Mafia nel milanese, Bocassini: facilità di penetrazione del tessuto istituzionale. Bellomo: sindaco zerbino del malaffare

Milano, 26 set – (di Giuseppe Paradiso) Omertà, violenza, interessi tentacolari, connivenze politico mafiose. E’ questo lo “scenario” prospettato oggi in conferenza stampa dai magistrati delle procure di Milano e Monza, che hanno lavorato in sinergia all’indagine che ha portato all’esecuzione di 27 misure cautelari (di cui 21 in carcere, 3 agli arresti domiciliari e 3 misure interdittive della sospensione dall’esercizio di un pubblico ufficio o servizio), di soggetti ritenuti a vario titolo responsabili di associazione di tipo mafioso, estorsione, detenzione e porto abusivo di armi, lesioni, danneggiamento (tutti aggravati dal metodo mafioso), associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio, corruzione per un atto d’ufficio, abuso d’ufficio, rivelazione e utilizzazione di segreti d’ufficio e favoreggiamento personale.

L’indagine di cui si parla, che ha portato comunque a clamorose rivelazioni, è la fase finale dell’operazione “Infinito”, una maxi-operazione contro la ‘ndrangheta calabrese e le collegate cosche milanesi, che ha portato all’arresto di più di 200 persone.

I provvedimenti, due dei quali emessi dal G.I.P. del Tribunale di Milano – Marco Del Vecchio -, su richiesta dei PM Ilda Boccassini, Alessandra Dolci e Sara Ombra della locale Procura Distrettuale Antimafia, e uno dal G.I.P. del Tribunale di Monza – Pierangela Renda -, su richiesta dei PM Luisa Zanetti, Salvatore Bellomo e Giulia Rizzo della Procura della Repubblica di Monza, traggono origine da 3 distinte indagini, tra loro collegate.

L’attività, avviata all’inizio del 2015 dal Nucleo Investigativo di Milano, trae origine dagli approfondimenti investigativi finalizzati ad identificare i partecipanti ai noti summit di ‘ndrangheta del 26 febbraio 2008 e del 31 ottobre 2009, tenuti rispettivamente presso il ristorante “Il Palio” di Legnano (MI) e presso il centro anziani “Falcone e Borsellino” di Paderno Dugnano (MI), già oggetto di indagini nell’ambito dell’operazione “Infinito” e all’epoca rimasti sconosciuti.

Le indagini hanno consentito di identificare due elementi di vertice della “locale” di Limbiate (MB), in stretti rapporti con altri sodali della “locale” di Mariano Comense (CO).

È stato documentato, in particolare, come questi ultimi stessero compiendo una serie di atti intimidatori ai quali era sotteso un vero e proprio disegno criminoso finalizzato a destabilizzare gli “equilibri criminali” esistenti e ad assumere il pieno controllo del territorio di Cantù (CO).

La prosecuzione delle attività sugli appartenenti alla “locale” di Mariano Comense consentiva, altresì, di individuare un sodalizio dedito esclusivamente all’attività di importazione, stoccaggio e commercializzazione di ingenti quantitativi di cocaina, anche in partite da 50 kg. ciascuna. I trafficanti, la gran parte dei quali originari di San Luca (RC) e legati da vincoli di parentela ad appartenenti a cosche di ‘ndrangheta di notevole spessore criminale, erano soliti custodire armi di vario calibro in un appartamento del comune di Cabiate (CO), utilizzato quale vera e propria base logistica.

Tale ulteriore sviluppo consentiva di delineare la struttura dell’associazione, individuando i ruoli e le competenze dei singoli partecipi, che si occupavano delle operazioni di acquisto della sostanza stupefacente, stabilivano le modalità, i tempi e i quantitativi di droga da destinare alla vendita, partecipavano alla raccolta e al conteggio del denaro provento della commercializzazione, che provvedevano successivamente a trasportare in Calabria.

