Emilia Romagna, 117 arresti per associazione mafiosa: i particolari dell’operazione

Provvedimenti cautelari anche verso ex appartenenti alle Forze dell'Ordine

Roma, 28 gen – All’alba di oggi è stata eseguita un’ordinanza di custodia cautelare e sono ancora in corso di esecuzione decine di perquisizioni nei confronti di numerosi soggetti raggiunti dal provvedimento e di altri indagati.

Si tratta di un provvedimento restrittivo, adottato dal GIP di Bologna, che riguarda complessivamente 117 persone, molte delle quali (54 ) per il delitto di associazione di stampo mafioso e 4 per il delitto di concorso esterno in associazione mafiosa, oltre a numerosi altri delitti che vanno dall’estorsione, all’usura, all’impiego di denaro proveniente da delitto. Tutti gli altri sono anche essi indagati per reati dello stesso tipo di quelli da ultimo indicati e che più avanti si preciseranno nel dettaglio.

I Particolari dell’operazione sono forniti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Bologna – Direzione Distrettuale Antimafia.

Fra le 50 persone raggiunte dalla custodia in carcere per il delitto di cui all’art.416-bis c.p. ve ne sono n.6 con la qualifica di capi e di promotori dell’associazione e n. 5 con la qualifica di organizzatori.

L’operazione, denominata “Aemilia”, può essere senz’altro definita di portata storica. La riprova di ciò è data dalla significativa presenza a questa conferenza stampa del Procuratore Nazionale Antimafia, che per tale ragione ringraziamo.

L’indagine che le ha dato vita dura dalla fine del 2010 ed è stata condotta da un sostituto procuratore di questo Ufficio, e da un sostituto procuratore nazionale antimafia, applicato per due anni (dal 2011 al 2013) alla DDA di Bologna per tale indagine, trattandosi di magistrato con una esperienza ultraventennale nel contrasto alla ‘ndrangheta. Egli ha offerto all’indagine un contributo prezioso. Ai due magistrati va tutta la mia gratitudine per avere reso possibile questo risultato così importante. Ovviamente le indagini continueranno e per il prosieguo di esse e per il processo il sostituto di questo Ufficio sarà collaborato da due altri magistrati di cui uno appartenente alla DDA, coassegnatario del processo.

Anche per l’applicazione del magistrato della DNA all’indagine fin dalla sua fase iniziale, ringraziamo il Procuratore Nazionale Antimafia.

L’indagine è coordinata personalmente dal Procuratore della Repubblica il quale fin dal suo arrivo a Bologna ha rappresentato in più occasioni il quadro della presenza in Emilia della criminalità organizzata così come le indagini lo hanno ora ricostruito e dimostrato

Al risultato di oggi si è pervenuti attraverso una complessa, approfondita, accurata attività investigativa dei carabinieri, supportata da alcuni reparti della Guardia di Finanza di Cremona, che ha consentito di ricostruire, anche dal punto di vista storico, l’insediamento, la strutturazione, le modalità operative, le strategie e le attività dell’associazione mafiosa in questione a partire dal 9-6-1982 (data in cui giunge in Emilia, in seguito a un provvedimento di sorveglianza speciale che gli imponeva il soggiorno obbligato, DRAGONE Antonio, capo mafia calabrese proveniente dalla provincia di Crotone).

Si tratta di una associazione mafiosa di ‘ndrangheta operante in Emilia, propagine della “locale” di riferimento di Cutro, guidata e diretta da Nicolino Grande Aracri.

Le indagini del passato

La ricostruzione storica del fenomeno, necessaria per comprendere i fatti oggetto della misura cautelare e tutto ciò che è accaduto in epoca recente, ha preso le mosse ovviamente da preesistenti atti giudiziari affinché essa rimanesse saldamente ancorata a un solido quadro probatorio.

