Riordino dei ruoli e delle carriere: grande fermento tra gli Ufficiali dell’Arma

carabinieri-ufficialiRoma, 7 dic – Dopo anni di discussioni e proposte sul riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze Armate e di Polizia con numerosi e diversificati disegni di legge sul tema, senza che alcuno si perfezionasse, forse anche per indisponibilità delle risorse necessarie
, un emendamento di proposta governativa al multiforme disegno di legge 1167, affonda le aspettative della maggior parte degli Ufficiali dell’Arma. Da anni, infatti, vi è notevole fermento nella categoria per ripristinare un’equità sostanziale e trasparenza nelle carriere degli Ufficiali, tra le cui schiera vi è un consistente numero discriminato: gli ufficiali del Ruolo speciale. Proprio loro, da lungo tempo invocano riforme serie che, nell’interesse dell’Istituzione, del cittadino e dell’intera categoria, portino a:
  1. in via prioritaria, la riunificazione dei Ruoli Normale e Speciale, eliminando tale distinzione e riconoscendo a tutti gli ufficiali pari dignità e opportunità (di carriera, impiego, trattamento economico, mobilità, ecc.);
  2. in subordine, laddove non si eliminasse la discriminazione tra i due Ruoli, venivano indicati quali correttivi imprescindibili per il Ruolo Speciale:
  • la ridefinizione delle modalità di accesso al Ruolo Speciale, su base volontaria, a domanda dell’interessato (anziché, sulla base della provenienza);
  • l’allineamento dei diversi profili di carriera tra i due ruoli;
  • una normativa (di rango legislativo o regolamentare) che, nel dettare la disciplina applicabile agli appartenenti al ruolo (carriere, accesso agli incarichi, impiego, mobilità del personale ottenendo, in caso di trasferimento, l’assegnazione in una delle Regioni ed Organizzazioni indicate, ecc.), giustificasse il diverso trattamento.

Ma veniamo con ordine.
Il Decreto Legislativo 24/03/1993 n. 117 ha apportato rilevanti modifiche nell’ambito degli Ufficiali dell’Arma dei Carabinieri, distinguendoli, unicamente sulla base dellaprovenienza, tra:

  • un Ruolo Normale (RN – alimentato dai corsi regolari dell’ Accademia Militare);
  • un Ruolo Speciale (RS – alimentato dai Sottotenenti di complemento, dai Marescialli vincitori di concorso, dagli Ufficiali del RN che vi transitano);

oltre ad un Ruolo Tecnico (alimentato da civili e Marescialli) che trovava ragione nelle particolari competenze tecniche specialistiche. Fin dall’inizio, la riforma è risultata invisa a molti, specie ai numerosi ufficiali che, avendo già partecipato con esito negativo ai concorsi precedenti, a partire dal 1994, si trovavano notevolmente penalizzati rispetto ai colleghi che avevano vinto il concorso fino all’anno prima, i quali furono accorpati di diritto nell’allora nuovo Ruolo Normale (con profilo e prospettive di carriera, economiche e d’impiego analoghi). La discriminante distinzione (che poteva trovare qualche giustificazione in altre Amministrazioni Militari, quali l’Esercito, di cui l’Arma allora faceva parte), in mancanza di obiettive e ragionevoli motivazioni per gli Ufficiali dell’Arma, che fino allora (e in parte tuttora) avevano svolto le medesime mansioni, in taluni casi raggiungendo anche gli apici della carriera (il primo Comandante Generale dell’Arma, Gen. C.A. Luciano Gottardo, proveniva proprio dal Complemento, ma vi sono anche molti altri esempi, tuttora in carriera), impose al Comando Generale di diramare una disposizione interna, con una circolare del 1994, con cui fissare delle direttive di massima che fornissero (formalmente) un senso alle differenze. Infatti, solo con un provvedimento a posteriori e di rango amministrativo, venivano illustrati i “lineamenti orientativi di impiego per gli ufficiali del RS”:

  • escludendo gli incarichi di Comando Provinciale e di Battaglione e ipotizzando altri profili di massima “sempre che si tratti di Ufficiali Superiori che, per requisiti complessivi (e per disponibilità), siano ritenuti in grado di ben disimpegnarsi” (quasi non fosse, normalmente, così);
  • e prevedendo “una politica d’impiego […] che possa consentire una maggiore stabilità nelle sedi e negli incarichi”, dichiarazione d’intenti in alcun modo codificata (nonostante i successivi interventi legislativi anche sui ruoli) e solo in casi eccezionali attuata.

