Carabinieri: Appuntato sotto procedimento disciplinare per i tatuaggi, rischia il licenziamento

ROMA – La contestazione: “Turbamento per il regolare e corretto svolgimento delle attività di servizio, grave carenza di qualità morali, grave lesione al prestigio dell’Istituzione, violazione dei doveri del giuramento” e, naturalmente il sospetto che questo comportamento possa “anche denotare una personalità abnorme“.

Un graduato dell’Arma dei carabinieri ha ricevuto la comunicazione di avvio di un procedimento disciplinare per aver ceduto alla moda dilagante del tatuaggio. Si è tatuato un simbolo nazista, un disegno blasfemo o con espliciti richiami sessuali o sessisti? Niente di tutto questo.

Nell’atto che lo informa dell’apertura, addirittura, di un procedimento disciplinare di stato – il più grave, che potrebbe comportare la sua destituzione dall’Arma dei Carabinieri – si legge: sulla regione deltoidea (con precisione chirurgica viene precisato “regione deltoidea destra e sulla porzione craniale del braccio omolaterale”, ndr) un «tatuaggio di colore nero raffigurante una bussola, la mappa dell’Australia, un cartello con la scritta “pericolo canguri” ed un furgoncino “hippie Kombi”» (è scritto proprio così), e sull’altro avambraccio un altro tatuaggio «raffigurante un volto di donna con occhiali da sole e una cartolina con spiaggia dell’Australia ed, infine, presentava un ulteriore tatuaggio all’arto superiore sinistro… raffigurante un volto di donna con catenina al collo che si unisce con mezzo teschio, un volto maschile con occhiali da sole che esibisce un pugno con artigli stile “Wolverine”».

Ora, il fatto è che non si tratta di rilievi ad uno sbarbatello in procinto di sostenere un concorso per entrare nell’Arma, ma di un militare con una consistente anzianità di servizio, fa differenza? Eccome. È noto a tutti – anche ai non addetti ai lavori – che i tatuaggi sulla pelle dei militari o delle forze dell’ordine siano un fenomeno diffusissimo (in tutto il mondo) e nessuno ha mai avuto nulla da ridire, anzi, è quasi un tratto distintivo per alcuni reparti d’elite.

La cosa sconcertante, oltre all’accusa – seppure sostenuta con l’uso di verbi dubitativi – di essere un sociopatico (personalità abnorme), secondo l’avvocato Giorgio Carta che ne ha assunto la difesa, è “l’abnormità del procedimento intrapreso che può determinarne la rimozione, cioè il licenziamento. Soprattutto, mi chiedo se analogo procedimento verrà allora avviato nei confronti delle decine e decine di militari in servizio in taluni reparti operativi nei quali il rito del tatuaggio è non solo una tradizione, ma anche un modo per mimetizzarsi tra la gente nel corso di operazioni finalizzate alla repressione della criminalità”.

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