Terrorismo internazionale: arrestato un algerino. Indagini partite dopo l’11 settembre

Carabinieri-ROSCaserta, 18 mag – I Carabinieri del ROS hanno tratto in arresto Kamal Guendoz, algerino, 53enne, condannato in via definitiva a 5 anni di reclusione per associazione con finalità di terrorismo, anche internazionale.

Il provvedimento è scaturito dagli esiti di un’indagine diretta dalla Procura della Repubblica di Napoli e condotta dal Reparto Anticrimine di Napoli all’indomani degli attentati terroristici dell’11 settembre 2001.

Gli accertamenti riguardarono all’epoca una rete di supporto logistico al Fronte Islamico di Salvezza (F.I.S.) algerino attiva in Italia tra le province di Napoli, Caserta, Vicenza e Milano.

La rete logistica prendeva il nome dal leader Djamel Lounici, cittadino algerino che il 1° aprile 1994, nel Centro Islamico di Milano in Viale Jenner, aveva contratto matrimonio con la figlia di un elemento di spicco del F.I.S..

Dalle indagini del ROS è emerso come la rete Lounici fosse dedita al traffico di armi di provenienza illecita da utilizzare per gli attentati terroristici dei gruppi armati del F.I.S. e del G.I.A. (Gruppo Islamico Armato) in Europa e in Algeria, nonché al reperimento di documenti falsi da fornire ad elementi integralisti che dovevano abbandonare il territorio algerino e ad extracomunitari già presenti in Europa che ne facevano espressa richiesta.

I ricavi delle attività illecite erano destinati a finanziare la struttura eversiva e sostenere le attività lecite e illecite del F.I.S. in Algeria e in Europa.

Complessivamente, l’indagine aveva consentito di documentare l’operatività e le progettualità terroristiche degli indagati, nonostante le attività repressive compiute nei loro confronti; l’esistenza di altre persone presenti in Campania e in altre regioni d’Italia organici alla stessa struttura eversiva, attiva sul territorio nazionale, e la riconducibilità degli indagati al G.S.P.C. algerino (Gruppo Salafita per la Predicazione e il Combattimento).

Documentata anche la disponibilità a sostenere logisticamente e operativamente i gruppi armati operanti in Algeria e prendere parte attiva alle azioni in quel Paese; la ricerca di armi e il procacciamento sistematico di documentazione falsificata a beneficio degli aderenti, nonché di coloro che ne facevano richiesta, a scopo di autofinanziamento; lo svolgimento di un’intensa attività di proselitismo, finalizzata a stimolare la comunità islamica ad aderire ai vari conflitti armati nel segno della jihad e l’immigrazione illegale in Italia di militanti islamisti, deputati a mantenere i collegamenti con omologhi gruppi operanti nel loro paese e in altri Stati europei.

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