Stupro di Rimini, il padre dei due fratelli: «Volevo che mio figlio facesse il carabiniere»

Vallefoglia (Pesaro), 4 set – Mohamed è marocchino, ha 51 anni, 4 figli, fa il saldatore, la moglie lo chiama, esce in ciabatte sul terrazzo della casa fornita dal Comune di Vallefoglia, dove lui abita.

Proprio sotto, scorre il fiume. La figlia piccola, 3 anni, gli passa e ripassa tra le gambe. A terra ci sono giocattoli, sotto le scale il telaio smontato d’una bici da corsa.

Mohamed, cosa fanno i suoi figli?

«Frequentano l’Alberghiero a Pesaro. Ma il minore ha dei problemi, è invalido all’80%, anche per questo viene l’educatrice. Credo che a lui il congolese gli abbia fatto un lavaggio del cervello».

Dove e quando hanno conosciuto il congolese?

«Da un paio di mesi. Tramite un loro amico nigeriano (il terzo arrestato, ndr), uno che abita a Pesaro. Frequentano tutti piazzale Matteotti (dietro il liceo classico già ritrovo di piccoli spacciatori, noto alle forze dell’ordine e ripulito di recente, ndr).

Quando pensa che rivedrà i suoi figli?

«Non lo so. Sono distrutto, le cavolate le ho fatte anche io, ma non ho mai fatto male a nessuno, questa è una cosa grave».

Non siete una famiglia povera.

«Io ai miei figli ho dato sempre tutto. Quando riuscivo a lavorare, e quando tornerò a farlo, prendevo bene, compresi gli assegni famigliari. Gli compravo tutto quello che gli serviva. Li accompagnavo al campo di calcio. Volevo che mio figlio più grande facesse il carabiniere e a volte sognavo che giocasse al Milan, io ho giocato in serie A in Marocco, qui in Italia ho fatto l’aiuto all’allenatore a Scala alla Reggina. Si è rovinato tutto nel 2013, quando sono dovuto tornare in Marocco per un permesso di soggiorno che mancava. Ho perso il controllo sui miei figli. Mi sento un po’ in colpa».

Ora lei cosa farà?

«Aspetto che mi telefoni il maresciallo». (Resto del Carlino)

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