L’esistenza infatti dell’associazione mafiosa denominata ‘ndrangheta, autonomamente operante da anni nel territorio emiliano – provincie di Reggio Emilia, Parma, Modena e Piacenza era stata già accertata:

nell’ambito del p.p. 12001/2003 r.g.n.r. DDA Bologna – “op. Grande Drago”

  • con sentenza nr. 712/06 rg. Sent. emessa il 25.05.2006 dal G.U.P. del Tribunale di Bologna, divenuta irrevocabile l’11.07.2012 per alcuni imputati;
  • con sentenza n. 616/2006 rg Sent emessa il 18.12.2008 dal Tribunale di Piacenza, divenuta irrevocabile il 22.5.2014 per altri imputati

nell’ambito del p.p. 5754/02 R.G.N.R. DDA Bologna, – “op. Edilpiovra”

  • con sentenza nr. 122/2004 r.g. Sent. emessa il 16.02.2004 dal G.U.P. del Tribunale di Bologna, , divenuta irrevocabile il 21.10.2008 per alcuni imputati;
  • con sentenza n. 1517/2012 emessa il 27.6.2012 rg sent Corte d’Appello di Bologna divenuta irrevocabile il 8.4.2014 per altri imputati)

nell’ambito di numerose altre indagini della DDA di Catanzaro– ad es. “op. Scacco Matto e Pandora” compendiate anch’esse in sentenze irrevocabili dell’autorità giudiziaria calabrese.

Con la presente indagine si è avuta conferma che nella parte occidentale dell’Emilia opera «da oltre un ventennio una cellula ‘ndranghetista di derivazione cutrese che, attraverso un processo di progressiva emancipazione rispetto alla cosca, ha guadagnato in autonomia e autorevolezza sul piano economico-finanziario, mantenendo sostanzialmente inalterata la cifra della propria capacità di intimidazione, e peraltro adeguata al mutato ordine delle cose». Così il GIP nel suo provvedimento.

L’indagine ha posto in rilievo che la manifestazione dell’attività criminale ‘ndranghetista in Emilia Romagna ha assunto forme che richiedono uno sforzo di interpretazione e analisi diverso, se non nuovo, rispetto ai fenomeni paralleli in contesti delocalizzati (in particolare Piemonte e Lombardia). Infatti, «oltre alla diversità strutturale e all’assenza di una pluralità di locali, … la presenza dell’organizzazione ha volto e contenuto prettamente imprenditoriale». «La cellula emiliana ha rimodellato le proprie forme di espressione esterna in funzione del diverso territorio e delle profonde differenze sociali, economiche e culturali in cui si trova ad operare». Mentre nei territori di origine, le consorterie mafiose hanno l’esigenza di affermare il loro potere criminale attraverso manifestazioni che ne rendano chiaramente e concretamente percepibile la loro esistenza e la loro egemonia locale attraverso il controllo del territorio, l’attribuzione di “doti”, l’applicazione di riti, di formule e di cerimonie di affiliazione, e non di rado mediante efferati delitti. Ancora il GIP nel suo provvedimento.

Il gruppo emiliano è portatore di autonoma e localizzata forza di intimidazione derivante dalla percezione, sia all’interno che all’esterno del gruppo stesso, dell’esistenza e operatività dell’associazione nell’intero territorio emiliano come un grande ed unico gruppo ‘ndranghetistico con suo epicentro in Reggio Emilia(anche quale propagine della “locale” di riferimento di Cutro),

Ma «l’attività illecita del gruppo si coagula senz’altro attorno a soggetti che hanno il proprio indiscutibile centro di riferimento nella città di Reggio Emilia, nel cui territorio si è consumata o ideata la più parte di reati fine, a conferma diretta del fatto che il pregiudizio dell’ordine pubblico è venuto ad emersione proprio nella Città del Tricolore». Dunque la competenza della DDA di Bologna e del GIP distrettuale.

L’impegno dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Cremona

Per il lavoro svolto, per l’impegno, per la disponibilità e per il sacrificio imposto dalle esigenze delle indagini (orari, turni, pedinamenti, osservazioni sul territorio), un riconoscimento va dato ai Carabinieri di Modena, di Parma (Neviano degli Arduini), di Piacenza (Fiorenzuola d’Arda), di Reggio Emilia e di tutti gli altri che fin dall’inizio hanno fatto parte del gruppo di coordinamento, messo a disposizione dall’allora Comandante della Legione Emilia Romagna, Gen. Vittorio Tomasone, che convintamente aveva aderito al progetto investigativo proposto da questo Ufficio. Ringraziamento che va esteso all’attuale Comandante della Legione, Gen. Paparella, il quale ha manifestato all’Ufficio la identica disponibilità, sulla quale facciamo affidamento anche per il futuro.

