Novara, truffe agli anziani: scoperta organizzazione transnazionale. Due arresti

carabinieri-auto-560-ottVerbania, 23 mar – Sono accusate di far parte di un’associazione a delinquere di carattere transnazionale, dedita in modo seriale alle truffe agli anziani, le due persone arrestate questa mattina a Novara. A fermarle, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Verbania, in collaborazione con l’arma locale, che hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal GIP.

I due fermati, che ora si trovano nell’Istituto di Novara, sono il 38enne Davide Kopacz e il 27enne Angelo Lakatosz.

Le indagini hanno avuto inizio dopo due truffe consumate nel settembre 2016 a Domodossola e Mergozzo, attraverso una certosina opera di raccolta di elementi sui luoghi dei delitti: attività che avrebbero permesso di accertare gravi indizi di colpevolezza nei confronti dei due giovani.

In particolare, gli indagati, insieme ad altri individui al momento non rintracciati – spiegano i Carabinieri in un comunicato – avrebbero fatto parte di un sodalizio di carattere transnazionale operante tra Italia, Germania e Polonia che attraverso l’utilizzo di “telefonisti” (non identificati poiché dislocati all’estero) contattava persone anziane con un unico scopo: prendere soldi e oggetti, dichiarando di essere nipoti/figli della vittima con un urgente bisogno economico.

I “telefonisti” – spiegano i militari – inducevano le vittime a ritenere di parlare con un proprio parente e le convincevano a consegnare somme in denaro o oggetti preziosi in oro a persone incaricate dai sedicenti parenti: persone che si presentavano proprio a casa delle vittime per il ritiro.

Le azioni del gruppo venivano perpetrate seguendo un minuzioso e collaudato modus operandi consolidato negli anni: infatti, oltre ad attuare una serie di procedure oramai standardizzate e collaudate durante l’esecuzione dei delitti, erano particolarmente accorti a non lasciare tracce della loro presenza utilizzando utenze di cellulari e veicoli intestati a prestanome.

Gli arrestati, «in occasione di tutti i delitti contestati – dicono i Carabinieri – partivano e rientravano nella città di Novara, luogo in cui risultano dimorare numerosi connazionali dediti a questo specifico delitto, così come già emerso da precedenti indagini, e fungevano da vere e proprie “batterie operative” gestite per gli spostamenti dei complici all’estero».

Le condotte illecite dell’organizzazione venivano commesse in Italia, ma una parte sostanziale della loro preparazione, pianificazione, direzione o controllo avveniva all’estero, in Polonia o Germania, appunto attraverso “telefonisti”: compito degli arrestati, secondo le accuse, sarebbe stato quello di ritirare il maltolto alle vittime.

Al momento agli indagati sono stati contestati nove episodi delittuosi per un valore stimato di 50.000 euro di refurtiva.

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