Carabinieri, ladri 2.0: fermati due specialisti del “furto hi-tech”

Carabinieri-truffe-bancomatRoma, 13 apr – I soldi non escono, il cittadino attende invano di entrare in possesso del suo denaro e, quando si allontana, i contanti finiscono in mano ai malviventi. Si chiama “cash trapping” la nuova tecnica ideata dai ladri per truffare la gente che preleva presso gli sportelli bancomat delle filiali italiane.

L’ultimo arresto in ordine di tempo risale a qualche giorno fa a Torino, dove i carabinieri della Stazione Barriera Casale, hanno fermato un romeno, un “mago del cash trapping”, specializzato nel manomettere bancomat, postamat e colonnine self service. E’ accaduto, qualche giorno fa, in Strada del Mongreno 15 a Torino, dove i militari hanno arrestato Ioan Aurel Chitic, 30 anni, abitante a Villastellone (TO). Il complice è riuscito a fuggire. Il romeno è sospettato di far parte di un’organizzazione criminale con ramificazioni su tutto il territorio nazionale.

Il “cash trapping”, è la nuova frontiera del furto 2.0 mediante la manomissione degli sportelli bancomat, postamat e colonnine self service. Si tratta, infatti, dell’inserimento di una striscia di plastica o di una forcina metallica nella fessura da dove escono le banconote o le tessere, trattenendole all’interno. Una microtelecamera nascosta cattura il codice del bancomat. A quel punto, non appena il titolare della carta si allontana, i ladri sono pronti a forzare lo sportellino e a recuperare la forcella estraendola con tutte le banconote o la tessera bancomat trattenuta. L’indagine è scattata da qualche giorno, dopo che negli uffici dei carabinieri sono state presentate decine di denunce. L’uomo è stato arrestato in flagranza dopo l’ennesimo colpo.

Sistemi e trucchi truff@ 2.0

Il “cash trapping” è solo uno dei molteplici sistemi ideati dai malviventi e forse la più facile da utilizzare. In questo caso si manomette il canale di erogazione in modo che il contante viene trattenuto dentro la macchina. Basta collocare una striscia di plastica munita di sostanza adesiva in corrispondenza della fuoriuscita del denaro o inserire nello sportello erogatore una forcella metallica appositamente costruita. I cittadini, così, concludono le operazioni, ma le banconote non escono. A quel punto, di solito, il cliente si allontana per reclamare il disservizio e i truffatori recuperano indisturbati il bottino.

Il “lebanese loop“, invece, intrappola addirittura la carta e per farlo viene usato un pezzo di pellicola simile delle lastre: ha i bordi tagliati, è nero come la fessura della macchina e impedisce a fine transazione al malcapitato di riavere la tessera. A quel punto il cliente preso dal panico e si lascia avvicinare spesso dal bandito che, fingendo di prestare soccorso, invita il cliente a digitare il pin memorizzandolo. Quando lo sventurato si allontana per chiedere assistenza il criminale recupera la tessera e conosce il pin.

Il “trucco della banconota a terra“, una tecnica semplice ma molto efficace. «Scusi, questi soldi a terra sono i suoi?». E rubano le vecchiette delle tessere bancomat, prelevando fino all’esaurimento del credito giornaliero. Il truffatore/ladro si mette accanto all’ignara correntista e con gli occhi carpisce il codice segreto che la poveretta digita sulla tastiera per prelevare il soldi. Lo trascrive su un taccuino e poi con un cenno degli occhi da il segnale ai suoi complici. A un tratto scatta la seconda fase del piano. Velocemente il complice alle spalle dell’anziana piazza una banconota a terra, poi a un certo punto attira l’attenzione della vittima toccandole un braccio e chiedendole: «Scusi signora, sono suoi questi soldi a terra?». Lei si volta, guarda il denaro sul pavimento, istintivamente fruga nella borsa e quindi si piega per raccogliere i soldi, un po’ sorpresa e un po’ confusa. A quel punto entra in scena la terza complice. Mentre la signora era di spalle, prendeva il bancomat uscito dalla bocchetta dello sportello, infila un’altra tessera rubata in precedenza, senza un euro, e fila via. L’anziana si rialza e quando si volta per riprendere card ed euro sparisce pure la donna che l’ha tratta in inganno col trucco della banconota a terra.

Infine c’è il sistema noto come “skimming“, una frode complessa che si realizza installando un dispositivo elettronico, una telecamerina e un decodificatore di bande magnetiche che servono per poter arrivare a clonare il bancomat. I cittadini devono ricordare che i criminali entrano in azione soprattutto nel week end, quando le banche sono chiuse. Per questo davanti a ogni situazione strana devono chiamare il numero verde dell’istituto di credito e i carabinieri, senza fidarsi di chi si offre di prestare assistenza. Infine bisogna sempre coprire la tastiera con una mano prima di digitare il pin.

I consigli dei Carabinieri

Le indagini dei Carabinieri su questa nuova tipologia di fenomeno proseguono, fermo restando che gli istituti di credito, a tutela dei propri clienti, si stanno dotando di sportelli bancomat di nuova generazione o, laddove possibile, stanno sostituendo gli sportellini erogatori delle banconote con altri progettati e disegnati in modo tale da non consentire né questo nuovo tipo di manomissione, né quelle più “comuni”, come l’applicazione di skimmer e di telecamere atte a carpire la digitazione dei codici pin. Scegliere sportelli bancomat di ultima generazione per prelevare e toccare sempre l’erogatore delle banconote per verificare che non ci sia qualcosa di sporgente. Nel caso in cui, dopo un’operazione di richiesta di contante ad uno sportello Bancomat, non dovessero uscire le banconote – i Carabinieri consigliano di non allontanarsi dallo sportello, e chiamare il “112”. I militari provvederanno a constatare l’eventuale presenza del marchingegno e a interessare i gestori del servizio per ripristinarne il regolare funzionamento. In ogni caso non allontanarsi dallo sportello bloccato o manomesso e bloccare immediatamente la carta attraverso il numero verde a diposizione dei clienti.

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