Un riconoscimento va ovviamente anche alla Guardia di Finanza di Cremona che ha fornito un importante contributo per il raggiungimento dell’odierno risultato in relazione ai molteplici reati fiscali e contro il patrimonio (usura) contestati agli indagati.

Il 9-6-1982, rappresenta dunque la data in cui, con l’arrivo di Dragone Antonino, viene concepito il gruppo mafioso emiliano. Oltre 32 anni, nel corso dei quali l’associazione si è, via via, sviluppata, crescendo come una metastasi nel corpo sano di quella parte dell’Emilia che da Reggio Emilia, passando per Parma e Piacenza, giunge fino alla riva lombarda del Po.

Essa si è dapprima insediata, poi si è strutturata sul territorio, quindi si è infiltrata nei gangli vitali della società emiliana, inquinando man mano specifici settori dell’economia, particolarmente quello dell’edilizia (imprenditori), poi delle professioni (commercialisti e consulenti finanziari), dell’amministrazione pubblica (amministratori, dirigenti pubblici e persino rappresentanti delle forze dell’ordine), quindi più in generale della politica, e persino dell’informazione (giornalisti). Si radicava così definitivamente, anche con calabresi di seconda e terza generazione, nel territorio emiliano, laddove ha importato, mediante la cosiddetta “delocalizzazione”, strategie di intervento, modalità operative, settori di interessi e catena di comando, propri della ‘ndrangheta che opera in Calabria.

Catanzaro – Brescia (collegamento investigativo – esecuzione misure in contemporanea)

Contemporaneamente all’esecuzione dell’ordinanza citata, sono stati eseguiti, stamattina, numerosi provvedimenti di fermo adottati dalla DDA di Catanzaro (37) e dalla DDA di Brescia (9) all’esito di indagini riguardanti soggetti appartenenti alla medesima associazione mafiosa per delitti commessi in quei territori e per i quali non vi era uno specifico vincolo di connessione con i delitti per i quali sta procedendo questa Procura.

Si tratta in sostanza di indagini collegate che da sempre sono state coordinate mediante un costante e proficuo scambio di informazioni e di atti di indagine, e numerose riunioni di coordinamento organizzate a cura del Procuratore Nazionale Antimafia presso la DNA.

I capi promotori e zone di riferimento.

  1. Sarcone Nicolino – zona di Reggio Emilia
  2. Bolognino Michele – zona Parma e bassa reggiana
  3. Diletto Alfonso – zona bassa reggiana
  4. Lamanna Francesco – zona Piacenza
  5. Gualtieri Antonio – zona Piacenza e Reggio Emilia
  6. Villirillo Romolo – tutte le zone e collegamento per tutte

Gli organizzatori per il raccordo operativo fra i capi e partecipi

  • Giglio Giuseppe ? Bolognino
  • Cappa Salvatore ? Bolognino
  • Silipo Antonio ? Sarcone Nicolino
  • Blasco Gaetano ? Sarcone Nicolino
  • Valerio Antonio? Sarcone Nicolino

Gli affiliati (68) di cui 56 con misura cautelare in carcere per il 416-bis c.p, n.6 in carcere con altri reati, n. 6 senza misura cautelare. Alcuni dei quali non sono stati raggiunti da misura cautelare.

Avverso il rigetto della richiesta sarà proposto appello.

No misura cautelare per il 416-bis c. p.

1) *ALLELUIA Lauro, 2) RIILLO Francesco, 3) *AIELLO Giuseppe, 4) MUTO Cesare, 5) *FLORO VITO Giuliano, 6) MIGALE Vincenzo, 7) *SILIPO Luigi, 8) FORMENTINI Francesco, 9) *OPPIDO Gaetano, 10) *AMATO Domenico, 11)*+ ARENA Carmine, 12) MUTO Luigi cl. 1975.

