Calabria, scambio elettorale politico-mafioso: operazione dei CC del ROS e GdF

carabinieri-ros-560Reggio Calabria, 6 ago – Alle prime ore di oggi, i Carabinieri del ROS e i Finanzieri del Nucleo PT – GICO della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, unitamente ai militari dei Comandi Provinciali dei Carabinieri e della Guardia di Finanza, hanno dato esecuzione a una ordinanza applicativa di misura cautelare in carcere emessa dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Reggio Calabria su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di Domenico ARENA, Vincenzo PESCE e Francesco STRANGIO, tutti indagati per il delitto di cui agli artt. 110 e 416 ter c.p. (concorso in scambio elettorale politico – mafioso).

Il provvedimento restrittivo in parola – scaturito dalle risultanze di specifici approfondimenti investigativi eseguiti nell’ambito dell’indagine “REALE” – fa seguito ad ulteriore provvedimento restrittivo eseguito il 29.04.2015 dal Reparto Anticrimine che ha portato all’arresto, per lo stesso titolo di reato, di Santi ZAPPALÀ (politico del PdL), Giuseppe PELLE, Sebastiano PELLE, Antonio PELLE – tutti esponenti della cosca Gambazza PELLE operante in San Luca ed in altre parte del territorio nazionale – e Giuseppe Antonio MESIANI MAZZACUVA soggetto di collegamento tra il boss Giuseppe PELLE ed il politico ZAPPALÀ.

Dalle indagini emerge che il politico Santi ZAPPALÀ – in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria del 28 e 29 marzo 2010 per le quali era candidato nella lista PdL inserita nella coalizione pro SCOPELLITI – dopo avere stretto il 27.02.2010 un patto corruttivo con esponenti della cosca PELLE Gambazza in relazione al quale il candidato, per ottenere a proprio vantaggio un primo consistente pacchetto di voti, prometteva al boss Giuseppe PELLE utilità tra cui una corsia preferenziale a favore delle imprese di riferimento della cosca nel settore dei lavori pubblici, aveva erogato ad esponenti delle cosche PELLE Gambazza, PESCE di Rosarno e STRANGIO di San Luca la somma di 400.000 euro in cambio della promessa di voti.

All’esito della competizione elettorale Santi ZAPPALÀ – al momento già Sindaco del Comune di Bagnara Calabra (RC) e consigliere Provinciale di Reggio Calabria in quota PdL – risultò eletto con oltre 11mila preferenze, occupando in prima battuta un posto da Consigliere alla Regione Calabria e, successivamente, anche quello di Presidente della IV Commissione Affari dell’Unione Europea e Relazioni con l’Estero.

L’attività investigativa da cui è derivata la misura cautelare è stata concettualmente articolata in più direttrici, così riepilogabili:

  • una parte dedicata all’analisi delle fondamentali intercettazioni realizzate all’interno dell’abitazione di Giuseppe PELLE;
  • una parte dedicata al riascolto e valorizzazione, nonché armonizzazione con altre acquisizioni, di coeve emergenze captative e atti di indagine provenienti da altri procedimenti penali pendenti presso il Distretto di Corte di Appello Reggio Calabria;
  • una parte dedicata ad articolati accertamenti sul conto di due società di capitali riferibili una al politico ZAPPALÀ e una ai soggetti contigui della cosca PELLE Gambazza per mezzo delle quali il primo, da un lato, aveva creato, con complessi artifici contabili, cospicui “fondi neri” necessari alle operazioni di compravendita dei voti e i secondi, dall’altro, avevano occultato, con altrettante alchimie contabili, il denaro prezzo del pacchetto di voti contabilizzandolo in fittizie voci di bilancio in modo da non renderne identificabile l’illecita provenienza.

I rapporti tra la cosca PELLE Gambazza e il politico Santi ZAPPALÀ venivano sviluppati in una serie di intercettazioni di conversazioni tra presenti registrate nell’abitazione di Giuseppe PELLE in Bovalino (RC) in data 27 febbraio 2010, di cui si è detto sopra,e il 12 marzo 2010.

In particolare in quelle del 12 marzo 2010 emergeva che:

  • Santi ZAPPALÀ era dubbioso della consistenza delle adesioni in suo favore nella zona di Bianco (RC) e in altre aree del Mandamento Jonico, dove effettivamente le locali cosche stavano canalizzando i voti a loro disposizione a favore di altri candidati. Tale problematica veniva risolta dagli esponenti della cosca PELLE Gambazza i quali avevano offerto al politico un ulteriore pacchetto di voti – da raccogliere però in San Luca e Bovalino aree queste sempre di influenza di tale casato mafioso – per un controvalore di 100mila euro che, come successivamente emerso, costituiva parte degli indicati 400.000 euro che gli garantivano sostegno elettorale anche da parte delle cosche PESCE e STRANGIO. In ragione di ciò, a seguito di un ulteriore e diverso accordo rispetto a quello siglato il 27 febbraio 2010, Santi ZAPPALÀ prometteva – e successivamente consegnava- agli esponenti della cosca PELLE Gambazza la citata somma di denaro per ottenere a proprio vantaggio l’ulteriore pacchetto di voti di cui disponevano i PELLE;
  • l’accordo relativo alla compravendita dei voti veniva ratificato sempre il 12 marzo 2010 nel corso di un incontro tenuto a Reggio Calabria tra il politico e gli esponenti della cosca PELLE Gambazza, nelle persone di Antonio PELLE e Giuseppe MESIANI MAZZACUVA.

