Negata la scorta a carabiniere che deve testimoniare in tribunale contro la mafia

carabinieridispalleTrasferito d’urgenza per pericolo di “atti ritorsivi nei confronti del militare e dei suoi familiari” adesso lo Stato gli nega la tutela. Roma, 2 nov – La sua identità va ovviamente tenuta segreta, di lui – un graduato dell’Arma dei Carabinieri – si conosce solo il numero di matricola. Dal 1995 ha prestato servizio presso il nucleo operativo della compagnia di Palermo San Lorenzo svolgendo costantemente numerose indagini di polizia giudiziaria concernenti, prevalentemente, il traffico di stupefacenti all’interno del capoluogo siciliano, grazie alle quali l’Arma dei carabinieri sequestrava ingenti quantitativi di denaro e sostanze stupefacenti ed arrestava numerosi esponenti di “Cosa Nostra”. Le operazioni denominate «Andrea», « Fax Money», «Pit Bull», «Ecstasy», «Vecchio», «Frurutta», «Freedom» e «Dream» sono alcune a cui ha preso parte.

Il 13 settembre 2004, una fonte confidenziale lo informava dell’intenzione della mafia di rivolgere attacchi armati contro gli esponenti delle Forze dell’ordine che avessero intralciato, attraverso le loro attività investigative e/o repressive, lo spaccio degli stupefacenti nei quartieri di Palermo; puntualmente il 12 ottobre 2004, nel corso di una delle innumerevoli operazioni antidroga nel quartiere ZEN II, dei sicari sparano contro l’auto del carabiniere che si salva per un pelo.

Il successivo 21 ottobre, il militare viene contattato dalla Polizia di Stato e cioè da un appartenente al commissariato Zisa di Palermo, il quale dopo aver chiesto delucidazioni in merito all’attentato del 12 ottobre, comunicava al carabiniere che proprio lui, unitamente ad un collega, era la vittima designata dei cecchini, a detta di fonti confidenziali della Questura; successivamente il militare veniva convocato d’urgenza dal comandante di compagnia, Capitano Rodolfo Santovito, il quale lo informava che anche il questore di Palermo aveva provveduto ad informare e segnalare al comando provinciale dei carabinieri la situazione di elevato rischio per la sua incolumità tant’è che in data 11 gennaio 2005, il militare veniva trasferito d’autorità presso un’altra regione d’Italia – con determinazione protocollo n. 295582/1 7-6 del comando generale dell’Arma dei carabinieri, I Reparto – SM – ufficio personale brigadieri appuntati e carabinieri – in considerazione del fondato rischio di «atti ritorsivi nei confronti del militare e dei suoi familiari»;

I processi cominciano ad essere celebrati e il militare viene citato più volte dal tribunale in qualità di testimone. Inizia il braccio di ferro con lo Stato che, nonostante sia al corrente di tutto, gli nega la scorta. Per un certo di tempo il militare può contare solo sulla protezione “volontaria” dei suoi colleghi i quali, liberi dal servizio, lo prelevano all’aeroporto di Palermo per condurlo in tribunale e viceversa.

Ma la pazienza del militare ha un limite e nonostante l’attaccamento al dovere decide di dire basta a questa situazione surreale:

Tribunale di Palermo

GrNet: Francesco (è un nome di fantasia), quante volte si è recato in Procura a Palermo per testimoniare?

 

Francesco: almeno una decina di volte, per varie udienze nelle quali venivo citato come teste

G: le hanno mai assegnato una scorta?

F: no, mai. Quando ancora mi trovavo a Palermo (prima di essere trasferito, ndr) i miei colleghi si offrivano volontariamente e fuori dal servizio, di proteggere me e la mia famiglia.

G: ho dato un’occhiata alle date: l’attentato nei vostri confronti è avvenuto il 12 ottobre, ma solo dopo nove giorni – il 21 – i suoi superiori la “convocano d’urgenza” per comunicarle che la Polizia di Stato aveva appreso che l’obiettivo dei cecchini era proprio lei. Non capisco, i suoi superiori aveva dubbi in merito?

F: questo non lo so, dovrebbe chiederlo a loro

G: converrà però che la faccenda è quantomeno strana: i suoi superiori, che sono a conoscenza dell’episodio delittuoso, non fanno nulla nell’immediatezza per sottoporre lei e la sua famiglia a misure di protezione. Solo quando la Polizia interviene nella vicenda improvvisamente si attivano, disponendo il suo trasferimento d’autorità che però avviene dopo quasi 3 mesi.