* misura cautelare per altri reati

I concorrenti esterni

BERNINI Giovanni Paolo

del delitto di cui agli artt. 110, 416 bis, C.P., Presidente del Consiglio Comunale di Parma richiedeva ed otteneva dagli associati VILLIRILLO Romolo e, tramite costui, da CAPPA Salvatore, PALLONE Giuseppe, LEPERA Francesco ed altri, che si impegnassero a raccogliere voti a suo favore in relazione alla competizione elettorale del maggio 2007 per l’elezione del sindaco e del consiglio comunale di Parma (voti che venivano assicurati nell’ordine di qualche centinaio – tra 200 e 300).

A fronte del sostegno garantito al BERNINI questi si impegnava a fornire un corrispettivo in denaro e la promessa una volta eletto, di porre in essere specifiche iniziative amministrative tese a soddisfare gli interessi della consorteria criminale, in particolare relativamente ad appalti ovvero comunque alla velocizzazione ed attenzione particolare nella trattazione delle pratiche amministrative nei loro riguardi.

GANGI Giovanni

del delitto di cui agli artt. 110, 416 bis, C.P. mettendo in contatto il BERNINI Giovanni Paolo con l’associazione mafiosa ed in particolare con il suo rappresentante VILLIRILLO Romolo e seguendo costantemente i contatti che ne nascevano fino al raggiungimento dell’accordo così rendendo possibile la commissione del reato di cui al capo che precede.

BIANCHINI Augusto

reato p. e p. dagli artt. 110, 416 bis c.p., perché nella sua qualità di imprenditore con ottimi rapporti locali (società BIANCHINI Costruzioni s.r.l.) con istituzioni ed altre imprese, consentiva ai membri dell’associazione ed in particolare a BOLOGNINO Michele di gestire di fatto i lavori dal medesimo ottenuti in appalto dalla pubblica amministrazione in relazione allo smaltimento delle macerie del terremoto che colpiva l’Emilia nel 2012 e ad alcuni lavori di ricostruzione, avvalendosi altresì delle società riconducibili a GIGLIO Giuseppe.

GIBERTINI Marco

reato p. e p. dagli artt. 110, 416 bis c.p. perché

  1. metteva a disposizione del sodalizio ed in particolare di SILIPO Antonio e SARCONE Nicolino, i suoi rapporti politici, imprenditoriali e del mondo della stampa a tutti i livelli, in particolare intervenendo in un momento di particolare fibrillazione per l’associazione quando nell’autunno del 2012 era scoppiata una polemica in relazione ad una cena avvenuta nella primavera precedente durante la quale SARCONE, BRESCIA, PAOLINI, IAQUINTA ed altri avevano incontrato il politico del PDL PAGLIANI proprio in vista della realizzazione di una campagna pubblica di contrasto all’azione del Prefetto di Reggio Emilia a causa dell’adozione di numerose interdittive antimafia nei confronti di appartenenti all’associazione ovvero a questi vicini e legati.
  2. metteva a disposizione del sodalizio, seguendo le indicazioni di SARCONE Nicolino, che inizialmente gli pervenivano per il tramite di PAOLINI Alfonso o SILIPO Antonio la trasmissione dal medesimo condotta sull’emittente Telereggio, nell’ottobre 2012 realizzando l’intervista a SARCONE Gianluigi.
  3. si metteva a disposizione, nel gennaio 2013, direttamente di SARCONE Nicolino per fargli ottenere una intervista su “Il Resto del Carlino” che veniva pubblicata il 3.2.2013.
  4. provvedeva a “pubblicizzare” le possibilità di recupero crediti offerte dagli associati indicando nella figura di SARCONE Nicolino, un riferimento di sicuro risultato e di grande capacità di successo proprio nel campo del recupero credito ovvero degli investimenti a suoi conoscenti imprenditori.
  5. conduceva nelle mani dell’organizzazione imprenditori che, inizialmente attratti dalle possibilità indicate, divenivano poi vittime dell’azione estorsiva del gruppo come avvenuto per SALSI Mirco ed altri con ciò consentendo il sempre maggior radicamento dell’associazione stessa nel territorio reggiano e la sua espansione in tutta la regione.

