Torino: attendeva la moglie con un coltello in tasca, i Carabinieri arrestano marito violento

Torino, 11 dic – Giovedì scorso, alle 14, i carabinieri della Stazione Torino Pozzo Strada hanno arrestato un uomo di 47 anni, italiano, abitante a Torino, per atti persecutori nei confronti della moglie. L’uomo è stato fermato mentre attendeva, con un coltello in tasca, la donna vicino al lavoro.

L’uomo aveva ripetutamente minacciato di morte la vittima e si era reso protagonista, per oltre venti anni, di comportamenti violenti nei suoi confronti.

I militari hanno sequestrato un coltello lungo 16 cm.

L’emersione della violenza di genere – spiegano i militari – costituisce un serio problema per molte donne, che per anni, subiscono in silenzio la violenza commessa dal loro partner senza mai chiedere aiuto e senza mai denunciare.

Comunemente si crede che riguardi solo alcune fasce sociali svantaggiate ed emarginate, in realtà si tratta di un fenomeno trasversale, può riguardare chiunque di ogni età e classe sociale.

Violazione dei diritti umani

La violenza sulle donne è un’inaccettabile violazione dei diritti umani, il più delle volte si tratta di uomini che minano la tranquillità delle donne, attraverso un abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso un sopruso fisico, psicologico, economico, sessuale, molte volte combinate insieme.La violenza fisica è sempre preceduta da una forma di violenza psicologica, pertanto non bisogna sottovalutare il problema pensando di poterlo gestire da sole.

La solitudine, molto spesso, favorisce il partner maltrattante, il quale tende a neutralizzare o meglio annientare il contesto familiare e di amicizia.

Di fatto per arrivare all’emersione del problema, che porta alla querela da parte della donna (vittima – parte offesa), bisogna essere consapevoli di ciò che si sta subendo e molto spesso queste vittime non lo sanno, soprattutto perché la violenza psicologica viene perpetrata da partner per molto tempo, portando la donna ad accettare la svalutazione della propria figura di donna e a volte di madre.

I primi indizi non vanno sottovalutati, perché poi degenerano e si arriva alla tragedia, per questo ai primi segnali occorre rivolgersi al personale specializzato:

  • per fare la querela occorre rivolgersi alle forze dell’ordine;
  • per un primo orientamento psicologico o legale ci si può rivolgere al 1522, numero di pubblica utilità, che orienta la donna sui servizi presenti sul territorio, quindi centri anti violenza a seconda della gravità di quanto viene prospettato. Si tratta di un servizio informativo multilingue, nato da un’idea del dipartimento delle pari opportunità, fingendo da “facilitatore” per l’accesso ai servizi operanti sul territorio garantendo l’anonimato.

Nei casi più gravi/critici, si deve chiamare il pronto intervento dei carabinieri 112, che risponde 24 h su 24, primo passo importante che aiuta ad avere una maggiore consapevolezza del problema.

A tale numero ci si deve rivolgere in caso imminente pericolo o flagranza del fatto-reato. Gli operatori saranno in grado di provvedere al pronto intervento tramite le pattuglie in servizio per il controllo del territorio, nonché allertare il personale dei servizi che possono provvedere all’assistenza e al soccorso della vittima dei reati.

Le Forze dell’Ordine rappresentano il primo anello di un potenziale e positivo percorso di uscita dalla violenza, in quanto ci sono gli strumenti per mettere in protezione e sicurezza queste donne e prima si arriva meglio è.

Il problema è che molto spesso si arriva quando l’escalation della violenza è molto alto, quando il rischio per la donna è maggiore, quindi occorre prevenire. Per questo, l’operatore delle Forze dell’Ordine rappresenta una figura chiave per dare una risposta positiva, competente e di supporto alla donna; proprio ciò aumenterà la probabilità che la da donna denunci.

Stalking

Dal 2009, da quando nel nostro ordinamento è stato introdotto il reato di atti persecutori, è stato studiato il fenomeno per poterlo prevenire; cercando di avere militari sempre più formati – informati e preparati capaci soprattutto di creare un rapporto empatico, cercando di portare al minimo il livello di vergogna.

Accoglienza

Quando una donna vittima di violenza di genere, si presenta presso qualsiasi Comando Arma si deve garantire un primo colloquio di accoglienza, che risponda a specifici standard organizzativi e qualitativi quali:

  • la disponibilità di uno spazio protetto dove far accomodare la donna in assenza di altre persone, in modo da garantirle una necessaria riservatezza;
  • una buona comunicazione e l’uso di un linguaggio semplice e comprensibile;
  • l’attivazione di un ascolto e di un approccio non giudicante ed empatico;
    -importante è la presentazione e l’esplicitazione delle funzioni e delle competenze del professionista del servizio;
  • Protezione della privacy della donna;
  • Attivazione, ove necessario, per le donne straniere di mediatori culturali o linguistici (anche mediante ausilio di personale dell’Arma).

I colloqui devono mirare a:

  • Rilevare la violenza subita con i relativi rischi immediati;
  • valutazione del contesto familiare e amicale e delle risorse istituzionali per le protettive, nel caso in cui la donna avesse bisogno di una rete protettiva immediata;
  • verificare la presenza dei minori considerando gli obblighi commessi con la proprio tutela;
  • dare informazioni chiare e corrette sulle case e centri anti violenza e sui punti della rete socio assistenziale dedicati alle donne vittime di violenza – tutela legale gratuita indipendentemente dal reddito;
  • garantire informazioni in merito alla possibilità e ai tempi per sporgere denuncia, querela o richiesta di ammonimento da parte del Questore;

Per meglio strutturare questi colloqui, l’Arma dei Carabinieri sta impiantando sul territorio nazionale una rete di “Una stanza per te”, progetto innovativo che mette al centro la persona vittima di violenza per accompagnarla in un percorso di superamento in cui ognuno ha un ruolo ben definito, il cui obiettivo primario è quello di agevolare l’accoglienza e le denunce.

Si tratta di un ambiente separato dagli spazi comuni, adatti per trattare i casi di denuncia per violenza con la dovuta delicatezza, per limitare il disagio delle donne ma anche dotate delle opportune strumentazioni tecnologiche per formalizzare le testimonianze.

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