Carabiniere aggredito: l’avvocato al ministro Trenta, premiare militare che fugge è pericoloso

ROMA – «Gentile signora Trenta, premesso che la ritengo da tempo il miglior Ministro della difesa che io ricordi dacché mi occupo di questioni militari, mi permetto di rivolgerle alcune mie riflessioni in merito alla sua decisione, resa pubblica dalla stampa, di conferire un encomio al carabiniere barbaramente aggredito a Roma nei giorni scorsi da una folla di mascalzoni che qualcuno ha ancora l’ardire di chiamare tifosi».

Inizia così la “lettera aperta” che l’avvocato Giorgio Carta, il legale conosciutissimo nell’ambiente del comparto Sicurezza e Difesa, indirizza al ministro della Difesa Elisabetta Trenta.

«Ho applaudito – scrive l’avvocato – alla sua tempestiva iniziativa di parlare personalmente col militare e di rappresentargli la vicinanza dello Stato in questo grave momento personale e professionale (azione questa tanto banale quanto purtroppo rarissima, visto il senso di solitudine e di abbandono avvertito spesso dai nostri cittadini in uniforme). Devo però sommessamente rappresentarle una perplessità che (ne sono convinto, avendo io il malaugurato vezzo di frequentare ogni giorno, nel lavoro e non, tanti operatori della sicurezza) probabilmente non è solo mia».

«Sono favorevole alla sua iniziativa di premiare il giovane carabiniere che, malgrado tutto, pur accerchiato da una folla inferocita, ha sostanzialmente mantenuto la calma ed ha evitato la degenerazione degli eventi. A lui va la mia personale solidarietà da cittadino ed un sincero abbraccio da ex collega. Mi pare, però, che la sua premiazione possa lanciare coram populo un messaggio pericoloso o un modello comportamentale che non mi convince, anzi mi spaventa: quello del carabiniere (rectius: dello Stato) che indietreggia al cospetto dei delinquenti e che accetta di subire una violenza piuttosto che reagire e reprimere i reati in atto con l’uso della forza e, diciamolo chiaramente, delle armi».

«Sia chiaro: ciascuno di noi è consapevole che quelli sono momenti molto difficili, nei quali è arduo mantenere la forza d’animo per affrontare con decisione ed impeto minacce ed aggressioni così gravi (quindi non creda minimamente a coloro che le dicono che, al suo posto, avrebbero affrontato con più coraggio la situazione: dal divano di casa siamo tutti intrepidi e forti, me compreso)».

L’avvocato Carta però è dubbioso circa l’iniziativa di premiare il militare.

«Ritengo, però – scrive -, pericoloso (per le forze dell’ordine, ma soprattutto per la sicurezza pubblica) che il militare che fugge (mi scuso con l’interessato per l’utilizzo di questo verbo) diventi un modello di azione, addirittura da premiare».

«Mi pare, invece, che il modello da esaltare, da elogiare pubblicamente e da diffondere (sia tra gli operatori della sicurezza che tra i loro aggressori) sia quello dell’operante che non indietreggia e che, anzi al cospetto di una minaccia grave in atto, faccia un uso legittimo delle armi. Diversamente argomentando, il rischio è che la forza pubblica (ci sarà un motivo per chiamarla così!) si senta più incline o ritenga più conveniente e finanche utile per la carriera (gli encomi pesano nei concorsi!) l’indietreggiamento davanti al pericolo o alla delinquenza».

«Le chiedo allora, affinché sia evitato in qualsiasi modo il diffondersi di tale pericoloso modello comportamentale, di volgere l’attenzione ad un altro caso di cronaca tornato negli stessi giorni alla ribalta della cronaca: quello del maresciallo dei carabinieri Marco Pegoraro. Questi, era sottoposto a processo per avere sparato e ucciso, il 29 luglio del 2015, un ragazzo che stava colpendo violentemente il compagno di pattuglia, con il rischio di ucciderlo. Il maresciallo era intervenuto in difesa del collega, percependolo in pericolo di vita, e prima ha sparato due colpi in aria a scopo intimidatorio, poi ha mirato sull’aggressore e lo ha ucciso perforandogli l’addome. Detto per inciso, un caso del genere si sarebbe risolto senza manco un ferito, col solo uso del taser, che però – ancora oggi – non è in dotazione a tutte le pattuglie operanti sul territorio, ma questo è un altro (importante!) discorso».