PAGLIANI Giuseppe

reato p. e p. dagli artt. 110, 416 bis c.p.,

  • sfruttava la sua qualità di capogruppo PDL nel consiglio Provinciale di Reggio Emilia e di vice-coordinatore vicario provinciale del PDL che veniva messa al servizio della strategia pubblica dell’associazione, in ciò consentendo agli associati di affrontare un momento di particolare difficoltà incontrata da molti di loro e dall’associazione stessa, ottenendo anzi un “rilancio” delle possibilità e delle capacità di azione del sodalizio. Nella primavera del 2012 dopo l’adozione di numerosi provvedimenti interdittivi emessi dal Prefetto di Reggio Emilia che avevano colpito sia partecipi all’associazione mafiosa di cui al capo 1 che persone a questi vicine o comunque collegati imprenditorialmente o professionalmente, accettava la proposta avanzata da PAOLINI Alfonso di incontrare personaggi che erano stati interessati a vario titolo da tali provvedimenti proponendogli un patto politico come emerge dalla conversazione sotto riportata intervenuta il 24.2.2012 tra i due.
  • accettava quindi di effettuare una riunione la mattina del 2.3.2012 presso l’ufficio di SARCONE Nicolino ed alla presenza di BRESCIA Pasquale, PAOLINI Alfonso e MUTO Antonio cl. 55 nella quale veniva affrontato il problema che stava emergendo per il sodalizio prendendo accordi in relazione al sostegno politico di cui gli associati avevano bisogno, strumentalizzando in tal modo la battaglia già in corso nei confronti della Presidente della Provincia di Reggio Emilia Nadia Masini.
  • il PAGLIANI era pienamente consapevole della storia criminale di SARCONE Nicolino, essendo fatto notorio la pendenza del processo per associazione di stampo mafioso e plurime estorsioni pendente in quel periodo davanti al Tribunale di Reggio Emilia (per cui il SARCONE aveva subito anche una lunga detenzione cautelare).
  • stabiliva nel corso della riunione riservata di organizzare un incontro pubblico allo scopo di sostenere la rivendicazione del gruppo di non essere accostato a fenomeni ‘ndranghetistici e comunque alla criminalità organizzata, come motivatamente adombrato nei provvedimenti del Prefetto di Reggio Emilia e fornendo quindi una “sponda politica” a tale battaglia, potendo contare in seguito (ed in cambio) il PAGLIANI sul voto di una importante fetta della comunità di origine calabrese residente nella provincia di Reggio Emilia.
  • partecipava insieme al consigliere comunale Ing. GUALTIERI Rocco e all’Avv. ARCURI Caterina (già esponente del PDL, poi disimpegnatasi politicamente), che non venivano messi a parte del patto intervenuto il 3.2.2012, alla riunione pubblica presso il ristorante ANTICHI SAPORI il seguente 21.3.2012 a cui partecipavano perlomeno SARCONE Nicolino, SARCONE Gianluigi, SARCONE GRANDE Giuseppe, DILETTO Alfonso, BRESCIA Pasquale, PAOLINI Alfonso, IAQUINTA Giuseppe, COLACINO Michele, PALERMO Alessandro ed altri.
  • prometteva nel corso di tale riunione sostegno alle rivendicazioni di molti degli intervenuti che lamentavano infondatamente la “persecuzione” ad opera del Prefetto di Reggio Emilia e le discriminazioni nei confronti della comunità calabrese che pretendevano di rappresentare con ciò attuando una confusione tra fatti assolutamente distinti e che tendeva ad ottenere l’impunità per i loro comportamenti ed il silenzio ed omertà da parte di chi intendesse opporsi.
  • alimentava la falsa sovrapposizione tra i personaggi indicati nei provvedimenti dell’autorità Amministrativa come contigui alle cosche ‘ndranghetistiche e l’imprenditoria calabrese di cui veniva lamentata una persecuzione ad opera delle cooperative rosse.
  • sosteneva tale tesi consapevolmente a vantaggio di SARCONE Nicolino e dei suoi sodali e ricevendo in cambio il sostegno alla sua battaglia politica di contrapposizione al Presidente della Provincia Sonia Masini e ad altri personaggi pubblici schierati apertamente a sostegno dell’azione del Prefetto che nel corso dei mesi finali della primavera e i primi mesi estivi si acuiva ulteriormente proprio su questi temi, il tutto al fine di aumentare il proprio peso politico e fondare una sua futura affermazione anche elettorale e/o all’interno del partito.
  • chiedeva dopo la riunione a PAOLINI Alfonso sostegno per la raccolta di firme per la presentazione di una lista alle elezioni comunali di Campegine (RE)

