Difesa: i sindacati militari dal ministro, subito sul tavolo i problemi del personale

ROMA – Venerdì scorso i sindacati militari sono stati ricevuti dal ministro della Difesa Elisabetta Trenta, su invito della stessa. Il “gruppo SIM” (Sindacato Italiano Militari) era la rappresenza più numerosa: presenti Antonio Colombo (SIM Marina), Antonio Serpi (SIM Carabinieri), Donato Angelini (SIM Guardia Costiera), Sinibaldo Buono (SIM Aeronautica). Mancava all’appello solo il SIM Guardia di Finanza ma solo perchè è diverso il ministero di competenza (Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Dopo il benvenuto del ministro, che ha richiamato i sindacati ad avere una maggiore presenza femminile, i rappresentanti sindacali hanno subito illustrato al ministro le più urgenti questioni riguardanti il personale.

SIM Marina: da sinistra Antonio Cilli, Valentina Del Prete e Antonio Colombo

SIM Marina

  • Indennità di navigazione insufficienti a compensare il sacrificio del personale e delle loro famiglie;
  • Ricongiungimenti familiari e pendolarismo: il SIM rileva che il personale viene trasferito anche a 1.200 Km di distanza per un periodo di 5/7 anni ma le leggi in materia alleviano l’aspetto economico solo per i primi 2/3 anni;
  • “Diffuso e poco ortodosso” impiego nelle attività quotidiane del personale del ruoli graduati e sergenti ai quali vengono affidate mansioni che per anzianità o grado non dovrebbero svolgere, o non attinenti alle loro professionalità;
  • Tema della “genitorialità”: alcune norme – rileva il SIM Marina – vengono interpretate in maniera “originale” dai Comandi e/o Stati Maggiori, mettendo in seria difficoltà padri e madri nella gestione dei propri figli, anche laddove l’attività operativa permetterebbe un’applicazione più aderente allo spirito della norma. Inoltre, come se ciò non bastasse – sottolinea Antonio Colombo – coloro i quali chiedono il rispetto dei propri diritti ricevono penalizzazioni in termini di progressione di carriera.

Tali situazioni, che non sono certo le sole a causare problemi al personale, «producono un grave calo motivazionale del personale» – spiega Colombo al Ministro – chiedendo un’azione incisiva in tal senso.

Per quanto riguarda il lato “puramente” sindacale, il SIM Marina chiede al ministro che si giunga ad un impianto legislativo che permetta una piena agibilità sindacale, eliminando le storture che l’attuale proposta di legge Corda creerebbe, a cominciare dalla necessità di correggere l’impianto delle cosiddette “RUB” che rischiano di essere un nuovo “Cobar” che non rappresenterebbero nessuno e non sarebbero espressione della volontà del personale.

SIM Carabinieri

I Segretari Generali Serpi e Zetti hanno voluto rimarcare al ministro come sia urgente e necessario giungere alla piena applicazione di quanto previsto dall’art. 18 della sentenza della Corte Costituzionale che, per non rinviare il diritto di associazione, in attesa dell’intervento del legislatore in materia, consente nei confronti dei sindacati l’applicazione della disciplina in materia di rappresentanza militare. In parole povere, ad oggi, i rappresentanti sindacali, per poter svolgere le proprie funzioni e potersi riunire, sono costretti a farlo fuori dall’orario di servizio, a proprie spese e al di fuori di luoghi militari, quasi che il diritto sindacale sia una sorta di associazione di volontariato.

I Carabinieri sono poi passati ad illustrare i punti indispensabili perché l’iter legislativo in corso possa generare una norma efficace in tema di sindacati militari. In tale ottica si è ribadito come si ritenga opportuna l’estensione alle Forze Armate, effettuati i necessari adeguamenti, dell’art. 3 del D.Lgs. 195/95 che disciplina i contenuti del rapporto di impiego delle Forze di Polizia a ordinamento civile.

Ancora riguardo all’iter legislativo, il SIM Carabinieri, pur ammettendo la validità generale dei principi contenuti nella Proposta di Legge A.C. 875 Corda, ha chiesto:

  • che venga implementata da una riflessione sulla validità o meno di associazioni sindacali interforze con gli ovvi adeguamenti in rapporto alla rappresentatività di ogni Forza Armata e delle diversità di esigenze tra i comparti Sicurezza e Difesa;
  • che venga rivista la possibilità di coesistenza tra Rappresentanza Militare attraverso le Rappresentanze Unitarie di Base e le associazioni sindacali militari, che di fatto creerebbe un sistema “ibrido”;
  • che venga prevista la contrattazione decentrata a livello di Comando o Ente dotato di autonomia gestionale e di spesa (diverso per ogni singola forza armata in base alla peculiarità).
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