‘Ndrangheta, colpo al clan “Commisso”: maxi sequestro dei Carabinieri. Anche un noto albergo di Anghiari

Auto_carabinieriArezzo, 24 mag – Sequestrato un noto albergo di Anghiari (Arezzo), in Valtiberina, perché le indagini avrebbero fatto emergere che era stato acquistato con i soldi provenienti dal narcotraffico legato al clan “Commisso” della ‘ndrangheta operante nella Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria).

Lo fanno sapere i Carabinieri in una nota. Insieme all’hotel, con gli stessi soldi provento del traffico di droghe sarebbero stati acquistati dalla cosca calabrese terreni e un appartamento intestati fittiziamente ad un compiacente calabrese residente in Valtiberina da anni e che sarebbe risultato punto di riferimento per altri malavitosi che avevano interesse ad investire sia nella Valtiberina aretina che umbra. Sia i terreni che l’appartamento sono stati sequestrati.

Nella mattinata di oggi i Carabinieri del Comando provinciale di Arezzo hanno notificato il provvedimento di sequestro all’attuale titolare della struttura alberghiera. Il provvedimento ha riguardato anche due terreni seminativi, due corti e due garage, tutti intestati a una società con sede legale a Roma.

I Carabinieri del Reparto Operativo di Arezzo hanno eseguito il provvedimento di sequestro preventivo di beni emesso dal Tribunale di Latina nei confronti di persone ritenute appartenenti al clan “Commisso”, operante nella Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria).

Il provvedimento di sequestro, che riguarda anche altri beni individuati e sequestrati in tutta Italia, ha avuto origine da un’attività di indagine dei Carabinieri del comando provinciale di Latina che nell’ottobre del 2015 hanno dato corso a una misura cautelare in carcere emessa dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Roma (operazione “Krupy”) nei confronti dei fratelli Vincenzo e Rocco Crupi, più altri 11 indagati, originari di Siderno (Rc) «per traffico internazionale di sostanze stupefacenti proveniente dal Sud America, transitate per l’Olanda, per poi approdare in Italia».

Le successive verifiche patrimoniali svolte dai Carabinieri di Latina avrebbero consentito di accertare che parte dei proventi derivanti dal traffico di sostanze stupefacenti erano stati reinvestiti illecitamente attraverso una serie di operazioni fittizie utilizzando cosiddette ‘teste di legno’ a cui sono state intestate società, immobili, appartamenti e conti correnti per una valore stimato di circa 20 milioni di euro.

I sequestri dei beni hanno riguardato diverse province italiane.(AdnKronos)

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