TATTINI Roberta

reato p. e p. dagli artt. 110, 416 bis c.p., perché

in qualità di consulente bancario e finanziario, partecipava attivamente all’attività dell’associazione di cui al capo 1, mettendosi a completa disposizione di GUALTIERI Antonio sotto il profilo professionale indicando al medesimo nuovi obiettivi, fornendo consulenza ed opera professionale per gli affari gestiti dalla consorteria, introducendo i medesimi in rapporti dalla stessa intrattenuta con altri operatori finanziari, partecipando anche in loro vece ad incontri di gestione di affari del sodalizio sia in Emilia che in altre regioni del nord Italia (in particolare Veneto e Lombardia).

Faceva ciò nella piena consapevolezza e volontà di dare un apporto ad un gruppo organizzato appartenente alla ‘ndrangheta (di cui apprendeva nei particolari le dinamiche associative ed operative) e ricercava in ciò anche una propria affermazione professionale con spendita all’esterno di tale sua capacità di rapporto e di risorsa.

Nello specifico, a puro titolo esemplificativo:

  • si mette più volte a disposizione di VILLIRILLO Romolo e GUALTIERI Antonio nell’ambito di una trattativa riguardante denaro proveniente da delitto probabilmente commesso all’estero, svolgendo un ruolo di intermediazione tra gli appartenenti al sodalizio emiliano e la controparte composta da appartenenti alla criminalità comune operanti anche all’estero, partecipando ed organizzando incontri finalizzati alla conclusione della medesima trattativa;
  • coadiuva GUALTIERI Antonio sia nel reperimento di società da inserire in joint venture nel progetto di investimento per l’energia alternativa (eolico) in Cutro, tra le quali la Metalma Srl di Lallio (BG) – poi coinvolta in attività estorsiva di cui ai capi 88, 90 e 91, tenendo per conto del gruppo emiliano il rapporto con MINERVINO Salvatore, responsabile della parte tecnico amministrativa del progetto per conto di Nicolino GRANDE ARACRI;
  • si mette a disposizione di GUALTIERI Antonio, per consentire il risanamento tramite consolidamento di debiti pregressi di OPPIDO Raffaele in carico alla società Faecase, concordando con il direttore dello stesso istituto avanzando un piano di rientro;
  • propone a GUALTIERI Antonio, ritenuto dalla stessa referente per le attività imprenditoriali del sodalizio nel nord Italia ed esponente di primo piano della famiglia di Cutro, la partecipazione ad un progetto finalizzato alla costituzione di un impianto per la produzione di insulina e citostatici in Calabria, quale ampliamento di analogo progetto avviato per la Sicilia e stati extra europei da un altro suo cliente;
  • coadiuva, sotto il profilo tecnico-finanziario, unitamente ad altri consulenti, GUALTIERI Antonio e successivamente lo stesso GRANDE ARACRI Nicolino, nel tentativo di acquisizione dei beni mobili ed immobili provenienti dal fallimento della società Rizzi Spa in Verona, partecipando a numerosi incontri tra le parti interessate, finalizzati ad interpretare le strategie di acquisizione e le modalità di suddivisione dei profitti, interfacciandosi anche con altri membri della criminalità organizzata del veneto;
  • in occasione dell’incontro avvenuto il giorno 01 marzo 2012 presso il proprio studio professionale di Bologna, si mette a disposizione di GRANDE ARACRI Nicolino e GUALTIERI Antonio, in relazione a precise disposizioni concernenti l’acquisizione dei beni fallimentari precedentemente citati;
  • si mette a disposizione di GUALTIERI Antonio nell’ambito della sua illecita attività di recupero crediti confluita nei reati di estorsione e tentata estorsione. Nello specifico, dopo aver presentato a GUALTIERI Antonio il suo cliente MAFFIOLETTI Fabrizio, titolare della Metalma srl, pone in essere condotte agevolative del di cui ai capi da 88 a 91.

