Carabinieri: smantellata banda dedita all’assalto dei bancomat [VIDEO]

carabinieri-bancomat-esplosivo12 i provvedimenti cautelari disposti dal G.I.P. di Venezia. Roma, 18 mag – Nelle prime ore di ieri, i carabinieri della Compagnia di Chioggia, al termine di una complessa attività di indagine iniziata nel gennaio 2013, hanno eseguito 11 ordinanze di custodia cautelare (di cui 8 in carcere e 3 ai domiciliari) e una ordinanza cautelare di obbligo di presentazione alla P.G.

Nei confronti di cittadini italiani, residenti nella Riviera del Brenta e nella provincia di Rovigo, appartenenti ad una organizzazione criminale dedita alla commissione di furti ai danni di bancomat mediante l’utilizzo di esplosivo, nelle province di Venezia, Ferrara, Ravenna Bologna, Rimini, Forlì Cesena, Pesaro Urbino, Mantova, Modena e Verona.

L’operazione, che si è svolta nelle regioni Veneto ed Emilia Romagna, ha visto impegnati 150 carabinieri dei Comandi dell’Arma territorialmente competenti, con il supporto di 4 unità cinofile, 2 team di artificieri e 1 elicottero.

L’indagine, condotta dal Nucleo Operativo della Compagnia Carabinieri di Chioggia e coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Venezia, ha consentito di smantellare un’associazione per delinquere che, in circa 13 mesi, aveva effettuato 41 assalti a bancomat di istituti di credito mediante l’inserimento di una scatola metallica (c.d. “piattina”) carica di esplosivo all’interno della fessura di erogazione del denaro.

Nella stessa indagine sono stati inoltre individuati, oltre alle batterie operative, i canali di approvvigionamento dell’esplosivo e la fitta rete di copertura per la custodia dei veicoli rubati utilizzati per le azioni criminose, spesso in luoghi non direttamente riconducibili agli indagati. Le attività investigative hanno consentito di acclarare come il sodalizio aveva modalità d’azione collaudate e standardizzate che prevedevano:

  • la ricognizione dei possibili obiettivi per verificare le vie di fuga e l’esistenza di sistemi d’allarme e di ripresa video;
  • l’oscuramento dell’illuminazione pubblica e delle telecamere di videosorveglianza della banca;
  • il posizionamento dell’auto a distanza di sicurezza, con la creazione di vie di fuga mediante il taglio delle recinzioni delle proprietà private poste nei dintorni del bancomat;
  • l’esplosione dei cash dispenser mediante l’inserimento di una “piattina” metallica contenente l’esplosivo, previa forzatura della bocchetta del bancomat di erogazione del contante.

A nulla sono valse le precauzioni adottate dai malviventi, i quali avevano previsto l’utilizzo, nelle fasi organizzative dei colpi, di comunicazioni telefoniche esclusivamente mediante cellulari ritenuti “sicuri”, intestati a prestanome; ovvero l’utilizzo di ricetrasmittenti durante le fasi operative degli assalti.

Nel linguaggio in codice adottato:p>”andare a mangiare” significava “andare a fare il colpo”;

“il tappamento” era il nascondiglio dell’esplosivo e delle autovetture;

“il tocco” era la piattina carica di esplosivo già pronta.

Il gruppo, che nel tempo stava incrementando la propria pericolosità, aveva sostituito il materiale esplosivo utilizzato nei primi colpi, consistente in polvere pirica, con esplosivo da cava, avente maggiore potere; tanto da avere creato, in alcuni casi, danni alle autovetture parcheggiate in prossimità degli istituti di credito e perfino un rilevante danno strutturale ad una abitazione sovrastante la banca, con il danneggiamento di un balcone e la presenza di crepe nei muri.

La complessa indagine, svolta mediante le più moderne tecnologie investigative, trae origine da spunti investigativi forniti da alcune Stazioni carabinieri che, nell’ambito dei servizi di prevenzione svolti, specie nell’arco notturno, avevano prestato particolare attenzione ai movimenti sospetti di alcuni pregiudicati che, specie nei giorni compresi tra il sabato e il martedì (con l’esclusione della domenica e con una pausa dalla seconda decade di giugno 2013 al 24 agosto dello stesso anno) erano soliti effettuare uscite notturne prolungate proprio in concomitanza della maggiore presenza di contante negli sportelli bancomat degli istituti bancari.

In sintesi, si può ritenere che tra soldi asportati e danni arrecati alle strutture, i malviventi abbiano procurato una danno che ammonta a circa due milioni di euro.


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