Sparò per salvare il collega, carabiniere rischia 6 anni per “eccesso di legittima difesa”

Padova, 15 set – E’ la vicenda di Marco Pegoraro, maresciallo dei carabinieri ed ex comandante della stazione di Carmignano di Sant’Urbano (Padova) che è stato rinviato a giudizio e ora rischia sei anni di carcere per eccesso colposo di legittima difesa. La prima incriminazione era, invece, omicidio volontario.

I fatti risalgono al 29 luglio del 2015: Pegoraro si era recato assieme al collega brigadiere Stefano Sarto a casa di Mauro Guerra, un culturista, per convincerlo a sottoporsi al Trattamento Sanitario Psichiatrico all’ospedale di Schiavona.

Il giovane, 30 anni, due metri d’altezza, dopo lunghe trattative aveva acconsentito. Quando però doveva salire sull’auto dei militari, si diede alla fuga.

Inseguito dai due militari in mezzo ai campi, venne raggiunto dal brigadiere Sarto che riesce a fermarlo e ad ammanettarlo, ma il Guerra reagisce violentemente: comincia a tempestare di pugni il brigadiere, aiutandosi anche col ferro delle manette.

Il maresciallo Pecoraro, temendo per la vita del collega, spara prima 3 colpi in aria e poi, vedendo che Guerra non si ferma, uno diretto al corpo del fuggitivo, che muore sul colpo.

Nel corso della vicenda giudiziaria che ne è scaturita, il militare eccepisce la legittima difesa, ma per il sostituto procuratore è omicidio volontario.

Dopo l’interrogatorio, il procuratore cambia idea e modifica l’imputazione in eccesso colposo di legittima difesa. Secondo il procuratore, Pegoraro avrebbe potuto “neutralizzare la condotta violenta buttandosi su di lui, colpendolo con un calcio o con il calcio della pistola”. Intanto il maresciallo rischia sei anni di carcere: il processo inizierà il 28 gennaio presso il tribunale di Rovigo.

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Padova, 15 set - E' la vicenda di Marco Pegoraro, maresciallo dei carabinieri ed ex comandante della stazione di Carmignano di Sant’Urbano (Padova) che è stato rinviato a giudizio e ora rischia sei anni di carcere per eccesso colposo di legittima difesa. La prima incriminazione era, invece, omicidio volontario.
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