STEFANELLI Fulvio

reato p. e p. dagli artt. 110, 416 bis c.p., perché

coadiuva la moglie TATTINI Roberta in tutte le attività compiute dalla stessa ed indicate al capo di imputazione precedente, essendo sempre messa al corrente dalla medesima di ogni attività, fornendo alla medesima consigli e supporto anche professionale.

Nello specifico, a puro titolo esemplificativo:

  • partecipa, alla presenza di VILLIRILLO Romolo, GUALTIERI Antonio, BATTAGLIA Pasquale e della moglie TATTINI Roberta, all’incontro avvenuto in data 09.06.2011, all’interno della propria abitazione e finalizzato alla risoluzione dell’operazione denominata Affare Blindo;
  • partecipa all’incontro avvenuto il giorno 01 marzo 2012 presso studio professionale TATTINI di Bologna, con GRANDE ARACRI Nicolino e GUALTIERI Antonio
  • partecipa all’incontro avvenuto in Sona (VR) il 23.04.2012 concernente la risoluzione di importanti problematiche relative l’acquisizione del fallimento Rizzi di Verona, alla presenza di LAROSA Immacolata, GALASSO Antonino, MINERVINO Salvatore, GRANDE ARACRI Domenico, Pallone Antonio, Summo Giovanni e la moglie Tattini Roberta.

SUMMO Giovanni

reato p. e p. dagli artt. 110, 416 bis c.p., perché

  • in qualità di consulente bancario e finanziario, si metteva a completa disposizione di GUALTIERI Antonio sotto il profilo professionale indicando al medesimo nuovi obiettivi, fornendo consulenza ed opera professionale per gli affari gestiti dalla consorteria, introducendo i medesimi in rapporti dalla stessa intrattenuta con altri operatori finanziari, partecipando anche in loro vece ad incontri di gestione di affari del sodalizio sia in Emilia che in altre regioni del nord Italia (in particolare Veneto e Lombardia).
  • coadiuvava la collega TATTINI Roberta in molte delle attività compiute dalla stessa ed indicate nei capi di imputazione sotto indicati. Nello specifico, a puro titolo esemplificativo:
  • si mette a disposizione di GUALTIERI Antonio che accompagna il giorno 16 febbraio 2012 in Roma nell’ambito di un’operazione finanziaria con CONDOLUCI Raffaele;
  • coadiuva, sotto il profilo tecnico-finanziario, unitamente ad altri consulenti, GUALTIERI Antonio e successivamente lo stesso GRANDE ARACRI Nicolino, nel tentativo di acquisizione dei beni mobili ed immobili provenienti dal fallimento della società Rizzi Spa in Verona, partecipando a numerosi incontri tra le parti interessate, finalizzati ad interpretare le strategie di acquisizione e le modalità di suddivisione dei profitti. In questo contesto, quale titolare di fiduciaria svizzera, presenta a proprio nome una proposta di acquisizione al curatore fallimentare, essendo altresì a disposizione di GUALTIERI per la creazione di una società LTD ad hoc;
  • coadiuva GUALTIERI Antonio nella ricerca di un finanziatore per l’acquisizione dei beni del fallimento Rizzi, proponendogli FERRARI Aldo Pietro.

I rappresentanti delle Forze dell’Ordine

  • Cianflone Antonio – ex Ispettore della Polizia di Stato in forza alla S.M. di Catanzaro – concorso esterno in associazione mafiosa, art.615-ter, art. 326 c.p.
  • Matacera Francesco – come Cianflone – Isp. PS S.M. CZ, senza 326.
  • Mesiano Domenico – Polizia di Stato già autista del Questore di Reggio Emilia – associazione mafiosa e minacce alla giornalista Sabrina Pignedoli, della redazione reggiana de “Il Resto del Carlino” affinché non pubblicasse notizie relative alla famiglia di Muto Antonio; art.615-ter c.p..
  • Salpietro Domenico – ex carabiniere App. Scelto CC N.O. Radiomobile CC di Reggio Emilia – artt. 110-416 bis, 326, 378 c.p.
  • Cavedo Maurizio – ex Sovr.te Polstrada Cremona, art.326 c.p.
  • Lupezza Alessandro – ex carabiniere -CC com.do stazione pr.le di Reggio Emilia – artt.326 e 615-ter c.p.
  • Cannizzo Mario – ex carabiniere – per estorsione

Altri in corso di verifica.

