Suicidi tra i carabinieri. I parenti denunciano il vicecomandante generale dell’Arma Gasparri

Roma, 4 lug – I familiari del capitano dei carabinieri Giuseppe Panarello, suicidatosi a Brescia lo scorso 5 giugno, hanno presentato una denuncia penale contro il vicecomandante generale dell’Arma dei Carabinieri, Generale Clemente Gasparri. La denuncia prende spunto dai fatti narrati il 23 giugno 2012 in un articolo del “Fatto Quotidiano” titolato “L’altro Gasparri: Gay sì, ma è vietato dirlo“.

Secondo quanto riportato dal quotidiano, durante un intervento pubblico presso la scuola ufficiali dei Carabinieri, il generale Gasparri avrebbe rivolto parole ingiuriose nei confronti dei militari morti suicidi, arrivando ad affermare che «chi si è dato alla morte lo ha fatto senza motivo, senza dare o lasciare spiegazioni. Come si può affidare a queste persone psicolabili la sicurezza delle nostre comunità nazionali?». Secondo i denuncianti, il riferimento alla vicenda del Capitano PANARELLO sarebbe palese, attesa la vicinanza temporale (due settimane), il ruolo di comandante ricoperto dal militare suicida e la vasta eco suscitata dalla sua vicenda. L’ufficiale, infatti, aveva invano lamentato il senso di impotenza e di frustrazione determinato dal fatto di non essere, da mesi, più destinato ad alcuna mansione e costretto all’inattività nonostante la propria vivida carriera, anche operativa.

capitano-panarelloIl Capitano Giuseppe PanarelloPertanto i congiunti hanno chiesto alla Procura ordinaria della Repubblica ed a quella militare di Roma di perseguire il vicecomandante generale per diffamazione.

I denuncianti sono assistiti dagli avvocati Giorgio Carta e Francesco Desideri. Riferisce l’avvocato Carta, ex ufficiale dell’Arma, che «le affermazioni del generale Gasparri hanno sconcertato il mondo militare e sono state aspramente criticate da moltissimi carabinieri, tanto da suscitare la reazione delle associazioni di categoria e finanche del COCER che pure, da troppo tempo, non dava segni di vita in difesa dei propri rappresentati. Il Capitano Panariello ha altri due fratelli nell’Arma e, sebbene abbia suggerito loro di non esporsi personalmente in questa denuncia, sono testimone della loro grande amarezza per le affermazioni fatte dalla seconda carica della Benemerita». «Con la denuncia presentata – aggiunge l’avvocato Desideri – si chiede altresì di fare chiarezza sui fenomeni di richieste anomale che lo stesso generale ha menzionato, allorché, durante la prolusione incriminata, aveva fatto riferimento a non meglio precisate richieste di raccomandazione per i concorsi da ufficiale dell’Arma. Si chiede in sostanza alle Procura interessate di verificare, quantomeno, se tali accadimenti siano stati fatti oggetto di doverosa ed adeguata denuncia alle competenti autorità».

