Caso Cucchi: il racconto in aula, calci in faccia e botte. Ministro Trenta: «Ve lo assicuro, pagheranno»

ROMA – «Fu un’azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore».

Queste le parole di Francesco Tedesco, uno dei Carabinieri imputati per la morte di Stefano Cucchi. La sua testimonianza resa in tribunale, sulle azioni dei colleghi carabinieri Di Bernardo e D’Alessandro – anch’essi imputati come lui per omicidio preterintenzionale – imprime una svolta al processo.

«Spinsi Di Bernardo – aggiunge Tedesco – ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra. Gli dissi “basta, che cazzo fate, non vi permettete”».

Sulla vicenda è intervenuta anche il ministro della Difesa Elisabetta Trenta definendo “quanto accaduto a Stefano Cucchi inaccettabile allora e lo ancor di più oggi, che sono emersi nuovi elementi scioccanti”.

«Chi si è macchiato di questo reato pagherà, ve lo assicuro – dichiara il ministro – . Lo voglio io, lo vuole questo governo e lo vuole tutta l’Arma dei Carabinieri, che merita rispetto. Ho la massima fiducia verso il Comando Generale e sono vicino alla famiglia di Stefano, ai suoi amici e ai suoi cari. Abbraccio tutti con grande affetto in questo delicatissimo momento».

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