Gli imprenditori

  • Bianchini Augusto – artt.110.416 bis c.p.
  • Bianchini Alessandro
  • Falbo Francesco
  • Gibertini Gino

I professionisti

  • Tattini Roberta
  • Stefanelli Fulvio
  • Summo Giovanni
  • Clausi Agostino Donato

I giornalisti

  • Gibertini Marco e la sua disponibilità verso i Sarcone Nicolino e Gianluigi a procurargli direttamente delle interviste prima e dopo al sentenza di condanna per associazione mafiosa (il 23-1-2013).
  • Sarcone Gianluigi a Telereggio il 10-10-2012 alla trasmissione “Poke balle” con il titolo “la Cena delle beffe”
  • Sarcone Gianluigi al Resto del Carlino il 3-10-2012 – giornalista Andrea Ligabue.
  • Sarcone Nicolino al Resto del Carlino il 31-1-2013 pubblicata domenica 3-2-2013.

Le pressioni sulla redattrice del “Resto del Carlino” Sabrina Pignedoli ad opera di Domenico Mesiano autista del questore di R.E. per impedirle di scrivere sui Muto = compressione della libertà di stampa.

Gli amministratori

  • Bernini Giovanni Paolo

I funzionari pubblici

  • Gerrini Giulio – responsabile servizio lavori pubblici comune di Finale Emilia – art.323 c.p. per favorire gli imprenditori Bianchini.

I politici

  • Pagliani Giuseppe
  • Bernini Giovanni Paolo

GLI ALTRI REATI

Capi di imputazione n. 189

ESTORSIONI con connessi reati di incendio, danneggiamento, minaccia, usura, contraffazione di prodotti (capo 99), truffe, bancarotta fraudolenta (capo 101), impiego di denaro illecito (art.648-ter), art. 12-quinquies L. n.356/92, intestazione fittizia di beni, art.8 dpr n.74/00 (capo n.68) emissione di fatture per operazioni inesistenti., intermediazione e sfruttamento del lavoro (capo 90) art. 603-bis c.p., gestione abusiva dei rifiuti (capo 91+91-bis), art.2. dpr n. 74/00 avvalimento di fatture per operazioni inesistenti, corruzione ritenuta abuso d’ufficio dal gip, stupefacenti dichiarazione di incompetenza territoriale per alcuni indagasti.

APPELLO

Bernini e Ganci – elezioni di Parma, Gibertini Gino – estorsione, Matacera Francesco – concorso esterno e AADD, Stefanelli – Summo – concorso esterno.

Tutti gli indagati agli aa. Dd. per esigenze cautelari.

SEQUESTRO PREVENTIVO

BENI DA CONFISCAREcon la confisca penale e con la confisca allargata

Nell’ambito del contrasto patrimoniale alle organizzazioni mafiose, un provvedimento di sequestro preventivo, adottato dal GIP di Bologna su richiesta della DDA, è stato eseguito contestualmente all’ordinanza di custodia cautelare personale. Si tratta del sequestro di beni appartenenti ad alcuni degli indagati per il valore di oltre cento milioni di euro. L’esecuzione è ancora in corso ed è curata dai Carabinieri del ROS, dalla DIA di Bologna e dalla Guardia di Finanza di Cremona. In particolare sono stati raggiunti dal provvedimento numerose società riconducibili a Bianchini Alessandro e Bianchini Augusto (padre). E stato pure sequestrato un intero quartiere composto da circa 200 appartamenti a Sorbolo.

Beni per svariati milioni di euro sono stati sequestrati anche a Vertinelli Palmo.

Flipboard

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.