Altro importante passaggio per la ricostruzione della vicenda afferente lo scambio elettorale politico-mafioso tra la cosca PELLE e ZAPPALÀ è costituito dal contenuto dell’interrogatorio di garanzia di Giuseppe MESIANI MAZZACUVA del 22.12.2010, effettuato all’indomani dell’arresto in esecuzione della misura cautelare relativa all’operazione “REALE3”, nella quale era indagato per il delitto di partecipazione ad associazione mafiosa (addebito da cui è stato comunque prosciolto) e corruzione elettorale, reato quest’ultimo commesso in concorso con il politico bagnarese (accordo corruttivo del 27.2.2010). Nel corso della deposizione MESIANI MAZZACUVA – manifestando l’intenzione di precisare il contenuto delle intercettazioni che lo avevano riguardato, quindi anche quelle del 12.3.2010 che contenevano elementi utili alla configurazione delle condotte corruttive – dichiarava, senza che alcuna contestazione gli fosse mossa sul punto, che la cifra di 100mila euro che compariva nei dialoghi era da ricondurre a un prestito intercorso tra lui e Santi ZAPPALÀ. In realtà le intercettazioni sopra sintetizzate hanno dato conto di un quadro molto diverso: la somma menzionata nelle registrazioni – e che MESIANI solo nel corso dell’interrogatorio di garanzia quando era già in stato di custodia cautelare attribuiva a un contratto di prestito – veniva invece da egli stesso indicata come strumentale al perseguimento di finalità politiche del candidato ZAPPALÀ necessarie per superare la debolezza elettorale di quest’ultimo in alcune zone della Locride.

Se negli intenti di MESIANI MAZZACUVA le citate dichiarazioni avrebbero dovuto avere un effetto depistatorio, nella realtà hanno costituito una importante traccia da seguire e sviluppare.

Infatti, successivi accertamenti eseguiti a riscontro delle dichiarazioni rese da Giuseppe MESIANI MAZZACUVA, hanno permesso:

  • di rintracciare e acquisire copia di una scrittura privata avente ad oggetto la concessione di un prestito di denaro – pari a 100mila euro, consegnati con 10 assegni circolari liberi – recante la data del 25 marzo 2010, tra le parti Santi ZAPPALÀ e Giuseppe MESIANI MAZZACUVA ed erogato per far fronte a delle difficoltà economiche nascenti da un mancato incasso sorto nell’ambito dell’attività imprenditoriale del MESIANI. Tale scrittura privata è risultata essere ideologicamente falsa in ordine alle finalità della transazione: non un prestito, ma il pagamento di un pacchetto di voti. In sostanza il politico e MESIANI MAZZACUVA avevano precostituito una lecita giustificazione al passaggio di denaro;
  • di accertare che i citati assegni circolari erano stati negoziati in data 26 marzo 2010 da Anna ERRANTE – coniuge del Giuseppe MESIANI MAZZACUVA – mediante versamento effettuato su c/c intestato a “Il Punto edile S.r.l.” di Bova Marina (RC), di cui era amministratore proprio la donna, contabilizzandole in fittizie voci di bilancio in modo da non renderne identificabile l’illecita provenienza.

Inoltre sempre ai fini di una compiuta ricostruzione della complessiva vicenda riguardante lo ZAPPALÀ hanno assunto fondamentale importanza le intercettazioni eseguite nell’ambito dell’indagine “INGANNO” – sviluppata dalla DDA di Reggio Calabria e con i Carabinieri del Gruppo CC di Locri – all’indirizzo, tra gli altri, di Sebastiano GIORGI, all’epoca dei fatti Sindaco del Comune di San Luca (RC), il quale, il 4 dicembre 2013, veniva tratto in arresto in esecuzione di misura cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Reggio Calabria poiché indagato per il delitto di cui all’art. 416bis c.p. (Operazione Inganno). Da tali indagini emergeva chiaramente che il GIORGI – da poco condannato nell’ambito della medesima indagine per concorso esterno in associazione mafiosa -era il referente politico/amministrativo dell’articolazione della ‘ndrangheta operante in San Luca (RC) ed aveva costanti contatti con esponenti di spicco di importanti casati mafiosi del centro aspromontano.

Egli quindi, in virtù dei rapporti intrattenuti con ambienti ‘ndraghetistici e del suo inserimento nel contesto politico locale, disponeva di un patrimonio conoscitivo tale da consentirgli di comprendere le dinamiche interne all’organizzazione mafiosa e di essere costantemente informato dei rapporti fra la ‘ndrangheta di San Luca e politica.

