Catania, omicidio Caponnetto: trovati i presunti autori [VIDEO]

Carabinieri_Catania_omicidio_CaponnettoCatania, 23 mar – Scovati i quattro presunti autori dell’omicidio di Fortunato Caponnetto, l’imprenditore agrumicolo di Paternò, scomparso l’8 Aprile del 2015 vittima della “lupara bianca”.

Su delega della Procura Distrettuale di Catania, i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale locale hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere – emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Catania su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di quattro persone: Gaetano Doria (48 anni), Carmelo Aldo Navarria (54 anni), Stefano Prezzavento (32 anni) e Gianluca Presti (36 anni).

I quattro sono ritenuti appartenenti alla Famiglia Santapaola-Ercolano e, in particolare, alla frangia operante nel territorio di Belpasso (CT), «capeggiata – spiegano gli inquirenti – da Carmelo Aldo Navarria».

Il provvedimento di oggi trae origine da un’indagine, denominata “Araba Fenice”, avviata all’indomani della scomparsa di Caponnetto, attraverso intercettazioni telefoniche e ambientali, pedinamenti e video-riprese, riscontrate dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Francesco Carmeci, «già organico alla frangia del Navarria e presente alle fasi salienti dell’efferato delitto», evidenzia la Procura.

Il 23 giugno 2014, Navarria, «uomo di fiducia a disposizione di Giuseppe Pulvirenti “U Malpassotu”», ritenuto dagli investigatori «il braccio armato di Nitto Santapaola», era stato scarcerato dopo ventisei anni e mezzo di reclusione: l’uomo era stato condannato infatti all’ergastolo (ridotto poi a ventisei anni e mezzo di carcere), in via definitiva, per sei omicidi.

Navarria – spiega la Procura – si sarebbe posto al comando di un “gruppo”, alle dirette dipendenze di Francesco Santapaola, pro-cugino di Nitto, tratto in arresto dai Carabinieri nell’aprile del 2016 nell’ambito dell’indagine Kronos.

Il delitto. L’8 aprile 2015, Fortunato Caponnetto, conosciuto come “Renato”, imprenditore agrumicolo di Paternò, sompare nel nulla subito dopo essersi incontrato con Navarria, a Belpasso (CT), nella villa in costruzione di quest’ultimo.

Le indagini effettuate dagli investigatori dell’Arma e coordinate dalla Procura avrebbero consentito di far piena luce sul fatto di sangue e di ricostruire che Caponnetto sarebbe stato prima picchiato e poi strangolato con il metodo della “garrota”.

Il cadavere sarebbe stato poi completamente distrutto con il fuoco alimentato da vecchi pneumatici, secondo il tradizionale modus operandi utilizzato, nel passato, dai Malpassoti.

Il movente dell’omocidio – sottolineano gli inquirenti – sarebbe da addebitare ad una serie di concause: al fatto che l’imprenditore avesse prima dato e poi negato l’assenso ad assumere Navarria nella propria azienda (preferendogli, poi, un presunto appartenente ad un’altra organizzazione mafiosa operante nel paternese) e dal fatto che avesse licenziato la moglie di quest’ultimo, la cui assunzione gli sarebbe stata fittiziamente imposta dallo stesso Navarria tempo addietro.

Sarebbero emersi anche dissidi con appartenenti ad un’altra associazione mafiosa, per un debito che un congiunto della vittima aveva contratto e di cui Navarria si sarebbe fatto garante.

Il provvedimento emesso è stato notificato in carcere agli indagati, già detenuti perché ritenuti responsabili di un’estorsione aggravata dal metodo mafioso ai danni della “Lavica Marmi”, azienda di Belpasso che, nel novembre del 2015, sarebbe finita nel mirino proprio di Navarria e dei suoi sodali, arrestati dai Carabinieri e poi condannati in primo grado di giudizio.


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