Vigevano, violentavano e picchiavano coetanei: sgominata baby gang di 15enni [VIDEO]

Bulli_VigevanoVigevano, 14 mar – È stata sgominata nelle scorse ore dai Carabinieri del Comando Provinciale di Pavia la baby gang delle stazioni ferroviarie: bulli 15enni che violentavano e picchiavano ragazzi ritenuti più “deboli” e incapaci di difendersi, scegliendoli tra compagni di classe o vicini di casa.

Un vero e proprio “branco” che aveva preso di mira un ragazzino in particolare: uno studente 15enne, oggetto di una vera e propria persecuzione giunta sino a vere violenze fisiche ed umiliazioni riprese con i telefonini.

Un ragazzo fragile, la vittima, uno studente al primo anno di un istituto tecnico superiore, bersagliato con veri atti persecutori, tanto da diventare il passatempo preferito del gruppo, anche quando la madre, avvertita da alcuni compagni di scuola, aveva cercato di allontanarlo da queste false amicizie.

Il “branco” però non ha mollato la preda, anzi: lo ha imprigionato nella propria “tela”, sfruttando l’ascendente di uno dei componenti su di lui, suo compagno di classe che il 15enne “bullizzato”, oltre a crederlo amico, vedeva quale persona da emulare. E, per non essere emarginato dal gruppo, accettava angherie e prese in giro.

Angherie che con il tempo sono diventate però insopportabili, tanto che il 15enne in più di un’occasione, accorgendosi della presenza dei “bulli”, cambiava strada o scappava. Nulla da fare: il “branco” lo raggiungeva sempre, costringendolo a veri e propri abusi nei loro “giochi” prevaricanti e violenti, solamente per avere qualcosa da poter fotografare con i telefonini.

Immagini che poi, tramite Whatsapp, Twitter, Instagram, Facebook, Telegram, Imessage ed altri, venivano condivisi tra tutti i coinvolti e i compagni di classe che, un po’ per paura di ritorsioni e un po’ per la mancata comprensione della portata degli atti ripresi, non raccontavano nulla ad insegnanti e genitori.

La gravità delle violenze e della persecuzione nei confronti dello studente 15enne hanno raggiunto il loro apice nei mesi di dicembre 2016 e gennaio 2017, quando i “bulli”, in una circostanza, dopo averlo braccato per strada, con la somministrazione coartata di alcolici (se non avesse bevuto lo avrebbero picchiato), lo hanno portato all’incapacità d’intendere e volere per poi costringerlo ad essere condotto in giro per la città, teatro della vicenda, legato ad una catena, prima al collo e poi al busto, come un cane al guinzaglio.

In un’altra circostanza, la più brutale, in concorso tra loro e con un infra quattordicenne, il “branco” ha denudato il 15enne, tenendolo appeso per le gambe a testa in giù, sospeso sopra un ponte: nell’occasione, la vittima è stata anche costretta a subire atti sessuali e ad essere brutalizzato con l’utilizzo di una pigna. Il tutto, fotografato dai bulli e divulgato a terzi tramite applicazioni di messaggistica istantanea.

I Carabinieri di Vigevano, avuta notizia dell’esistenza di queste vicende, sono riusciti prima a convincere alcuni genitori, preoccupati per quanto sarebbe potuto succedere ai loro figli, a presentare alcune denunce, poi in breve tempo hanno individuato il gruppo di ragazzi, che proprio per la gravità dei reati di cui sono indiziati non sono stati denunciati, ma arrestati per concorso in violenza sessuale, riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, pornografia minorile, violenza privata aggravata mediante lo stato di incapacità procurato della vittima.

I militari, nell’avvio dell’attività d’indagine, sono riusciti a creare le condizioni affinché uno studente, coetaneo della vittima di “bullismo” e testimone dei fatti, si sentisse protetto tanto da consentirgli di acquisire una delle fotografie della violenza sessuale divulgata dal “branco”, dove i componenti risultavano ritratti visibilmente compiaciuti della tragica rappresentazione, e di farlo testimoniare.

