Latina: controllo mafioso dell’imprenditoria nel basso Lazio, 8 arresti dei Carabinieri

LATINA – Prosegue l’azione strategica di contrasto dei sodalizi criminali che, avvalendosi del metodo mafioso, mirano ad acquisire il controllo dell’imprenditoria nel basso Lazio, per infiltrare e monopolizzare i vari settori delle attività produttive.

Dopo il duro colpo assestato alla famiglia Gangemi di Aprilia (LT), l’Arma dei Carabinieri, sotto il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Roma, ha ora rivolto la propria azione di contrasto a un gruppo criminale operante nell’ambito del M.O.F., il mercato ortofrutticolo di Fondi (LT), importantissimo snodo commerciale della provincia pontina con un importante ruolo distributivo a livello nazionale.

I carabinieri del Comando Provinciale di Latina, infatti, nelle prime ore della mattinata odierna hanno dato esecuzione tra Fondi, Terracina (LT) e Mondragone (CE) a 6 ordinanze di custodia cautelare (3 in carcere e 3 agli arresti domiciliari) emesse dal g.i.p. presso il tribunale di Roma nei confronti di altrettanti soggetti ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di estorsione, illecita concorrenza con minaccia o violenza, impiego di denaro di provenienza illecita, trasferimento fraudolento di valori, autoriciclaggio e intestazione fittizia di beni, commessi con l’aggravante del metodo mafioso. Nello stesso contesto si è inoltre proceduto al sequestro preventivo delle quote e del patrimonio aziendale di una società di trasporto, “La Suprema s.r.l.”.

Ulteriori due correi, non ancora rintracciati, sono attivamente ricercati.

I provvedimenti sono scaturiti da un’articolata attività d’indagine convenzionalmente denominata “Aleppo”, avviata sulla base di accertamenti compiuti dalla Tenenza Carabinieri di Fondi e proseguita, sotto la direzione della citata D.D.A. dal Nucleo Investigativo, che ha consentito di acclarare il controllo esercitato dalla famiglia D’Alterio sull’indotto del M.O.F., ottenuto anche grazie a radicati collegamenti con i clan camorristici casertani. In particolare, le investigazioni hanno consentito di accertare che il gruppo familiare capeggiato da Giuseppe D’Alterio alias “peppe o’ marocchino:

  • ha esercitato un potere intimidatorio di tipo mafioso al fine di monopolizzare i trasporti da e per il M.O.F., imponendo anche una propria “tassa” ai movimenti effettuati dalle altre ditte;
  • ha assunto il controllo della citata “La Suprema s.r.l.”, fittiziamente amministrata da prestanome ma di fatto gestita dai figli del citato D’Alterio, al fine di acquisirne i profitti eludendo le disposizioni in materia di misure di prevenzione patrimoniali;
  • ha minacciato un imprenditore della provincia di Viterbo per tornare in possesso di beni che il medesimo aveva acquistato a un’asta pubblica, dopo che erano stati sottratti agli stessi D’Alterio in esecuzione di una misura di prevenzione.

Per l’esecuzione dei provvedimenti sono stati impiegati 50 carabinieri del Comando Provinciale, supportati da quelli della provincia di Caserta e da un velivolo proveniente da Pratica di Mare.

Ristretti in carcere

  • Giuseppe D’Alterio (alias “peppe o marocchino”), 62enne originario di Minturno (Lt);
  • Luigi D’Alterio, 38 enne originario di Formia;
  • Armando D’Alterio, 35 enne originario di Formia.

Sottoposti agli arresti domiciliari

  • Melissa D’Alterio, 36enne originaria di Formia;
  • Anna D’Avia, 46 enne di Fondi;
  • Matteo Simoneschi, 31 enne originario di Fondi.
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