Consiglio di Stato: illegittima la pretesa economica dell’Arma per la visione di atti amministrativi

consiglio-di-stato400Roma, 16 apr – La Sezione quarta del Consiglio di Stato, con ordinanza pdf n. 1900/2015 , ha stabilito l’importante principio secondo cui, in materia di accesso agli atti amministrativi, è illegittima la pretesa dell’Arma dei Carabinieri di pretendere il pagamento di diritti per la semplice visione di documenti.

La pronuncia scaturisce dal caso di un Brigadiere dell’Arma che, avendo impugnato un procedimento di avanzamento, aveva chiesto di accedere alla documentazione concernente tutti i militari promossi al grado superiore.

Nel consentire l’esercizio del diritto di accesso, però, l’Arma aveva preteso dal graduato il pagamento dei c.d. “diritti di ricerca e visura” anche per il solo “esame degli atti”. Trattandosi, peraltro, di una notevole mole di documenti e di concorrenti, il Brigadiere sarebbe stato tenuto ad un grosso esborso di denaro.

Secondo l’Arma, i “diritti di ricerca e visura” sarebbero stati dovuti anche per l’ipotesi di mera visione dei documenti, nonostante l’art. 25, comma 1 della legge n. 241/1990 stabilisse che «l’esame dei documenti è gratuito». Il militare era insorto contro tale pretesa impugnandola prima al TAR Lazio (che gli ha dato torto) e poi al Consiglio di Stato, per tramite degli avvocati Giorgio Carta e Giuseppe Piscitelli.

Investito dell’appello, il Consiglio di Stato ha ribaltato la decisione del TAR Lazio e, con l’ordinanza n. 1900/2015, ha osservato che «la disposizione, pur non brillando sotto il profilo sintattico – posto l’inciso, in funzione della costruzione della frase (“Il rilascio di copia è subordinato soltanto al rimborso del costo di riproduzione, salve le disposizioni vigenti in materia di bollo”), avrebbe richiesto l’uso della preposizione articolata “dei” (diritti di ricerca e visura) e non già dell’articolo determinativo “i” – è affatto chiara nel sancire l’assoluta gratuità dell’esame dei documenti, e d’altro canto l’inciso “nonché i diritti di ricerca e visura” è contenuto nella suddetta proposizione, separata dall’altra, relativa all’esame dei documenti, da un segno d’interpunzione, un punto, che non consente di riferirne all’altra il contenuto».

L’esame dei documenti, pertanto, – contrariamente a quanto sostenuto dall’Arma e dal TAR Lazio – deve essere sempre gratuito, atteso che «a cospetto di un tenore letterale siffatto e privo di ogni equivocità non è consentito, con una operazione ermeneutica che si risolve in effetti in una vera e propria integrazione eterotestuale, tale da legare alla prima proposizione (“L’esame dei documenti è gratuito”) una porzione della seconda (“…nonché i diritti di ricerca e visura”), sostenere che sia legittima la richiesta, anche per il solo esame della documentazione, dei c.d. diritti di ricerca e visura; e ciò sia in relazione alle regole generali dell’interpretazione invocate dall’appellante di cui all’art. 12 delle disp. prel. cod. civ., dovendosi attribuire all’enunciato normativo anzitutto il senso “…fatto palese dal significato proprio delle parole secondo la connessione di esse”, e quindi potendo soccorrere l’intentio legis solo se e in quanto essa sia del tutto chiara e inequivoca e possa dunque convalidare l’interpretazione letterale, non anche quando, come nella specie, essa sia soltanto “supposta”, e invero ricostruita in una chiave per così dire funzionalista che finisce per vanificare l’affermazione della gratuità dell’esame documentale, ponendo a carico del soggetto che esercita l’accesso un costo, quale che ne sia la modalità di determinazione».

Secondo la Sezione IV del Supremo organo della giustizia amministrativa, «una diversa opzione ermeneutica, in contrasto con la chiara lettera della disposizione, con i principi generali sull’interpretazione, con l’esigenza di non rendere gravoso l’esercizio del diritto di accesso nella forma della visione, di cui la legge stabilisce l’assoluta gratuità, finirebbe per comprimere in modo del tutto irragionevole e senza alcuna base normativa il diritto di accesso e in definitiva lo stesso esercizio di difesa giurisdizionale cui l’accesso sia finalizzato, onde non sarebbe comunque sostenibile in una chiave costituzionalmente orientata» e, quindi, in definitiva, «i diritti di ricerca e visura potranno essere richiesti soltanto per i documenti per i quali sia richiesta, dopo il loro esame, l’estrazione di copia».

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