Acqua Santa Croce: la Finanza arresta Camillo Colella e sequestra beni per 13 mln

camillo-colellaL’Aquila, 4 nov – Nella mattinata odierna, i finanzieri del Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di L’Aquila hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari emessa dal GIP del Tribunale di Avezzano, su richiesta della Procura della Repubblica, nei confronti di Camillo Colella, legale rappresentante della fabbrica di acqua minerale Santa Croce a Canistro (L’Aquila), società di rilievo nazionale operante nel settore della commercializzazione di acque.

Sono inoltre stati sequestrati beni immobili e risorse finanziarie nella disponibilità dell’indagato per circa 13 milioni di euro.

L’indagine, sfociata nei provvedimenti giudiziari appena eseguiti, veniva avviata a seguito di una verifica fiscale, eseguita dai finanzieri del capoluogo abruzzese nel 2011, nei confronti della società che portava, dopo complesse ed articolate investigazioni economico-finanziarie, alla scoperta di rilevanti importi, per circa 9 milioni di euro, sottratti al pagamento dell’imposta sul valore aggiunto e delle imposte sui redditi (IRES, IRAP, RITENUTE ALLA FONTE) relative agli anni dal 2008 al 2013. Con riferimento a tali omissioni il Colella veniva pertanto deferito all’A.G. di Avezzano per i reati di cui agli artt. 10 bis, 10 ter e 10 quater del D.Lgs. 74/2000.

Sulla scorta di ulteriori approfondimenti investigativi all’uopo concordati con l’A.G. inquirente, le attività d’indagine venivano estese all’accertamento di tutte le posizioni debitorie della società nei confronti del Fisco, anche in considerazione delle risultanze di pregresse attività ispettive svolte nei suoi confronti da parte della Direzione Regionale Abruzzo e della Direzione Provinciale di L’Aquila dell’Agenzia delle Entrate.

Tale attività, svolta dal Nucleo Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di L’Aquila congiuntamente a personale dell’Agenzia delle Entrate, portava alla luce ulteriore materia imponibile che faceva lievitare le imposte dovute ma non versate a circa 13 milioni di euro. Importo, questo, sottratto al versamento delle imposte attraverso insidiose ed artificiose manovre di dissimulazione, prontamente intercettate e compiutamente ricostruite dai finanzieri unitamente ai funzionari dell’agenzia fiscale.

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.