoso tipo di lavoro richiesto extracomunitari che non si erano mai presentati alle visite mediche e che erano irregolari in Italia.

È infatti emersa la permanente connivenza di un medico specializzato in medicina del lavoro, competente per le visite di idoneità sanitaria sui lavoratori delle cooperative, che rilasciava i certificati di idoneità anche nei confronti di soggetti privi dei requisiti sanitari necessari o, addirittura, privi di validi documenti d’identità e/o permessi di soggiorno, anche senza effettuare le visite prescritte, ricevendo un compenso fisso per ogni persona “certificata” favorevolmente.

Gli elementi raccolti nel corso dell’indagine hanno portato la Procura della Repubblica a richiedere il giudizio immediato nei confronti del cittadino marocchino titolare delle cooperative oggetto di indagine per il reato di favoreggiamento all’intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro, mentre sono ancora in corso le verifiche fiscali nei confronti di tutte le società coinvolte.

Acclarati i fatti descritti, le indagini sono dunque proseguite nei confronti del medico e dei suoi più stretti collaboratori, due soggetti veronesi non legati da nessun rapporto di lavoro formale con il professionista ma che di fatto svolgevano diverse mansioni per suo conto, tra cui intrattenere rapporti con alcuni funzionari dell’INPS di Verona impiegati nell’ambito della procedura prevista per l’assegnazione dei punteggi di invalidità e la concessione delle relative pensioni e indennità accessorie, facendo ipotizzare agli investigatori della Guardia di Finanza che anche in quel settore, diverso dal lavoro presso le cooperative, vi potessero essere gravi illeciti.

In tale contesto veniva scoperto come il medico, con la collaborazione di un altro suo collega, producendo documentazione sanitaria attestante false patologie invalidanti, ha consentito a numerosi soggetti, circa 50, di ottenere pensioni di invalidità e/o indennità di accompagnamento non dovute.

In particolare, il medico istruiva i suoi pazienti su come comportarsi innanzi alla Commissione di Verifica per le invalidità Civili dell’INPS, al fine di indurre i medici competenti in errore e, quindi, procurando agli interessati il riconoscimento delle erogazioni non spettanti.

Il disegno criminoso si completava con l’opera necessaria di due funzionari dell’INPS che, in continuo contatto con il medico, anche per il tramite dei suoi collaboratori, “seguivano” le pratiche dei pazienti segnalati, apportando agli atti adottati dalla Commissione modifiche tali da far figurare ottenute indennità ovvero pensioni di invalidità in difetto dei presupposti di legge, ovvero in misura diversa da quella deliberata, ovvero per accelerare i tempi di elaborazione delle pratiche e di liquidazione delle stesse, ricevendo per ogni paziente un compenso in denaro o altra utilità. Allo stato non è ancora stato chiarito il meccanismo esatto grazie al quale i dipendenti infedeli riuscivano ad “imbrogliare” le commissioni di verifica dell’INPS e le indagini in questo contesto proseguono spedite.

Il quadro indiziario ricostruito dai Finanzieri ha permesso alla Procura della Repubblica di iscrivere nel registro degli indagati 5 soggetti, ritenuti responsabili a vario titolo dei reati di corruzione per l’esercizio della funzione, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata ai danni dello Stato, mentre sono indagati 42 soggetti percettori illegittimi delle varie assistenze erogate dall’INPS.

Nell’ambito delle indagini veniva altresì evidenziato un datato e duraturo rapporto di amicizia tra il medico indagato ed un Finanziere in servizio proprio presso la Compagnia di Soave e che, non passato inosservato agli occhi dei militari delle Fiamme Gialle, si è dimostrato quasi consulenziale.

Il Finanziere ha beneficiato di almeno due certificati falsi di attestazione di patologie che gli avrebbero – se veritiere – consentito di assentarsi legittimamente dal lavoro e per questo è indagato per truffa aggravata ai danni dello Stato.

Su tali basi e grazie alla capillare opera di ricostruzione eseguita dai Finanzieri, il GIP presso il Tribunale, su richiesta della Procura della Repubblica scaligera, ha emesso un provvedimento cautelare che prevedeva la custodia in carcere per il medico, gli arresti domiciliari per il finanziare, i due funzionari dell’INPS e uno dei collaboratori del medico nonché l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per il secondo collaboratore.

Il provvedimento è stato eseguito all’alba di questa mattina dalle Fiamme Gialle soavesi con la collaborazione dei colleghi dei Reparti della Provincia per un totale di oltre 50 uomini impiegati.

Nel contesto sono state eseguite anche 10 perquisizioni domiciliari, 2 perquisizioni presso studi medici e 2 perquisizioni presso gli uffici dell’INPS in uso ai funzionari indagati nonché un’acquisizione documentale presso la sede dell’INPS Verona. Contestualmente alle operazioni di perquisizione sono state sentite in atti numerose persone informate sui fatti in grado di riferire notizie utili alle indagini e di chiarire alcuni aspetti ancora non perfettamente chiari.

Nel corso delle operazioni è stata sequestrata copiosa documentazione e numerosi apparati telefonici e informatici che saranno attentamente esaminati per ricavare ulteriori elementi investigati e ricostruire la mole delle indebite percezioni e identificare tutti gli illegittimi percettori.

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1 Commento

  1. Ignazio dice

    Congratulazioni, una bellissima operazione, con la quale si conferma il sospetto che lasciavano apparire. Buon lavoro e chissà quando questo paese tornerà alla legalità?

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