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1 Commento

  1. MAURIZIO dice

    I FREQUENTI SUICIDI NELL’ARMA CC ED IL MOBBING
    Volevo toccare un argomento molto delicato come quello in titolo. Qualcuno ha azzardato che “nell’Arma dei CC si entra sani ed onesti e si esce delinquenti o suicidi”. E’ un concetto che sembrerebbe assurdo per i non “addetti ai lavori” ma purtroppo è solo pura realtà di mobbing sul lavoro. Le statistiche parlano chiaro: l’Arma dei CC è in testa come numero di suicidi superando di gran lunga tutte le altre FF.PP.. Sicuramente un motivo ci sarà?! A mio parere le ragioni di fondo vanno ricercate nella gerarchia piramidale esasperata, nelle regole rigide, nella ritorsione, nel disagio e nelle pressioni psicologiche che si determinano nei dipendenti spesso condite da problemi familiari di natura economico/familiare/sentimentale. Quando avviene un evento tragico, purtroppo, si fa riferimento solo a motivi privati mentre si dovrebbe andare a scovare anche quelli concomitanti che sono prettamente lavorativi.
    Ricordate che il “comando” parte sempre dall’alto (da un Ufficiale) al quale voi sicuramente avrete risposto male o non avrete eseguito un ordine impartitovi in maniera perentoria. Invece di denunciarvi per insubordinazione (sarebbe un insuccesso davanti ai suoi superiori), chiama a rapporto il vostro diretto superiore ed i suoi fedelissimi, comunicando loro che siete usciti fuori di testa. Bene a quel punto è finita, inizia uno stillicidio che durerà sino all’esasperazione. Vi faranno sentire degli incapaci, dei delinquenti e cominceranno a minare la vostra “rigidità dell’IO”, caratteristica peculiare di un appartenente alle FF.PP.. Comincerete ad essere vulnerabili psicologicamente, vi tireranno trabocchetti lavorativi, vi daranno da espletare le pratiche più rognose aspettando un vostro errore, vi provocheranno continuamente e sarete anche derisi con espressioni di doppi sensi.
    Per una mente già obnubilata dal mobbing, dai carichi di lavoro, dalla competizione continua, dai caratteri spigolosi dei colleghi/superiori e magari dalle difficoltà della vita privata (sentimentali e/o economiche) è difficile capire da dove arrivi “l’attacco” e spesso si reagisce male anche nei confronti di chi invece cerca di aiutarci e ci sta tendendo una mano d’aiuto. A questo punto anche gli amici prenderanno le distanze e subentreranno i cosiddetti avvoltoi, quei lecchini dei superiori che non aspettavano altro che braccare la preda ferita. Sarete una barca alla deriva in un mare di pescecani, indifferentemente dal grado che voi rivestiate.
    Potrà anche capitare di trovare la vostra macchina privata danneggiata, di ricevere squilli o strane telefonate nel cuore della notte, ricevere sms con strani simboli (@§°>ghI#…), sono tutti sintomi che vogliono destabilizzarvi psicologicamente. Mi viene da insinuare che si avvalgano dell’ausilio di psicologi compiacenti che se così fosse andrebbero solo radiati dall’ordine.
    Qualora dovessero verificarsi casi simili e/o uguali a questi sopradescritti, il mio consiglio per resistere è di mantenere le relazioni sociali con l’esterno curando la vita privata e quella sentimentale. Fate attenzione a non riversare le frustrazioni su chi amate o su chi vi sta vicino, sforzatevi di separare il servizio dalla vita privata. Imparate a riconoscere i segni di pace perché ci saranno, ricambiateli ma non abbassate la guardia, non agitatevi troppo, è peggio perché fareste il loro gioco. Altra alternativa è prostrarvi e chiedere umilmente perdono al superiore che vi sta facendo la guerra, sempre che l’abbiate individuato. Il massimo sarebbe quello di farvi raccomandare da un politico, a quel punto loro avanzerebbero un favore dalla politica e voi sarete liberi (è il prezzo del riscatto da pagare). Se la situazione diventa insostenibile vi consiglio vivamente di mettervi subito in malattia, non fate i supereroi contro tutto e tutti, mollate immediatamente e valutate un eventuale transito nei ruoli civili. Tanto la situazione non la cambierete di certo voi, ci hanno tentato in tanti negli anni decorsi senza esito. E’ e rimarrà sempre “anacronistica” perché il cambiamento spaventa i “dinosauri”; il loro vero terrore è la smilitarizzazione, perderebbero troppo potere. Non dimenticate quel motto che imperversa nelle scuole di Polizia: “meglio un cattivo processo che un buon funerale”, mollate l’osso e congedatevi, probabilmente l’Arma non è fatta per voi e non voi non siete fatti per l’Arma. E’ inutile intraprendere un braccio di ferro con l’Amministrazione, sarebbe una guerra già persa in partenza, la vita è un dono inestimabile che NON deve essere alienato e la salute psico – fisica va tutelata.