Il branco è un gruppo di una decina di ragazzi di “buona famiglia”, figli di professionisti, commercianti, impiegati e operai. Cinque in particolari i bruti, tre hanno 15 anni, uno ne ha 16, e c’è anche un tredicenne, per questo non imputabile: sono stati rinchiusi nell’Istituto Penale Minorile “Cesare Beccaria” di Milano a disposizione del Tribunale per i minorenni del capoluogo lombardo, competente territorialmente.

Le accuse

Le esigenze cautelari sono state considerate indispensabili dal GIP del Tribunale per i minorenni di Milano per l’elevatissimo rischio di recidiva, desumibile dalle modalità e le circostanze dei fatti, gravissimi non solo oggettivamente, ma anche perché ascrivibili ad istinti di sopraffazione verso un soggetto debole, tipici del “bullismo”, che nel caso specifico è apparso declinato all’interno di un gruppo con caratteristiche di stabilità, del quale tutti gli indagati fanno tragicamente parte.

Al termine di complesse e delicate indagini finalizzate a reprimere il fenomeno del “bullismo”, tra i giovani e nei loro ambienti di aggregazione i militari hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 4 minori poiché gravemente indiziati per concorso in violenza sessuale, riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù, pornografia minorile, stato di incapacità procurato mediante violenza e violenza privata.

In particolare, le accuse più gravi sono loro rivolte per gli episodi violenti e vessatori commessi nei confronti dello studente 15enne.

Inoltre, a carico del “branco”, coadiuvati a seconda dell’occasione da altri coetanei, non compresi tra i quattro arrestati, sono stati accertati diversi episodi di danneggiamento e vandalismo ai danni di alcuni convogli ferroviari, con rottura di vetri, lancio di sassi, imbrattamento delle carrozze, spesso con l’utilizzo di estintori.

Nell’ottobre 2016, alcuni si sono resi responsabili anche di un lancio di sassi contro un treno regionale, danneggiandolo e causando un ritardo sulla linea di percorrenza di circa 30 minuti.

Tra i componenti del “branco” a tutti gli effetti anche uno studente di soli 13 anni (pertanto non imputabile), la cui posizione, considerata la pericolosità sociale, è comunque al vaglio per l’eventuale richiesta di una misura di prevenzione.

Per questo motivo altri cinque 5 minori, di età compresa tra i 15 e i 16 anni, sono stati deferiti a vario titolo per i reati di danneggiamento aggravato e interruzione di un pubblico servizio. Nel corso delle perquisizioni domiciliari, eseguite contestualmente alle misure cautelari, i militari hanno rinvenuto e sequestrato diversi martelletti frangivetro asportati dalle carrozze dei treni assaltati.

A carico di alcuni degli indagati, anche una “spedizione punitiva”, avvenuta nel mese di febbraio, nei confronti di due coetanei ritenuti responsabili di aver denunciato, in precedenza, alcuni comportamenti da “bullo” attuati dal capo “branco”. I due 15enni sono stati aggrediti al rientro a casa, percossi, spintonati e presi a pugni.

Solo l’intervento di un genitore, casualmente di passaggio, ha scongiurato ulteriori conseguenze ai due studenti.

Tra le attività istituzionali dell’Arma dei Carabinieri è da sempre prioritaria la difesa delle categorie “Deboli” e in ragione di ciò sono state stipulate numerose convenzioni con altri enti pubblici quali l’Ufficio Scolastico Regionale per la Lombardia.

In tale ambito, proprio per un percepito disagio dei minori della Provincia di Pavia, è stato sviluppato anche uno specifico protocollo con il locale Ufficio Scolastico Provinciale che prevede, tra l’altro, un progetto pilota con Carabinieri e studenti, nelle aule, in un percorso di comprensione ed emersione dei fenomeni del bullismo. Un’azione che si spera possa portare a risultati concreti già dalla fine di questo anno scolastico.


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