“Faida di Platì”, le indagini sulla “lupara bianca” e i delitti di 20 anni fa portano a 5 fermi

Auto_carabinieriReggio Calabria, 25 mag – Su disposizione della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia – di Reggio Calabria, i Carabinieri del R.O.S., del Comando Provinciale di Reggio Calabria e dello Squadrone Eliportato Cacciatori di Calabria, hanno eseguito un decreto di fermo di indiziato di delitto nei confronti di «Rosario Barbaro (77 anni), Saverio Trimboli (43 anni), Rosario Marando (49 anni), Bruno Polito (45 anni) e Domenico Trimboli (36 anni)».

I fermati sono «ritenuti a vario titolo responsabili di una serie di omicidi con l’aggravante del metodo mafioso – si legge in una nota della Procura – commessi nel corso di una faida tra le famiglie Marando e Trimboli, che insanguinò Platì tra la fine degli anni 90 e i primi anni 2000, con l’uccisione di 5 persone».

Il decreto di fermo è stato emesso a conclusione di complesse indagini del R.O.S. svolte con l’ausilio della Stazione CC di Platì e dei Cacciatori di Calabria. Indagini che, secondo gli inquirenti, avrebbero «consentito di riscontrare – scrive la Procura – come Pasquale Marando, capo dell’omonima ‘ndrina attiva tra Platì e il Piemonte, irreperibile dal 2002, fu vittima di omicidio con occultamento del cadavere, commesso nel gennaio di quell’anno da esponenti della famiglia Trimboli che – si legge sempre nella nota – agirono con l’autorizzazione di Rosario Barbaro, capo della locale di ‘ndrangheta di Platì, animato dall’intento di ridimensionare i Marando, che insidiavano la sua leadership sul territorio».

Il fatto di sangue, per gli investigatori, si sarebbe inquadrato nella violenta faida scatenatasi «nell’ambito della cosca Marando – Trimboli per contrasti sulla gestione e la spartizione dei proventi del traffico internazionale di droga che avevano portato i Marando a colpire duramente i Trimboli per riaffermare la loro supremazia nell’ambito del sodalizio mafioso – spiega la Procura nel comunicato -. Lo scontro fu interrotto a seguito dell’intervento della struttura sovra ordinata del Crimine. Così l’omicidio di Marando portò ad un nuovo equilibrio nei rapporti di forza tra le cosche di Platì, rafforzando proprio i Barbaro».

Le indagini del R.O.S. avrebbero consentito di fare luce, oltre che sulla scomparsa di Pasquale Marando, «anche su un omicidio e altri tre casi di lupara bianca, maturati sempre nell’ambito della faida tra le famiglie Marando e Trimboli».

Il primo episodio delittuoso risale al gennaio del 1997, quando ignoti «assassinarono a colpi di pistola Ferdinando Virgara». A distanza di venti anni, per gli inquirenti, le indagini avrebbero fatto emergere «come Virgara venne ucciso da Pasquale Marando, Rosario Trimboli e Antonio Giuseppe Trimboli, a loro volta successivamente assassinati», scrive la Procura.

Temporalmente seguirono «tre casi di lupara bianca dei fratelli Antonio Giuseppe Trimboli (scomparso nel luglio 2001) e Rosario, ucciso insieme al parente Saverio Trimboli (nel novembre dello stesso anno)». «I loro corpi non sono stati ritrovati».

Le indagini avrebbero accertato, sempre secondo gli investigatori, «che l’uccisione dei Trimboli fu ordinata e attuata da Pasquale Marando per ribadire la sua leadership sulla cosca Trimboli – si legge nel comunicato – e perché si era convinto che proprio i Trimboli lo avessero deliberatamente indotto in errore, accusando falsamente Ferdinando Virgara di responsabilità nell’omicidio del fratello Francesco rinvenuto cadavere nel maggio 1996 in località della val di Susa».

Infine, per gli inquirenti, sarebbe stato «risolto il caso dell’uccisione di Pasquale Marando, il cui cadavere non è stato mai ritrovato, attuata per vendetta nel gennaio 2002 da Saverio Trimboli, inteso Savetta, fratello di Antonio Giuseppe e Rosario – scrive la Procura – con il concorso di altri esponenti della cosca Trimboli e con l’assenso di Rosario Barbaro, capo locale di Platì, in contrasto con Marando per questioni di supremazia mafiosa sul territorio – conclude la nota -. L’omicidio avvenne all’interno di un’abitazione di Platì, ove Marando, all’epoca latitante, era stato portato per partecipare ad una riunione che sancisse un chiarimento con i Trimboli».

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