«Il sottufficiale è stato assolto (la sentenza non è definitiva), ma ora temo che nessuno si ricorderà più del suo travaglio processuale e personale. Le chiedo, pertanto, di farlo lei, signor Ministro, se mi permette un suggerimento. Il militare in questione ha salvato la vita di un collega assumendosi il peso non solo giudiziario (che non è poco), ma soprattutto personale e morale di togliere la vita ad un altro uomo. Ho conosciuto abbastanza carabinieri che si sono trovati nella medesima situazione e che non si sono più liberati di tale angoscioso ricordo».

«Ritengo che forse, con tutto il rispetto e la solidarietà che dobbiamo al carabiniere intervenuto a Trastevere, il modello da esaltare sia quello dello Stato che riafferma il proprio controllo del territorio, risultando fin troppo evidente – dalla semplice visione dell’aggressione del carabiniere a Roma – che in Italia, a differenza che in gran parte dei paesi stranieri, sia ben noto ai violenti di poter aggredire gli operai in uniforme senza rischiare più di tanto una pronta reazione fisica, proporzionata ma dura».

«Vogliamo chiederci il perché?» – conclide l’avvocato Carta.

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Carabiniere aggredito: l'avvocato al ministro Trenta, premiare militare che fugge è pericoloso
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13 Commenti

  1. Ignazio dice

    Buongiorno, l’osservazione da parte Sua la condivido in toto; il fatto in se, mi ha impressionato sin dal primo momento e, che con tutta onestà, non sarei stato capace di mantenere e che tutte le volte che si vedono queste immagini, ( ultime rammento, quelli del collega che nel indietreggiare, cadde re venne bastonato), il sangue all’interno mi ribolle. Sono tempi tristi, ricordo gli anni di “piombo”, ma ciò che vedo oggi, lo ritengo peggiore. Mi auguro di sbagliarmi, per il bene comune e, auguro buon lavoro a tutti e, colgo occasione per porge buone Feste.

  2. Giovanni ALTIERI dice

    Che l’attuale ministro sia la migliore degli ultimi vissuti, direi no, è come gli altri. Mi attendevo più azione che pragmatismo da chi è stata richiamata ad indossare una divisa dell’esercito. Mantiene l’atteggiamento in uso a chi divenuto alto nei ranghi delle forze armate, si allinea alla politica dimenticando le guardie armate, i servizi ed i reparti nel loro quotidiano essere. Il militare in immagini ed a cui si fa riferimento è l’esatta posizione di chi osserva un regolamento oramai obsoleto e consumato, non più idoneo alla moderna ed attuale quotidianità. Se un poliziotto indietreggia, se un carabiniere scappa, rappresenta lo Stato che si nasconde, lo Stato flessibile, rappresenta che tutto il comparto Difesa cede. Al collega colpito in strada, offeso e minacciato, al collega che indietreggia non bisogna dare né elogi, né condanne. Al soldato in guerra, e siamo in guerra, dobbiamo dare il moschetto. Le medaglie facciamole tintinnare sulle giacche di chi assiste alle parate militari.

