Mafia: a Trapani blitz dei Carabinieri contro fiancheggiatori del latitante Matteo Messina Denaro. 14 arresti

Carabinieri-ROSTrapani, 10 mag – Un duro colpo è stato inferto questa mattina ai fiancheggiatori di Matteo Messina Denaro. Nei comuni di Marsala e Mazara del Vallo (TP), i Carabinieri del ROS e del Comando Provinciale di Trapani hanno dato esecuzione ad un fermo di indiziato di delitto – emesso dalla Procura Distrettuale Antimafia di Palermo, diretta dal dott. Francesco Lo Voi – nei confronti di 14 persone.

I fermati sono indagati per associazione di tipo mafioso, estorsione, ricettazione, detenzione illegale di armi e munizionamento, con l’aggravante del metodo e delle finalità mafiose.

L’intervento costituisce un’ulteriore fase dell’articolata manovra investigativa sviluppata dal ROS, con il coordinamento della Procura di Palermo, per la cattura del latitante Matteo Messina Denaro, che ha già consentito dal 2009 l’esecuzione di 61 provvedimenti cautelari a carico della sua rete di fiancheggiatori.

Al centro del provvedimento di oggi «il mandamento di Mazara del Vallo e la sua articolazione territoriale rappresentata dalla famiglia mafiosa di Marsala, capeggiata dall’uomo d’onore Vito Vincenzo Rallo e operante, nel 2015, secondo le espresse direttive del latitante Matteo Messina Denaro», spiegano i Carabinieri in una nota.

Le indagini sull’aggregato mafioso marsalese – dirette dai Sostituti Procuratori dott. Carlo Marzella, dott. Pierluigi Padova e dott. Gianluca De Leo – hanno permesso di individuarne gli assetti ordinativi e le gerarchie, evidenziando l’operatività di una decina radicata nella frazione marsalese di Strasatti e nel limitrofo comune di Petrosino.

«In particolare – evidenziano gli uomini dell’Arma – le investigazioni hanno consentito di accertare l’esistenza, in seno al sodalizio, di due sottogruppi di affiliati riferibili, il primo, a Nicolò Sfraga, uomo di stretta fiducia del capo famiglia marsalese, il secondo a Vincenzo D’Aguanno che, malgrado riconoscesse l’autorità di Vito Vincenzo Rallo, risultava insofferente alle ingerenze di Sfraga nella spartizione delle risorse economiche del territorio di competenza».

E proprio la frizione tra i due schieramenti ha generato criticità negli assetti associativi, con continui colloqui tra gli indagati: colloqui che hanno consentito di delineare progressivamente «l’intera struttura dell’associazione criminale, permettendo di monitorare le fasi del processo di normalizzazione operato da Rallo nei momenti di forte tensione che, in alcuni frangenti, sembravano poter sfociare in un confronto violento tra le fazioni».

In questo ambito un intervento “pacificatorio” viene attribuito proprio a Matteo Messina Denaro, con il richiamo, nel 2015, al rispetto delle gerarchie interne alla famiglia di Marsala. Un intervento “pacificatorio” rafforzato da una minaccia: l’eliminazione fisica dei responsabili delle instabilità.

Le disposizioni del latitante «venivano veicolate da Nicolò Sfraga al capo decina nel corso di una movimentata riunione nel gennaio 2015 quando, nel riferire le volontà di Messina Denaro, forniva importanti e inediti elementi sia in ordine alla sua asserita presenza nel territorio della provincia di Trapani, sia in merito alle dinamiche di funzionamento di Cosa nostra marsalese».

L’indagine ha documentato anche «il ruolo qualificato di Rallo nelle relazioni funzionali, di livello anche ultra provinciale, per la gestione di attività estorsive, in particolare con le articolazioni mandamentali di San Giuseppe Jato (PA)».



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