Torino: «Devi essere soltanto mia o ti uccido»: arrestato e condannato stalker piromane [VIDEO]

stalker-piromaneTorino, 6 mar – I Carabinieri di Avigliana e Rivoli, sotto la direzione della Procura della Repubblica, nel gennaio dello scorso anno avevano notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere ad Alessandro C., 51 anni, abitante a Rosta, nei cui confronti erano stati acquisiti gravi e convergenti elementi di responsabilità per aver molestato, intimidito e picchiato l’ex convivente.

L’uomo è stato condannato in primo grado a 2 anni e 6 mesi di reclusione per atti persecutori. Il fascicolo è ora in Corte di Appello con udienza fissata al 27 aprile prossimo.

Il procedimento penale tra origine da diverse querele (la prima è del 22 settembre 2014) presentate da Nadia (nome di fantasia, ndr) di 40 anni, residente in provincia di Torino, che denunciava condotte di lesioni, minacce e danneggiamenti (pneumatici bucati, carrozzeria della macchina danneggiata con scritte volgari, telefoni cellulari spaccati, etc.), che, secondo la denunciante, trovano origine nel fatto che Alessandro C. non avesse accettato la fine della loro convivenza.

L’uomo aveva cercato in modo ossessivo attraverso telefonate e sms (oltre mille) di convincerla a tornare a vivere con lui.

Ultima cena con trappola

Il 26 dicembre 2015, Alessandro aveva bucato le gomme della macchina di Nadia perché si era rifiutata di trascorrere il Natale assieme a lui. Per tale motivo l’aveva invitata e costretta a trascorrere insieme il 31 dicembre a Torino. L’indagato, quella notte, aveva colpito Nadia ripetutamente al volto con schiaffi e pugni e l’aveva  minacciata di morte nel caso non fosse tornata ad “essere soltanto sua”, dicendole che prima o poi l’avrebbe uccisa.

Raid incendiario

Era stato accertato che l’indagato aveva appiccato il fuoco a un negozio d’abbigliamento di Buttigliera Alta (video in calce all’articolo), dove lavorava un’amica dell’ex, colpevole di aver incontrato Nadia qualche giorno prima.

Carabinieri: anni 2015 e 2016, perseguiti 1019 delitti tra arresti e denunce

Violenza di genere e tutela della donna

L’emersione della violenza di genere costituisce un serio problema per molte donne, che per anni, subiscono in silenzio la violenza commessa dal loro partner senza mai chiedere aiuto e senza mai denunciare.

Comunemente si crede che riguardi solo alcune fasce sociali svantaggiate ed  emarginate, in realtà si tratta di un fenomeno trasversale che può riguardare chiunque di ogni età e classe sociale.

Violazione dei diritti umani. La violenza sulle donne è un’inaccettabile violazione dei diritti umani, il più delle volte si tratta di uomini che minano la tranquillità delle donne, attraverso un abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso un sopruso fisico, psicologico, economico, sessuale, molte volte combinate insieme. La violenza fisica è sempre preceduta da una forma di violenza psicologica, pertanto non bisogna sottovalutare il problema pensando di poterlo gestire da sole.

La solitudine, molto spesso, favorisce il partner maltrattante,  il quale tende a neutralizzare o meglio annientare il contesto familiare e di amicizia.

Di fatto per arrivare all’emersione del problema, che porta alla querela da parte della donna (vittima – parte offesa), bisogna essere consapevoli di ciò che si sta subendo e molto spesso queste vittime non lo sanno, soprattutto perché la violenza psicologica viene perpetrata da partner per molto tempo, portando la donna ad accettare la svalutazione della propria figura di donna e a volte di madre.

I primi indizi non vanno sottovalutati, perché poi degenerano e si arriva alla tragedia, per questo ai primi segnali occorre rivolgersi al personale specializzato:

  • per fare la querela occorre rivolgersi alle forze dell’ordine;
  • per un primo orientamento psicologico o legale ci si può rivolgere al 1522, numero di pubblica utilità, che orienta la donna sui servizi presenti sul territorio, quindi centri anti violenza a seconda della gravità di quanto viene prospettato. Si tratta di un servizio informativo multilingue, nato da un’idea del Dipartimento delle Pari Opportunità, fungendo da “facilitatore” per l’accesso ai servizi operanti sul territorio garantendo l’anonimato.