  3. GIOVANNI dice

    EGR. AVVOCATO CARTA,GRAZIE PER AVERE ESPRESSO IL SUO PARERE IN MERITO ALL’EPISODIO INCRESCIOSO CHE HA SUBITO IL CARABINIERE AGGREDITO DAI TIFOSI . NOTO CON GRANDE DISPIACERE CHE L’ARMA NON E’ QUELLA CHE HO CONOSCIUTO IO PER AVERCI MILITATO PER BEN 5 ANNI. ALLA SCUOLA ALLIEVI DI IGLESIAS CI AVEVANO INSEGNATO CHE IN CASI DEL GENERE DOVEVAMO METTERCI CON LE SPALLE AL MURO E CON LA PISTOLA SPIANATA FARE FUOCO SE I FACINOROSI AVANZAVANO MINACCIOSAMENTE ,OVVIAMENTE ALLE GAMBE E SE NON BASTAVA ANCHE IN TESTA. AVERE DIETREGGIATO COME HA FATTO L’EX COLLEGA ,SENZA SPARARE VA FORSE PREMIATO MA NEL CONTEMPO DOBBIAMO PRENDERNE ATTO CHE A DIETREGGIARE DI FRONTE AL PERICOLO E’ STATA L’INTERA ARMA E LO STATO ITALIANO. LA SALUTO ,GIOVANNI DALLA CALABRIA

    1. claudio piccioni dice

      … GIUSTO….condivido in pieno al 100 % ! claudio

  4. Geremia Santarcangelo dice

    Sono un avvocato che per oltre 30 anni ha prestato servizio nella Polizia di Stato. Non riesco a comprendere (ma è una mia deficienza) un’antinomia che rilevo nell’articolo: il collega Carta, dapprima, afferma che è favorevole all’iniziativa del ministro di premiare il Carabiniere e, poi, ritiene pericoloso che il militare che fugge diventi un modello di azione da premiare. Capisco che l’intento del collega era quello di esaltare il comportamento del M.llo Pegoraro, ma, a mio modesto avviso, le due circostanze (che io ho avuto modo di vivere entrambe durante la mia attività di servizio) sono due circostanze completamente diverse tra loro e che richiedono un comportamento operativo diversificato, che corrisponde esattamente a quello tenuto dal Carabiniere di Trastevere e dal M.llo Pegoraro. Quindi, entrambi i due protagonisti si sono comportati correttamente in relazione alla vicenda che, rispettivamente, si sono trovati ad affrontare. Oltre ad un’altra considerazione: i proiettili sparati in un centro abitato hanno una traiettoria non sempre lineare, ma, in base agli ostacoli incontrati, possono subire delle deviazioni le cui conseguenze non sono preventivabili.

    1. Francesco dice

      A questo punto in considerazione che il più delle volte le Forze armate si trovano ad operare in ambiente urbano, tanto vale risparmiare sulle armi…….. Ed assumere più personale in maniera da non fare girare un solo agente in strada. E soprattutto se uno si permette di guardare storto un agente questo deve essere punito severamente. E senza sconti…. Come per i bob inglesi.

    2. claudio dice

      Sono d’accordo quanto detto da Geremia Santarcangelo, e aggiungo che in certi casi oltre a tutto se ci si ritrova soli ad fronteggiare una massa di delinquenti, mantenere la calma ed allontanarsi senza far precipitare ed aggravare la situazione, e la mossa più corretta. Provate voi ad immaginare se il collega avesse fatto uso del’arma e nella circostanza avesse ferito e ammazzato qualche delinquente, sapete cosa sarebbe successo, che tutta l’opinione pubblica e la magistratura sarebbe andata contro il carabiniere condannandolo,. Ci sono stati tanti casi dove l’uomo delle forze dell’ordine ha fatto fuoco per giusta causa e poi si è visto essere condannato con il risarcimento danni anche alle famiglie del delinquente…….. Voglio aggiungere anche…. Fatevi una riflessione voi che dite che il Carabiniere non doveva indietreggiare ma affrontare la massa di delinquenti….SE ERAVATE AL POSTO SUO, QUALI AZIONI AVRESTE MESSO IN ATTO….. avreste affrontato la massa rischiando di rimanerci, ho avreste fatto retromarcia magari anche di corsa. BRAVO al Carabiniere che ha saputo affrontare la situazione con fermezza e saggia decisione.

