[FOTO-VIDEO] Marchionne ed i Carabinieri: «Quando vedo queste divise mi sento a casa»

Roma, 25 lug – «Era il 21 novembre 2004, quando presso l’Associazione Nazionale Carabinieri, sezione di Toronto, si svolgevano i festeggiamenti per onorare la Virgo Fidelis, patrona dell’Arma, e ricordare il 21 novembre 1941, quando il Maggiore Alfredo Serranti e il Battaglione Carabinieri da lui comandato perirono eroicamente per difendere Culqualber, ultimo caposaldo italiano in Africa Orientale. Circa 550 i partecipanti alla manifestazione: molti soci e familiari e molte autorità italiane e canadesi. Quell’anno era presente anche il socio dott. Sergio Marchionne, figlio del defunto M.M. Concezio, al quale è intitolata la Sezione di Toronto».

Inizia così un articolo pubblicato sul sito web ufficiale dell’Arma dei Carabinieri, per ricordare quanto la figura di Sergio Marchione, deceduto oggi all’ospedale universitario di Zurigo dove era stato ricoverato il 27 giugno.

«Sergio Marchionne – si legge – era socio sin dal 1973, anno di fondazione della sezione, ed alla morte del segretario Concezio nel 1984 fu chiamato a sostituirlo, mantenendo la carica sino al 1994, quando si trasferì in Svizzera per motivi di lavoro. Nonostante i suoi impegni dovuti agli incarichi di responsabilità che andò a ricoprire presso la FIAT, quando gli era possibile si recava a Toronto per fare visita alla mamma e alla sezione».

«Il padre Concezio, infatti, era un Maresciallo dell’Arma. Classe 1915, uno di 11 tra fratelli e sorelle, era nato a Cugnoli, in provincia di Pescara. Nel 1947 prestava servizio a Gorizia dove conobbe sua moglie, Maria Zuccon, nata a Pola nel 1925, in un’Istria ancora italiana. Negli anni della seconda guerra mondiale, la famiglia materna era stata colpita da due tragici lutti, causati dal clima di scontro etnico tra italiani e slavi che per decenni aveva avvelenato quella regione di confine».

La tragedia del nonno gettato in una foiba

«Nel settembre del 1943 il nonno di Sergio, Giacomo Zuccon, fu sequestrato e gettato in una foiba dai partigiani titini (i suoi resti verranno in seguito recuperati, assieme ad altri, nella foiba di Terli e riconosciuti dall’altra figlia Anna). Alcune settimane dopo, anche lo zio Giuseppe, fratello della madre, messosi alla ricerca del padre di cui non si avevano più notizie, cadde in un rastrellamento dei militari tedeschi che, scambiandolo per un partigiano o disertore, lo passarono per le armi».

«Quando Concezio tornò in Abruzzo, Maria fu ben contenta di seguirlo a Chieti, dove si stabilirono in un piccolo appartamento di via Sant’Agata. Abitavano lì quando il 16 giugno 1952 nacque Sergio, che frequentò il vicino asilo Sant’Agostino, in via Galliani. A Gorizia Maria era arrivata insieme a sua sorella Anna che sposò un amico di Concezio con il quale si trasferì presto a Toronto, dove presto li raggiunsero i coniugi Marchionne con i figli Sergio e Luciana. Lo spirito di adattamento, la tenacia e la determinazione in qualche modo facevano parte del Dna della famiglia, osmosi riuscita al meglio anche grazie ai valori trasmessi dalla militanza del genitore nell’Arma».

Marchionne: nei valori dell’Arma la mia educazione

“Ritrovo nell’Arma di oggi i valori alla base della mia educazione», dirà l’Amministratore Delegato di Fiat Chrysler Automobiles alla consegna della Alfa Romeo Giulia Quadrifoglio all’Arma dei Carabinieri nel giugno di due anni fa. La sua irresistibile ascesa, dunque, iniziata alla Deloitte & Touche in Canada, fu improntata su tre punti fermi a cui non avrebbe mai più rinunciato: i Carabinieri, la famiglia unita, lo spirito di sacrificio».

«Lo scorso 26 giugno, malgrado fosse già debilitato, per nulla al mondo avrebbe rinunciato ad essere presente a Roma, per conoscere il nuovo Comandante Generale dell’Arma dei Carabinieri Giovanni Nistri e consegnargli le chiavi della nuova Jeep Wrangler per gli impegni operativi dell’Arma, nel corso di una cerimonia che resterà la sua ultima uscita ufficiale in pubblico».

Il ricordo di Sergio Marchionne del padre Maresciallo dell’Arma

«L’ultimo Amministratore Delegato di FCA Sergio Marchionne ha ricordato il padre, colonna portante per la sua vita personale e professionale: “Mio padre era un Maresciallo dei Carabinieri e mi ha trasmesso la serietà, l’onestà, il senso del dovere, la disciplina e lo spirito di servizio“, ha raccontato lui stesso, con fierezza e gratitudine, riannodando i fili della memoria, con l’emozione di chi è “cresciuto con la divisa a strisce rosse accanto“. Gli stessi valori che hanno animato lo storico sodalizio tra la Fiat, poi FCA, e l’Arma dei Carabinieri. “Quando vedo queste divise mi sento a casa“. Davanti a una divisa dell’Arma per lui era come tornare all’infanzia: “Papà aveva i gradi, ma a casa comandava mamma“. Quella casa, la casa madre dei Carabinieri, in cui egli ha voluto ritornare, per l’ultima volta».

«Anche noi vogliamo onorare la memoria del Maresciallo Concezio Marchionne – conclude l’articolo – e di tutti i militari dell’Arma che, come lui, seppure a costo di sacrifici, rinunce e trasferimenti che hanno coinvolto i propri cari, hanno sempre tenuto fede al giuramento prestato e alla divisa».

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1 Commento

  1. Franco PAIANO dice

    Onore all’Arma e ai Marchionne

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