Cattolica: sequestro di persone, lesioni e porto d’arma clandestina. 3 arresti

rimini-droga-ccCattolica, 7 set – Alle ore 03.00 circa di ieri, a Cattolica, presso il parcheggio antistante una discoteca a mare veniva segnalata al numero unico di emergenza “112” una violenta lite in atto con esplosioni di colpi di arma da fuoco tra due stranieri e tre napoletani.

Immediatamente si portavano sul posto tre pattuglie di Carabinieri della Tenenza di Cattolica, dell’aliquota radiomobile e personale in abiti simulati dell’aliquota operativa, tutte dipendenti dalla Compagnia Carabinieri di Riccione che, una volta giunti, prendevano a sommarie informazioni alcuni testimoni presenti e notavano un giovane albanese di 21 anni sanguinante, perché ferito al capo, e che stava per essere trasportato presso l’ospedale civile di Riccione per le cure del caso ma che, prima di salire a bordo della stessa, riferiva di essere stato aggredito da tre napoletani che gli avevano sparato al capo colpendolo di striscio.

Gli immediati riscontri investigativi permettevano di appurare che tre individui di origine presumibilmente partenopea, mediante l’uso di una pistola avevano aggredito due giovani, un rumeno ferito al capo ed un albanese, quest’ultimo dato per sequestrato dai tre aggressori sia, perché riferito dal rumeno ferito, che perché non rintracciabile al cellulare all’arrivo dei soccorsi.

I militari immediatamente si mettevano sulle tracce dei tre, partendo dal più giovane: Z.N.E.J. 18enne napoletano di fatto domiciliato a Cattolica, conosciuto almeno per nome dal ferito. Gli immediati accertamenti anagrafici, sviluppati dagli inquirenti, permettevano di scoprire che il 18enne viveva a casa di uno zio, già pregiudicato e quindi foto-segnalato con foto a disposizione degli inquirenti.

Pertanto, con questi elementi, i Carabinieri approntavano subito un fascicolo fotografico da sottoporre alla vittima, nel frattempo dimessa con 7 giorni di prognosi ed alcuni punti di satura al capo per ferita lacero contusa, che immediatamente riconosceva due dei tre responsabili, oltre al 18enne citato anche lo zio: R.L.S. 37enne di origini napoletane di fatto domiciliato a Cattolica.

La preoccupazione degli inquirenti per l’altro giovane albanese fortunatamente aveva fine dopo circa due ore dai fatti perché finalmente si metteva in contatto con l’amico ferito presente in caserma. Dal racconto del giovane albanese si apprendeva che lo stesso dopo l’aggressione dell’amico, avvenuta non esplodendo un colpo ma attraverso il calciolo di una pistola, veniva con forza portato via e poi trattenuto in macchina e più volte minacciato sia con la pistola che con un taglia sigari con cui gli volevano tagliare le dita. Inoltre raccontava che mentre era all’interno della discoteca veniva avvicinato da un giovane che dopo avergli puntato la pistola al fianco lo costringeva ad uscire dal locale scortato da altri due, mentre lui veniva seguito dal sua amico rumeno, poi ferito.

Gli investigatori pertanto, in forza, alle ore 06.00 circa, si recavano presso il domicilio di Cattolica, dei due già individuati, per il blitz poi risultato decisivo perché trovavano i due e la pistola utilizzata.

Altri accertamenti alla banca dati delle FF.PP. permettevano di individuare il terzo ricercato in M.G. 32 enne di origini napoletane, residente a Gabicce (PU), anch’egli riconosciuto dalle vittime. La lite, da una prima ricostruzione dei fatti, sarebbe presumibilmente scaturita per una discussione avvenuta in prima serata tra il più giovane dei 3 fermati ed un Italiano di Cattolica amico dell’Albanese, tramite il quale volevano trovarlo. Fatti che andavano avanti già da qualche mese a causa di una lite tra due ragazze, ove una delle due finiva in ospedale per lievi escoriazioni e dove quella che aveva la peggio era la fidanzata del più giovane dei napoletani fermati.

I tre napoletani venivano tratti in arresto e saranno chiamati a rispondere dei reati di lesioni personali aggravate, sequestro di persona, ricettazione, porto, detenzione ed alterazione di arma comune da sparo risultata clandestina. Al termine delle procedure di rito venivano associati presso il carcere di Rimini a disposizione della locale Autorità giudiziaria.

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