  5. Aldo Barbaro dice

    Il Carabiniere è da premiare perchè ha avuto il buon senso di non sparare contro i facinorosi.Se l’avesse fatto sarebbe stato “crocefisso”. Finchè è possibile i veri militari devono evitare lo scontro anche perchè non sempre,purtroppo, si trova un giudice a Berlino!

  6. daniele dice

    Completa solidarietà al Carabiniere protagonista di questo episodio. Incomprensione per l’encomio però: nessun biasimo ma neppure encomi! Le Forze dell’Ordine in Italia non possono farsi rispettare perchè appena esercitano la loro, appunto, forza, vengono stigmatizzati, bollati come brutali carnefici. Il risultato, con la complice azione incomprensibile di certa magistratura, è che in Italia ognuno fa quello che vuole e le forze dell’Ordine non fanno paura a nessuno. Un Carabiniere minacciato da una folla aggressiva deve farsi rispettare perchè in quel momento egli rappresenta lo Stato, le sue azioni rappresentano quelle dello Stato.

  7. eagles dice

    Da ex appartenente all’Arma dei CC sono pienamente d’accordo con l’avvocato Carta, ovviamente il carabiniere, da solo contro una massa di esagitati piuttosto che sparare sulla folla ha fatto benissimo ad allontanarsi (sparando poteva esasperare ancor più gli animi e portare la vicenda a ben più gravi conseguenze), ma premiarlo per essersi dato alla fuga mi sembra un tantino esagerato e sicuramente non un esempio per i colleghi.

  8. luciano dice

    il carabiniere è riuscito a mantenere la calma ma ha indietreggiato – questo non fa parte del dna delle forze di polizia. – mi sono trovato in situazioni pericolose – ho reagito con forza su un gruppo di dimostranti afferrando quello in mezzo che aizzava gli altri – ho rischiato me dovevo farlo. si sul divano si fa presto a dire IO AVREI SPARATO – al momento non lo avrei fatto ma nel momento del colpo ricevuto in testa era necessario SPARARE, sopra la testa di quello che aveva lanciato il sasso, per poi sparare ancora, in alto, sul gruppo che mi rincorreva.sono sicuro che sarebbero fuggiti tutti come conigli – fanno i forti quando sono in gruppo.la saluto – buone feste e felice fine anno – luciano

  9. Diego dice

    Egregio Avvocato. Condivido in toto il suo commento. Siamo arrivati oramai al punto di premiare un’appartenente alle forze dell’ordine che indietreggia davanti ad un pericolo mentre invece, lo stesso che si oppone al pericolo facendo uso anche dell’arma in dotazione, se ovviamente ne sussistono i presupposti, viene perseguito penalmente ed abbandonato in toto dai superiori e dai vertici delle istituzioni. Purtroppo questo è il nostro stato. Guai se vengono utilizzate le armi e guai se viene utilizzata violenza su chicchessia e questo lo dice un carabiniere che ha prestato servizio per ben 40 anni molti dei quali passati al nucleo radiomobile. La ringrazio comunque sempre per l’interessamento che ha nei confronti delle forze dell’ordine.
    Diego

  10. ferdinando dice

    Gran Bretagna, Norvegia, Nuova Zelanda, Danimarca, Finlandia hanno forze dell’ordine senza armi al seguito, il problema se sparare o meno non si pone. Nei paesi civili questa dialettica non si esaurisce tra guardie e ladri ma coinvolge più attori, tra i quali società di calcio e tifoserie. https://www.militariassodipro.org/carabiniere-aggredito-da-tifosi-scappa-il-ministro-della-difesa-gli-conferisce-un-encomio-ce-qualcosa-che-non-va/?preview=true&fbclid=IwAR0-fkSdynbOyZ-kK6GorQwqU92H_DOAdpVbmspZEVVtX5nxmdbQ5Wi5K-0

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