Infatti, da alcune intercettazioni,è emerso che l’ex Sindaco di San Luca era al corrente che:

  • in occasione delle elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale della Calabria 2010, Santi ZAPPALÀ aveva ottenuto un risultato definito «sorprendente» in quanto aveva pagato soggetti appartenenti alla ‘ndrangheta per ottenerne il sostegno elettorale;
  • che in data 26 marzo 2010 Santi ZAPPALÀ aveva erogato alla ‘ndrangheta di San Luca una somma di 400mila euro in cambio di un pacchetto di voti di cui evidentemente la somma di 100mila euro (documentata nel corso dell’indagine “REALE”) rappresentava la quota spettante alla cosca PELLE Gambazza. Tale assunto trova peraltroriscontro proprio nel dato di natura temporale sopra evidenziato: gli assegni mediante i quali il politico fece giungere la somma di 100mila euro ai PELLE Gambazza entrarono nella disponibilità di Giuseppe MESIANI MAZZACUVA, proprio in data 26 marzo 2010.

Altra parte dell’approfondimento investigativo ha mirato alla verifica delle modalità con le quali Santi ZAPPALÀ era venuto nella disponibilità di una così ingente somma di denaro. A tal fine sono stati eseguiti articolati accertamenti patrimoniali all’indirizzo del politico, dei suoi familiari e della FISIOKINESITERAPIA BAGNARESE Srl, società di capitali di cui era amministratore unico la moglie dello ZAPPALÀ. Dall’attività in parola è emerso che la FISIOKINESITERAPIA BAGNARESE Srl – all’interno della quale il politico rivestiva un ruolo di dominus occulto – intratteneva rilevanti rapporti commerciali con numerose altre società alcune delle quali sono risultate essere c.dd. società cartiera, le quali avevano emesso, per un lungo periodo, proprio a favore della FISIOKINESITERAPIA BAGNARESE Srl, fatture per operazioni inesistenti per un valore di vari milioni di euro. L’effetto economico finale di tali operazioni – da considerarsi un artifizio di natura contabile funzionale all’evasione delle imposte sui redditi – è stato quello di drenare denaro (anche contante), creando un “fondo nero” dal quale attingere per poter affrontare esigenze legate alle affermazioni elettorali del politico bagnarese. Tali illecite disponibilità liquide così create, sono state allocate fuori del bilancio della FISIOKINESITERAPIA BAGNARE Srl per entrare nella materiale disponibilità dello ZAPPALÀ attraverso ulteriori artifizi contabili.

Da ultimo sono state analizzate ulteriori intercettazioni realizzate nell’ambito del processo penale “1988/08 RGNR DDA RC” all’indirizzo di Giuseppe COMMISSO, esponente di vertice della omonima cosca di Siderno, che avevano ad oggetto la compravendita di un pacchetto di voti da parte dello ZAPPALÀ.

Dalle intercettazioni in parola – registrate il 12.03.2010 quindi in epoca antecedente alle elezioni – si poteva appurare che l’attività di compravendita di voti da parte dello ZAPPALÀ era in realtà molto più ampia rispetto a quanto emergeva dalle attività di captazione eseguite all’interno dell’abitazione del PELLE: le somme che erano state messe in campo dal politico – e procurate per mezzo delle operazioni sopra descritte – ammontavano in realtà ad un totale di 400.000 euro di cui quelle destinate ai PELLE costituivano solo una parte, ammontante a 100.000 euro.

Le attività di captazione hanno poi permesso di identificare negli odierni arrestati – ovvero in Domenico ARENA, Vincenzo PESCE, entrambi esponenti della cosca PESCE, e STRANGIO Francesco, al vertice della cosca STRANGIO – gli ulteriori soggetti interessati all’affaire ZAPPALÀ che si erano garantiti rispettivamente la somma di 200.000 euro i PESCE, e 100.000 euro gli STRANGIO in cambio di un pacchetto di voti a favore del politico bagnarese. Va ancora precisato che agli incontri finalizzati a definire gli accordi sulla spartizione della somma di 400.000 euro, che si erano svolti tra i PESCE e Francesco STRANGIO, aveva partecipato anche Sebastiano GIORGI cosa questa che spiega il motivo per cui questo, nel corso di intercettazione, aveva affermato con grande sicurezza che il 26 Marzo 2010 Santi ZAPPALÀ aveva erogato alla ‘ndrangheta di San Luca una somma di 400mila euro in cambio di un pacchetto di voti.

A conclusione va ancora precisato che Domenico ARENA, Giuseppe Antonio MESIANI MAZZACUVA, Vincenzo PESCE, Antonio PELLE e Santi ZAPPALÀ il 05.05.2016 sono stati già condannati per il delitto di cui agli art. 110, 416 ter c.p. dal Tribunale di Reggio Calabria – Sezione dei Giudici per le indagini preliminari.

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