Maresciallo Domenico Resciniti: ha 12 familiari nell’Arma e ne fa un poster

poster-maresciallo-RescinitiGela (CL), 7 apr – “L’Arma dei Carabinieri è una grande famiglia”. Il maresciallo Domenico Resciniti, ex comandante della stazione dei carabinieri di Gela, può vantare che, almeno nel suo caso, quel “modo di dire” rispecchia la realtà. Oltre alla sua presenza infatti, ha 12 familiari che prestano (o hanno prestato) servizio nella Benemerita: un figlio, un fratello, il proprio suocero, un genero, tre cognati, tre nipoti e due cugini.

Quella di Resciniti, originario di Roscigno (Salerno), è una lunga dinastia di carabinieri che lui stesso, prossimo alla pensione, dopo 46 anni di servizio, ha voluto immortalare con un poster che ritrae i 13 (alcuni scomparsi) intitolandolo: “La storia siamo anche noi”.

Arruolato nel 1969, il maresciallo prestò giuramento nel ‘71 davanti all’allora comandante della Legione Sicilia, Carlo Alberto Dalla Chiesa, che gli assegnò il comando della squadra di polizia giudiziaria nella compagnia di Gela: terra di mafia, con clan noti come quelli dei Rinzivillo le cui infiltrazioni sono arrivate sino a Roma. A Gela Resciniti rimase una prima volta per sei anni, ottenendo poi altri incarichi in varie destinazioni (Canicattì, Castelvetrano, Battipaglia, Salerno, Palermo). Per Gela e Niscemi, dove complessivamente ha trascorso 30 anni di comando-stazione (25 a Gela, 5 a Niscemi) è stato una sorta di «maresciallo Rocca» ambientato in Sicilia: uno come tanti tra la gente perbene, inflessibile davanti al crimine, in un periodo difficile in cui le due città sono state interessate da una cruenta guerra di mafia che ha causato centinaia di morti.

Ufficiali e colleghi del comando territoriale di Gela lo festeggeranno con una cerimonia di commiato, oggi, giorno di congedo e anniversario del suo arruolamento.

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