Rosolini (SR): CC arrestano banda di estortori. Chiedevano il “pizzo” ai commercianti

rosolini-arresti-estorsioneSiracusa, 24 set – Nel corso della mattinata odierna i Carabinieri della Compagnia di Noto, coadiuvati da personale del Nucleo Carabinieri Cinofili di Nicolosi, hanno dato esecuzione a 4 provvedimenti cautelari emessi dal Giudice per le Indagini Preliminari di Siracusa, su richiesta della locale Procura della Repubblica che ha concordato con le risultanze investigative della Stazione Carabinieri di Rosolini, per i reati di estorsione e tentata estorsione commessi nel Comune di Rosolini tra marzo e giugno scorsi.

Nello specifico: Bruno Monti, 40 anni, attualmente sottoposto alla misura di prevenzione della Sorveglianza Speciale di P.S. con obbligo di soggiorno nel comune di Rosolini e Massimo Di Mare, 39 anni, sono stati tratti in arresto in quanto destinatari di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere; Benedetto Polizzo, 35 anni, è stato sottoposto alla misura degli arresti domiciliari presso la propria abitazione; a B. G., 39 anni, è stata notificata la misura cautelare dell’obbligo di presentazione quotidiana alla P.G.

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A carico dei 4 indagati, tutti noti alle forze dell’ordine per i numerosi precedenti di polizia, sono stati acquisiti concreti elementi investigativi tali da identificarli quali autori a vario titolo di 5 estorsioni e 4 tentate estorsioni consumate da marzo a giugno scorso nel comune di Rosolini ai danni di piccoli imprenditori del posto.

L’indagine trae origine da una puntuale e tempestiva attività info-investigativa condotta dal Comando Stazione Carabinieri di Rosolini (SR) in stretta sinergia con il Sostituto Procuratore – Margherita Brianese – e sotto la direzione del Procuratore Capo – Francesco Paolo Giordano – mirante a reprimere il nascente fenomeno delle estorsioni in pregiudizio di commercianti e privati cittadini del luogo, perpetrate da alcuni soggetti pluripregiudicati del posto.

La frenetica attività criminale degli indagati e la loro spregiudicatezza nel portare a compimento i reati, hanno messo in luce la pericolosità sociale degli stessi, i quali hanno ingenerato nella popolazione un grave allarme sociale che, in molti casi, spingeva le vittime a non formalizzare denuncia contro gli estortori per timore di immediate ritorsioni degli stessi.

Il modus operandi posto in essere dagli indagati si concretizzava principalmente in due modalità:

  • l’ormai noto metodo del “cavallo di ritorno”: alla vittima veniva sottratto un bene e chiesto il pagamento di un corrispettivo in denaro per rientrarne in possesso;
  • il classico pagamento del “pizzo”, una somma in denaro data come garanzia per poter star tranquilli ed al fine di poter esercitare senza problematiche di sorta la propria attività imprenditoriale.

Tutti gli episodi acclarati dagli investigatori sono accumunati da una condotta particolarmente violenta ed aggressiva degli indagati i quali, al fine di convincere le vittime a sottostare a quanto da loro richiesto, non esitavano a ricorrere alla violenza, anche fisica, ingenerando nella cittadinanza una diffusa percezione di insicurezza.

L’attività si è strutturata sia attraverso l’acquisizione delle denunce da parte delle vittime sia attraverso tradizionale attività d’indagine d’iniziativa volta alla raccolta di elementi di prova a carico degli indagati al fine di accertare le loro responsabilità penali, con particolare riferimento alla costituzione di un vero e proprio gruppo criminale dedito prevalentemente alla commissione di reati contro il patrimonio, ed in particolare furti e di estorsioni.

L’indagine, condotta con metodi investigativi tradizionali nonché con l’ausilio di apparecchiature tecniche, ha evidenziato come esista tra gli indagati una sorta di rapporto di sudditanza nei confronti del loro leader Bruno Monti: quest’ultimo, infatti, appare avere un ruolo preminente atteso in paese è molto temuto sia perché arrestato più volte, sia perché molto violento e prevaricatore, per nulla rispettoso dell’ordine costituito.

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