La Rappresentanza Militare1, sensibile al disagio diffuso tra il personale della categoria a seguito di tali riforme, già allora aveva portato all’attenzione del Comando Generale la problematica con alcune delibere. Negli ultimi anni, il disagio si è trasformato sempre più in un esteso e profondo malessere (anche a causa dei successivi provvedimenti normativi2 che non hanno apportato alcun rimedio sostanziale alla condizione del Ruolo Speciale, a fronte di enormi vantaggi introdotti per il Ruolo Normale che si è visto quasi triplicare – da 37 a 91 – i posti da Generale, fino al grado di Generale di Corpo d’Armata, e accrescere parimenti quello da Colonnello – da 120 a 321)3. Tale forte scontento è stato fatto proprio anche dalla Rappresentanza Militare, che, ai vari livelli, ha prodotto significativi documenti.
Inoltre, la problematica, è stata recepita dalla Rappresentanza Centrale4 – Sezione Carabinieri – nel corso dell’assemblea plenaria indetta nel novembre 2006 a Roma, alla presenza di una delegazione di ciascun Coir e Cobar da tutta Italia. A seguito di tale assise, nel giugno 2007 il Cocer Carabinieri istituì un gruppo di lavoro formato da un delegato della categoria “A”5 appartenente al Ruolo Speciale per ciascun Coir. Tale équipe, nel novembre dello stesso anno, consegnava i documenti conclusivi dei lavori, formulando concrete proposte correttive della categoria, elaborati che il Cocer con delibera6 trasmetteva al Comando Generale per le valutazioni di competenza. Quest’ultimo, a parte l’incontro dello scorso 9 ottobre, deve ancora fornire una risposta. Nel frattempo (mentre il citato gruppo di lavoro era all’opera o aveva già presentato le sue conclusioni), il Governo, (probabilmente su impulso del Comando Generale, spalleggiato da parte dell’attuale Cocer):

  1. nel 2007 presentava e approvava alla Camera dei deputati il ddl 3297 in tema di riordino delle carriere, all’interno del quale veniva prevista, tra l’altro, la modifica dell’avanzamento da Capitano a Maggiore da “a scelta” a “ad anzianità” dopo 7 anni per il RN e 10 anni per il RS (proposta legislativa che e’ stata oggetto di decise critiche da parte della maggioranza degli Ufficiali e di parte della Rappresentanza Militare). La relazione introduttiva a tale ddl, nel maldestro tentativo di chiarirne o giustificarne gli obiettivi, ammette di fatto la netta antitesi a qualsivoglia valutazione meritocratica, e ne rivela i suggeritori-autori occulti7 (pagine 7 e 8);
  2. ha proposto un emendamento (il 22.1000), approvato il 14 ottobre scorso, al ddl 1167 (licenziato definitivamente dal Senato il 25 novembre 2009), con cui viene ribadita la volontà di trasformare l’avanzamento dei Capitani da “a scelta” a “ad anzianità” allungando la permanenza nel grado di un anno. Il provvedimento legislativo deve ancora tornare al vaglio della Camera per l’approvazione definitiva, ma il pericolo che a questo punto passi è elevato, quanto la delusione, disapprovazione e il malessere in seno alla categoria.

