Sindacati militari: ieri l’approvazione ma a destra parte il dissenso. Ecco le cose da sapere

ROMA (di Giuseppe Paradiso) – Ieri il ministro della Difesa Elisabetta Trenta, come abbiamo scritto, ha firmato l’autorizzazione per la costituzione del primo sindacato dei militari italiani.

La notizia è passata quasi sotto silenzio nell’opinione pubblica, solo alcuni giornali ne hanno parlato (poco e male) e qualcuno con evidenti strafalcioni, come “La Repubblica” che ha scritto di «Qualcosa di mai visto nel nostro ordinamento, e in quello di gran parte dei paesi occidentali[…] Coniugare gerarchia e ordini non è un facile. E ci sono pochi esempi a cui fare riferimento, come quello della Svezia».

Per la verità i sindacati militari non esistono solo in Svezia ma anche in Germania, Belgio, Ungheria, Danimarca, Olanda, Austria e presto anche in Francia. Senza contare poi Euromil, con sede a Bruxelles, un’organizzazione “ombrello” costituita 46 anni fa che riunisce al suo interno 34 tra associazioni militari e sindacali di tutta Europa, dando voce ai soldati europei a livello internazionale.

Insomma, per quanto riguarda l’associazionismo sindacale militare non siamo affatto all’anno zero come si vorrebbe far credere.

Occorre però smontare una serie di “tabù” causati per lo più da scarsa informazione sulla materia.

Diritto di sciopero

Tra i commenti social più “allarmati” quelli che prevalgono sono di coloro che pensano che, con la costituzione dei sindacati, i militari potranno scioperare. Diciamolo subito, è una “bufala”: l’art. 1475 del Decreto Legislativo 15 marzo 2010, n. 66 (Codice dell’ordinamento militare) infatti, al comma 4, recita espressamente: “I militari non possono esercitare il diritto di sciopero“. Quindi niente paura, i detrattori dei diritti civili dei militari non vedranno mai picchetti di soldati in uniforme mentre scioperano. Chiusa la questione.

Coesione interna nelle Forze Armate

Tra i politici che criticano maggiormente i sindacati militari (peraltro riconosciuti dopo una sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e dalla nostra Corte Costituzionale) ci sono quelli, come Guido Crosetto di Fratelli d’Italia, che credono che il sindacato mini “le basi su cui si fonda la specificità delle Forze Armate e dell’istituzione”.

In verità Crosetto – che non è il diavolo, intendiamoci – ha sempre avuto questo atteggiamento retrogrado e conservatore nei riguardi dei diritti civili per i militari, quindi nessuna novità su questo fronte. Ricordiamo infatti nel 2011 Crosetto – quando era Sottosegretario di Stato alla Difesa con il governo Berlusconi – si scagliò violentemente contro il diritto dei militari di aderire ai partiti politici, fatti salvi ovviamente quelli che militavano nei partiti della sua coalizione di governo, come gli fece puntualmente notare con un’interrogazione a risposta scritta l’onorevole Augusto Di Stanislao (IDV).

Tutte queste motivazioni contrarie – seppur rispettabili come tutte le opinioni – appartengono però ad un passato che raffigura il militare come un rozzo cittadino subculturato bisognevole sì di tutele, ma da dispensare in maniera paternalistica da parte dei propri superiori che decidono per lui cos’è giusto e cos’è sbagliato.

Ma i militari non avevano già un sindacato, il COCER?

No, affatto. Il Cocer era quello che in gergo si definisce un “sindacato giallo“, cioè un’organizzazione asservita al datore di lavoro che ha interessi contrapposti a quelli dei lavoratori. Non a caso al Cocer non è attribuito nessun ruolo negoziale durante le contrattazioni ma un semplice ruolo “concertativo” non vincolante. In più, l’organizzazione interna è regolata dalle rigide norme di disciplina militare che non consentono neppure l’elezione democratica del vertice dell’organizzazione, attribuito de jure, invece, al più alto in grado.

Cosa dice la Costituzione?

Come ricordato dalla Consulta, “il principio di democraticità dell’ordinamento delle Forze armate, evocato in via generale dell’art. 52 Cost., non può non coinvolgere anche le associazioni fra militari” e che “Sotto altro profilo tale principio viene in evidenza nella prospettiva del personale interessato, quale titolare della libertà di associazione sindacale sancita dal primo comma dell’art. 39 Cost.: l’esercizio di tale libertà è infatti possibile solo in un contesto democratico“.

Inoltre la Corte Costituzionale osserva come sia “Altresì rilevante il principio di neutralità previsto dagli artt. 97 e 98 Cost. per tutto l’apparato pubblico, e valore vitale per i Corpi deputati alla “difesa della Patria”; anch’esso ha come necessario presupposto il rigoroso rispetto della democrazia interna all’associazione“.

Per dirla in breve, un moderno Stato repubblicano non può dirsi veramente democratico se nega i benefici della democrazia ad un’importante fetta dei propri cittadini (i militari, appunto), specie se tra i doveri insiti nello svolgere il proprio compito a difesa della Nazione viene loro richiesto anche “l’obbligo giuridico” di sacrificare, se necessario, la propria vita (articolo 712 del “Testo unico delle disposizioni regolamentari in materia di ordinamento militare” approvato con D.P.R. 90/2010).

Sommario
Sindacati militari: ieri l'approvazione ma a destra parte il dissenso. Ecco le cose da sapere
Article Name
Sindacati militari: ieri l'approvazione ma a destra parte il dissenso. Ecco le cose da sapere
Author
Publisher Name
GrNet.it
Publisher Logo
Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.