Gli stessi si recavano in Olanda, Germania e Grecia al fine di mantenere i contatti con i fornitori stranieri, reperivano e utilizzavano telefoni cellulari con sistemi di messaggistica criptati, procuravano le abitazioni dove venivano alloggiati temporaneamente alcuni associati e nascoste le armi e lo stupefacente.

Nel corso delle indagini, a riscontro delle attività svolte, sono state arrestate in flagranza 2 persone, nonché sequestrati 7,5 kg. di cocaina e oltre 500mila euro in contanti.

Nell’ambito dell’investigazione sul citato contesto associativo è emersa inoltre la figura di un affermato imprenditore edile di Seregno (MB), Antonio Lugarà, titolare di numerose società, il quale da un lato intratteneva rapporti con importanti esponenti del mondo politico, della sanità e dell’imprenditoria, mentre dall’altro coltivava frequentazioni, rapporti e scambi reciproci di favori con esponenti della criminalità organizzata, a cui chiedeva interventi vari per raggiungere i suoi scopi, tra i quali, ad esempio, la risoluzione di una controversia concernente la compravendita di due cavalli e di una vertenza con un inquilino moroso, la restituzione di un quadro da parte di un privato, la ricerca dei responsabili di un furto in abitazione patito da un famigliare.

In un caso, addirittura, è stato lo stesso imprenditore ad intercedere nei confronti di una vittima di estorsione affinché acconsentisse alle richieste degli ‘ndranghetisti. In tale contesto veniva inoltre accertato il ruolo determinante avuto dall’uomo d’affari nell’elezione dell’attuale Sindaco di Seregno, Edoardo Mazza, 38 anni, facendo emergere come l’intercessione fosse legata al proprio interesse di ottenere, da parte degli organi istituzionali dei quali sosteneva la candidatura, la convenzione per realizzare un supermercato nel territorio comunale, obiettivo che riusciva a raggiungere.

Emblematiche le parole con le quali il PM Salvatore Bellomo ha descritto il contesto: “Lugarà trattava il sindaco di Seregno come uno zerbino“.

Tale ulteriore attività, sviluppata congiuntamente dal Nucleo Investigativo di Milano e dalle Compagnie Carabinieri di Desio (MB) e Seregno, faceva emergere condotte delittuose oltre che in capo al primo cittadino anche ad altri esponenti politici e dipendenti del Comune brianzolo, ritenuti responsabili, a vario titolo, sia di corruzione per atti contrari al proprio ufficio e di abuso d’ufficio, sia di rivelazione di notizie relative all’iscrizione nel registro degli indagati dello stesso imprenditore e di alcuni dirigenti del Comune di Seregno, grazie alla complicità di un addetto all’ufficio S.D.A.S. della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Monza, Giuseppe Carello, definito un “traditore” dagli inquirenti, che è finito ai domiciliari.

Contestualmente, è stata data esecuzione anche a un decreto di perquisizione presso gli uffici del Comune di Seregno e a ordini di esibizione di documentazione presso i Comuni di Senago (MI), Arconate (MI) e presso le A.S.S.T. di Pavia, Monza e Vimercate (MB).

Il resoconto delle indagini effettuate dalle procure di Milano e Monza ha lasciato esterrefatti persino i magistrati che hanno riferito di un panorama desolante, registrando la facilità con la quale la ‘ndrangheta riesce a permeare il tessuto politico, istituzionale ed economico del milanese e della Brianza. Viene sottolineato inoltre, come l’amministrazione comunale di Seregno si sia dimostrata “omertosa” e piegata agli interessi “particolari” invece di denunciare tutto così come avrebbero dovuto fare i singoli funzionari dotati di autonomi poteri.

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Mafia nel milanese, Bocassini: facilità di penetrazione del tessuso istituzionale. Bellomo: sindaco zerbino del malaffare
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Mafia nel milanese, Bocassini: facilità di penetrazione del tessuso istituzionale. Bellomo: sindaco zerbino del malaffare
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Milano, 26 set - Omertà, violenza, interessi tentacolari, connivenze politico mafiose. E' questo lo "scenario" prospettato oggi in conferenza stampa dai magistrati delle procure di Milano e Monza
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