Le cose che turbano profondamente, al di là del contenuto delle modifiche, sono:

  • la riforma dei ruoli viene presentata come “emendamenti” ad un disegno di legge che concerne la sicurezza, ma che, in realtà, è una sorta di zibaldone, sebbene tutti gli Ufficiali, indistintamente dal ruolo di appartenenza, chiedano, da anni, un intervento risolutivo delle problematiche che affliggono la categoria;
  • nessuno (né la scala gerarchica né la Rappresentanza) ha detto o fatto sapere nulla e solo grazie alla capacità di alcuni singoli, si è potuto sapere che le dette modifiche erano state presentate ad opera del Governo ed approvate;
  • le iniziative disattendono completamente i desiderata della gran parte della categoria, e sono state ideate, elaborate e proposte senza alcun coinvolgimento degli Ufficiali (o non è così?!) sulla cui vita sono destinate a produrre effetti, più o meno rilevanti;
  • che l’innovazione proposta, anziché fornire nuovi stimoli e linfa agli appartenenti alla categoria, ne voglia soggiogare, penalizzandoli, i ranghi più bassi (da Sottotenente a Tenente Colonnello), inducendo coartatamente (e, nella maggior parte dei casi, illusoriamente) chiunque aspiri a progredire oltre nella carriera a prestarsi e piegarsi a qualsivoglia richiesta superiore (d’altra parte sarà sulla base delle valutazioni di quelli che poi verranno selezionati i pochi “meritevoli” di avanzamento ulteriore, più che non su altri parametri obiettivi), a prescindere dalla sua ragionevolezza e-o utilità per il servizio e il cittadino;
  • la palese antitesi tra gli obiettivi di “ottimizzazione della produttività del lavoro pubblico e di efficienza e trasparenza delle pubbliche amministrazioni” proclamati e perseguiti con la legge 4 marzo 2009 n° 15 e il successivo decreto legislativo del 27 ottobre 2009 n° 150 da un lato, e la riforma degli avanzamenti degli ufficiali in discussione con il ddl 1167 (che esclude, per la stragrande maggioranza degli ufficiali – oltre 2.900 su circa 3.400 – qualsivoglia valutazione meritocratica per gli avanzamenti fino al grado di Tenente Colonnello – pari a 4 avanzamenti e dai 18 ai 22 anni di carriera con progressione per sola anzianità).

Tutto questo sta portando gran parte degli Ufficiali a valutare forme di rimostranza e ricorsi collettivi che palesino il malessere diffuso e vi pongano rimedio, mentre molti, anche all’interno, auspicano ormai la dibattuta unificazione delle Forze di Polizia, quale unica soluzione all’incapacità di chi ha il potere di gestire la crisi che sta maturando e ripristinare un minimo di equità e trasparenza.Aggiungi un commento

Tabelle di cui agli artt 4, co.1 e art. 31 co. 11 D.LGS. 5-10-2000 n.298
Organici e avanzamenti degli Ufficiali nell’Arma dei Carabinieri.
Tabella n.1 (clic per ingrandire)

tabella1

TOTALE 1881

Tabella n.2 (clic per ingrandire)

tabella2

TOTALE 1506

Tabella n.3 (clic per ingrandire)
Organico degli Ufficiali del Ruolo Normale ai sensi dell’art.1 D.LGS 24-3-1993 n.117

tabella3

TOTALE 1933

 


1 Istituita con legge 11-07-1978 n.382 e disciplinata con DPR 4-11-1979 n.691 e DM 9-10-1985.
2 I Decreti Legislativi 05/10/2000 n. 297 e 298.
3 Si vedano tabelle.
4 La Rappresentanza militare è strutturata su tre livelli in Consiglio Centrale di Rappresentanza (Cocer, organo interforze composto da una sezione per ciascuna Forza Armata), Consigli Intermedi (Coir, nell’Arma a livello di Comando Interregionale) e Consigli di Base (Cobar, nell’Arma a livello di Comando di Regione/Reggimento/Battaglione), ciascuno composti da delegati elettivi rappresentativi delle varie categorie di personale: la categoria “A” per gli Ufficiali, la “B” per i sottufficiali, la “C” per la truppa, e la “D” e la “E” per il
personale di leva.
5 Quella degli Ufficiali in servizio permanente.
6 La n. 156 del 22-10-2008.
7 Nello stesso periodo tra gli uffici del Comando Generale dell’Arma passavano in circolazione appunti che sembravano la fotocopia (o l’embrione) di alcuni passaggi chiave della relazione introduttiva al citato ddl. 3297.
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