F: si, in effetti la faccenda presenta delle stranezze

G: possiamo supporre che se non fosse intervenuto il Questore lei sarebbe ancora a Palermo e quindi nel mirino dei cecchini?

F: probabilmente si.

G: va bene, parliamo della situazione attuale. Lei adesso non si trova più a Palermo, ma viene spesso convocato dalla Procura siciliana per essere sentito come teste. Le hanno assegnato finalmente la scorta?

F: assolutamente no. Inizialmente mi recavo ugualmente a Palermo anche a rischio della mia incolumità, ma adesso basta, non intendo più farlo.

G: perché, cos’è cambiato?

F: la classica goccia che ha fatto traboccare il vaso già colmo. Una delle ultime volte che mi sono recato a Palermo, ho telefonato alla segreteria del comando provinciale dell’Arma per far sapere che mi trovavo all’aeroporto e, come di consueto, ho chiesto il da farsi in merito al servizio di tutela personale. Ebbene mi sono sentito rispondere dal collega, un Luogotenente, che non avevo diritto a nessuna scorta, e che se mi fossi trovato in difficoltà avrei dovuto agire come un comune cittadino: chiamare il 112. Dopo una vita al servizio della collettività, dopo aver messo numerosissime volte a repentaglio la mia incolumità e quella della mia famiglia, questo genere di cose ti segnano profondamente e ti fanno sentire abbandonato proprio da quell’amministrazione, l’Arma dei Carabinieri, che mi ha concesso circa 60 tra encomi ed onorificenze varie.

G: e adesso come si comporta? Quali sono le azioni disciplinari intraprese dall’Arma nei suoi confronti per questo suo rifiuto di obbedire ad un ordine diretto?

F: guardi innanzi tutto l’Arma non ha aperto nei miei confronti nessun procedimento disciplinare. Poi credo di essermi comportato in maniera corretta anche nei confronti delle Procure che mi citavano in qualità di teste. Ho sempre inoltrato per il tramite gerarchico le motivazioni alla base dei miei rifiuti a comparire, cioè la mancata assegnazione di una scorta, visto che proprio i miei superiori mi hanno trasferito per evitare atti ritorsivi nei miei confronti e di quelli dei miei familiari. La cosa strana è che la Procura di Palermo non ha mai risposto alle mie lettere che gli ho puntualmente inviato per il tramite gerarchico. Solo ultimamente, quando mi sono deciso di inviargli l’ennesimo rifiuto senza che questo passasse per la via gerarchica, sono stato prontamente contattato dal magistrato per ottenere maggiori informazioni sull’intera faccenda.

G: la magistratura palermitana sta quindi indagando per fare chiarezza una volta per tutte sulla sua vicenda e sulla mancata assegnazione del servizio di tutela?

F: è proprio quello che spero.

G: Nel frattempo sappiamo che si è rivolto ad un legale

F: si, è vero. Quando mi sono accorto che la situazione è divenuta insostenibile e che l’inerzia dell’Arma è giunta a livelli per me intollerabili ho intrapreso le vie legali.

Strana vicenda dunque quella fin qui raccontata. In un Paese come il nostro dove il servizio di scorta viene assegnato anche a persone che probabilmente potrebbero farne a meno, viene invece negata ad un tutore dell’ordine già oggetto di attentato. E intanto l’escussione di un importante testimone viene continuamente rinviata “a tutto vantaggio degli imputati che vedono così accrescere la possibilità di far dichiarare prescritti i relativi procedimenti”.

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Da sinistra, Giovanni Paladini e Ivan Rota dell’IDV

A paventare quest’ultima possibilità sono stati due deputati appartenenti all’Italia dei Valori – gli onorevoli Paladini e Rota – su impulso del Partito per gli Operatori della Sicurezza e della Difesa” (PSD). I due deputati hanno depositato un’interrogazione parlamentare nella quale chiedono ai ministri dell’Interno e della Difesa, ognuno per le rispettive competenze, se i Ministri interrogati intendano adottare gli opportuni ed urgenti provvedimenti di tutela e/o protezione del militare; se quali iniziative o provvedimenti intendano adottare nei confronti di coloro che, omettendo la dovuta attenzione e non segnalando il caso agli organi competenti, hanno determinato l’inutile esposizione a rischio del testimone e dei suoi familiari; se e quali iniziative o provvedimenti si intendano adottare per tutti gli appartenenti alle Forze dell’ordine che si trovino nella medesima condizione.Aggiungi un commento

 

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