    Non dimenticate inoltre che gli Ufficiali adottano diverse tecniche/tattiche per esercitare il loro comando, una di queste è mettere i subordinati uno contro l’altro per tenerli più uniti. L’altra un po’ più acuta e cinica è quella di “eliminare” i personaggi scomodi che loro definiscono anarchici e libertini. Una maniera più elegante di quello che fa la Mafia che elimina fisicamente i propri affiliati che si dissociano. Ricordiamoci che durante la guerra i Carabinieri, appostati dietro i battaglioni dei soldati, sparavano su di loro se si rifiutavano di combattere ove da dietro gli Ufficiali “compensavano” con pistolettate. Forti con i deboli e deboli con i forti.
    I pochi ausili psicologici che l’Arma dei CC ha creato sono solo dei palliativi. Quando ci si rivolge a questi per un aiuto, gli psicologi sono obbligati a segnalarvi al vostro comando, cosa che fa ancor di più inasprire gli animi nei superiori che si sentiranno sputtanati. Uno psicologo/psichiatra non potrà mai mettersi nei vostri panni, al massimo potrà avere compassione per voi e la vostra situazione che state vivendo. Se gli confiderete che avete voglia di girare la scrivania addosso al comandante (circostanza che si verifica frequentemente negli ambienti militari e di cui non ci si deve meravigliare) vi etichetteranno come “delinquenti”. Loro hanno una visione “medica” perchè non hanno mai vissuto le dinamiche all’interno delle strutture militari e di polizia. E’ un cane che si morde la coda. La concezione che loro hanno del suicidio è quella dalla fuga dall’intensità del dolore psichico che risulta superiore a quella che procura un tumore. Io oserei aggiungere che è l’unica via di fuga all’esasperazione e al tradimento, morendo fedeli agli ideali come abbiamo giurato. E’ un po’ come rimanere eternamente in uniforme.
    Tornando allo spirito dell’argomento, trattasi di morti bianche sulle quali aleggia una cappa d’omertà e di insensibilità morale e sulle quali nessuno indagherà perché non esiste un organo di controllo all’interno di un corpo che esercita Polizia Giudiziaria, abituato a condurre indagini e quindi ad occultarle con facilità. Nessuno rischia il posto di lavoro per testimoniare. La domanda nasce spontanea: Chi controlla i controllori? Rammento che l’istigazione al suicidio è un reato penale previsto dal Codice Penale ai sensi dell’art. 580 C.P. e prevede una pena da 5 a 12 anni se l’evento si concretizza ed è punito con la reclusione da uno a cinque anni, sempre che dal tentativo di suicidio derivi una lesione personale grave o gravissima. Nondimeno, se la persona suddetta è minore degli anni quattordici o comunque è priva della capacità d’intendere o di volere, si applicano le disposizioni relative all’omicidio!
    Essendo un’istituzione che fa comodo alla politica, se dovessimo ampliare il nostro raggio di visuale, potremmo dire con certezza che siamo solo manovalanza di uno Stato infame che ci spreme il midollo, premiando i furbi, i disonesti, gli arrampicatori sociali, gli arrivisti a discapito degli onesti e di quelli che ancora credono nei valori di libertà e democrazia ed in uno Stato (di diritto) garantista. Inoltre mi domando come si può combattere il delinquere all’esterno quando in seno alle caserme ci sono lotte intestine formate fa “fazioni perdenti o vincenti”? Vivere in cattività sotto costante pressione psicologica crea solo una cattiveria inutile che deconcentra dall’ambiente esterno, forgia robot deficienti che meditano azioni assurde. Le forma mentis ed il modus operandi sono fermi alla prima Repubblica! Cosa si pretende da un essere umano?
    Mi scuso se sono stato prolisso ma ho la pretesa di affermare che il mio non è il solito trafiletto che è da interpretarsi come uno sfogo condito dal timore di ritorsioni ma spero vivamente che possa essere d’ausilio ad altri colleghi che vivono o hanno vissuto situazioni simili di disagio e meditano azioni “folli” dettate dall’esasperazione. A mio modo di vedere oggi internet rappresenta un trampolino di lancio per la globalizzazione e per rompere quel muro di omertà.
    Buona vita a tutti!
    Firmato:
    UN SOPRAVVISSUTO RIMASTO INCENSURATO

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