Nei casi più gravi/critici, si deve chiamare il pronto intervento dei carabinieri 112, che risponde 24 h su 24, primo passo importante che aiuta ad avere una maggiore consapevolezza del problema.

A tale numero ci si deve rivolgere in caso imminente pericolo o flagranza del fatto-reato. Gli operatori saranno in grado di provvedere al pronto intervento tramite le pattuglie in servizio per il controllo del territorio, nonché allertare il personale dei servizi che possono provvedere all’assistenza e al soccorso della vittima dei reati.

Le Forze dell’Ordine rappresentano il primo anello di un potenziale e positivo percorso di uscita dalla violenza, in quanto ci sono gli strumenti per mettere in protezione e sicurezza queste donne e prima si arriva meglio è. Il problema è che molto spesso si arriva quando l’ESCALATION della violenza è molto alto, quando il rischio per la donna è maggiore, quindi OCCORRE PREVENIRE. Per questo, l’operatore delle Forze dell’Ordine rappresenta una figura chiave per dare una risposta positiva, competente e di supporto alla donna; proprio ciò aumenterà la probabilità che la da donna denunci. 

STALKING

Dal 2009, da quando nel nostro ordinamento è stato introdotto il reato di atti persecutori, è stato studiato il fenomeno per poterlo prevenire; cercando di avere militari sempre più formati – informati e preparati capaci soprattutto di creare un RAPPORTO EMPATICO, cercando di portare al minimo il livello di vergogna.

Accoglienza

Quando una donna vittima di violenza di genere, si presenta presso qualsiasi Comando dell’Arma si deve garantire un primo colloquio di accoglienza, che risponda a specifici standard organizzativi e qualitativi quali:

  • la disponibilità di uno spazio protetto dove far accomodare la donna in assenza di altre persone, in modo da garantirle una necessaria riservatezza;
  • una buona comunicazione e l’uso di un linguaggio semplice e comprensibile;
  • l’attivazione di un ascolto e di un approccio non giudicante ed empatico;
  • protezione della privacy della donna;
  • attivazione, ove necessario, per le donne straniere di mediatori culturali o linguistici (anche mediante ausilio di personale dell’arma) .

I colloqui devono mirare a:

  • rilevare la violenza subita con i relativi rischi immediati;
  • valutare il contesto familiare;
  • verificare la presenza dei minori;
  • dare informazioni chiare e corrette sulle case e centri anti violenza e sui punti della rete socio-assistenziale dedicati alle donne vittime di violenza – tutela legale gratuita indipendentemente dal reddito;
  • garantire informazioni in merito alla possibilità e ai tempi per sporgere denuncia, querela o richiesta di ammonimento da parte del Questore;

Stanze protette per le testimonianze delle donne vittime di violenze

Per meglio strutturare questi colloqui, l’Arma dei Carabinieri sta allestendo sul territorio nazionale una rete di “Una stanza per te”, progetto innovativo che mette al centro la persona vittima di violenza per accompagnarla in un percorso di superamento in cui ognuno ha un ruolo ben definito, il cui obiettivo primario è quello di agevolare l’accoglienza e le denunce.

Delle piccole stanze protette, accoglienti ma adeguatamente attrezzate, per raccogliere le testimonianze delle donne che entrano in un commissariato o in una caserma per denunciare violenze su di sé o sui propri familiari.  Fino ad ora ne sono state aperte 13, a Torino e in provincia, nelle caserme dei Comandi di Compagnia dei Carabinieri,  Le salette hanno l’obiettivo di agevolare l’accoglienza e le denuncia delle donne in quelle sedi delle forze dell’ordine specializzate a raccogliere le denunce: sono locali opportunamente separati dagli spazi comuni, adatti per trattare i casi di denuncia per violenza con la dovuta delicatezza, per limitare il disagio delle donne ma anche dotate delle opportune strumentazioni tecnologiche per formalizzare, se necessario, le testimonianze.

Una stanza per te è un progetto che nasce dalla proposta dell’Associazione Svolta Donna, mutuata da “Una stanza tutta per sé” del club di Torino del Soroptimist International che ha collaborato all’allestimento delle stanze, con il contributo della Provincia di Torino.

La saletta della Compagnia dei Carabinieri di Chieri ha anche una particolarità, unica nel suo genere: per la prima volta (grazie al determinante contributo del Rotary chierese) è stato allestito anche uno spazio dedicato ai “piccoli accompagnatori”, che troppo spesso affiancano le donne in queste sfortunate e terribili circostanze.


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