Sindacati militari: ecco come i generali vorrebbero sostituirsi alla Consulta e alla Politica

ROMA – (di Giuseppe Paradiso) Sta girando in queste ore su Whatsapp e sui social una “Nota per il CoCeR” che sarebbe stata redatta – come si legge in calce alla stessa – dall’Ufficio Legislazione del Comando Generale dell’Arma dei Carabinieri dal titolo “ASSOCIAZIONISMO A CARATTERE SINDACALE TRA MILITARI“.

I contenuti di tale nota a mio avviso, oltre ad essere estremamente inopportuni poichè emanati da un organo che non ha nessun titolo per intervenire su una materia di esclusiva potestà politica-legislativa, contiene delle “procedure” assolutamente arbitrarie e non conformi né con le vigenti norme sindacali assimiliabili (ad esempio la legge 121/81 che disciplina – tra le altre cose – i principi fondamentali dei sindati della Polizia di Stato) né con le linee guida espresse dalla Corte Costituzionale.

Ma vediamo nel dettaglio cosa scrive l’Ufficio Legislazione dei Carabinieri.

…le istanze (per il rilascio dell’autorizzazione del ministro alla costituzione di un’associazione sindacale militare, ndr) devono pervenire corredate delle bozze di atto costitutivo e statuto e dei pareri dei Capi di FA.

Innanzi tutto non vi è alcun obbligo di far pervenire agli uffici del ministro della Difesa le “bozze di atto costitutivo” (a che scopo poi?) così come non è richesto in alcun modo il “parere dei Capi di Forza Armata” che in questo frangente e in questo ambito non hanno alcuna potestà loro riconosciuta. Il diretto interlocutore delle associazioni private sindacali militari è il ministro della Difesa, l’unico organo (politico) e sovraordinato ai vari “Capi di Forza Armata” che può ricevere e valutare gli atti e gli statuti.

La nota dell’Ufficio Legislazione dei Carabinieri pretende poi, ancora una volta senza averne alcun titolo, di elencare “i requisiti necessari per la legittima costituzione dei sodalizi“. Leggiamone alcuni.

…la possibilità di adesione per i soli militari in servizio (anche in ausiliaria), e comunque rivolta al personale di ogni ruolo e categoria.

Sbagliato: oltre a non avere alcuna potestà giuridica – lo ripeterò fino alla noia – ad elencare i requisiti per la costituzione dei sindacati militari, l’Ufficio Legislativo dei CC non si adegua nemmeno alla vigente legislazione che potrebbe costituire un riferimento, cioè la già citata Legge 121/81 che per quanto riguarda gli iscritti recita, all’art. 83: “I sindacati del personale della Polizia di Stato sono formati, diretti e rappresentati da appartenenti alla Polizia di Stato, in attività di servizio o in quiescenza, e ne tutelano gli interessi, senza interferire nella direzione dei servizi o nei compiti operativi. Essi non possono aderire, affiliarsi o avere relazioni di carattere organizzativo con altre associazioni sindacali“.

Quindi possono iscriversi ai sindacati della Polizia di Stato non soltanto i poliziotti “in attività di servizio” ma anche quelli in quiescienza (mi sembra logico, visto che sono meritevoli di tutela e protezione al pari dei colleghi in servizio). Ma c’è di più.

La norma appena citata spiega con assoluta chiarezza che persino il personale in quiescienza puo avere funzioni direttive e rappresentative all’interno dell’organizzazione sindacale.

Proseguiamo con i requisiti fantasiosi immaginati dai vertici dell’Arma per i sindacati militari: l’uso di denominazioni che evidenzino la natura di associazione professionale fra militari (evitando qualsiasi richiamo a sigle sindacali già esistenti per cui sussiste il divieto di adesione per i militari).

Ribadiamo – a quanto pare ce n’é bisogno – che un’associazione sindacale è per sua natura, oltre che privata anche libera, così come recita l’articolo 39 della Costituzione. Quindi né il vertice militare e nemmeno quello politico possono, in questo caso, obbligare l’associazione sindacale ad assumere una denominazione loro gradita.

…l’esclusione dalle competenze e dalle finalità statutarie della trattazione delle materie attinenti a ordinamento, addestramento, operazioni, settore logistico-operativo, rapporto gerarchico-funzionale e impiego del personale.

Anche in questo caso i vertici dell’Arma entrano a gamba tesa in un ambito che non gli compete. Sempre per fare un parallelo con la Polizia di Stato, le competenze attribuite ai sindacati sono elencate in maniera puntuale in una specifica legge dello Stato e, oltretutto, i contenuti di tale legge sono materia di contrattazione con la parte politica. Ripeto: parte politica, non certo con i vertici militari.

…una chiarezza “inequivocabile” negli Statuti circa la struttura organizzativa e le modalità di costituzione, funzionamento e finanziamento, quest’ultimo limitato alle sole quote associative da versare esclusivamente con delega stipendiale.

Non spetta al vertice militare stabilire e giudicare la struttura organizzativa di un sindacato. Tutto ciò è demandato alla legislazione già vigente, al discernimento del vertice politico e alla libertà associativa del sindacato che stabilisce in proprio anche come organizzarsi per ricevere il finanziamento degli iscritti o da altri soggetti. Se io da privato cittadino voglio effettuare una donazione al sindacato dei Carabinieri, quale legge me lo vieta? Nessuna.

Infine, al punto 2 della nota arriva forse lo strafalcione più clamoroso: “…in attesa delle circolari applicative dello Stato Maggiore della Difesa che consentiranno di conoscere maggiori dettagli in termini procedurali“.

Lo Stato Maggiore della Difesa non ha alcun titolo né per emanare una (o più) circolari applicative sulla materia né imporre termini procedurali. Tutto ciò, mi dispiace, è demandato all’autorità politica e al Parlamento.

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