Brigadiere Giandomenico Costa. L’omaggio di un amico al carabiniere scomparso

brigadiere-costaRoma, 27 set – (di Giuseppe Lussorio Fadda) Certe notizie, come al solito arrivano in maniera brutale, sempre in momenti di tranquillità. Erano le 20,00 e mi apprestavo a sedermi a tavola per la cena, rispondo ad una chiamata del cellulare e dall’altra parte una voce mi dice che Gianni, stamattina, è andato a pesca ed ancora non è rientrato a casa. Il sangue mi si gela nelle vene.

Gianni era il Brigadiere Capo dei Carabinieri Giandomenico Costa, il 18 settembre 2014, alle 0900, è uscito di casa per andare a fare una battuta di pesca : la sua passione. Le ricerche, che hanno coinvolto Carabinieri, Capitaneria di Porto, Vigili del Fuoco, Guardia di Finanza e tantissimi volontari, amici di Gianni, sono durate fino alle 14,20 dell’indomani, quando, in un fondale antistante la scogliera e stato trovato il suo corpo. Il Brigadiere Costa era nato il 2 marzo del 1962, si era arruolato il 9 dicembre del 1979, era sposato con Sabrina ed aveva una figlia, Veronica, che ha 14 anni.

Prestava servizio nella Centrale Operativa del Comando Provinciale Carabinieri di Oristano ed il prossimo anno avrebbe presentato domanda per andare in pensione. Lo conoscevo ancora prima che si arruolasse poiché, da giovane, ho prestato servizio nel suo paese di origine assieme a suo padre, l’appuntato Biagio, oggi 83/enne. Questa conoscenza si è consolidata in una fraterna amicizia che è durata dal primo giorno che l’ho conosciuto fino alla sua tragica scomparsa. Avevamo tutti e due la stessa specializzazione, quella di Operatore Ponte Radio ed Operatore di Centrale Operativa e per più di vent’anni abbiamo prestato servizio nello stesso reparto, al Ponte Radio di Badde Urbara ed alla Centrale Operativa di Oristano.

Dopo l’arruolamento Il Brigadiere Costa ha prestato servizio al ponte radio di Serpeddì, in provincia di Cagliari, non avendo i ponti radio dell’Arma nessuna linea telefonica pubblica e collegati tra di loro solo con una linea punto a punto, l’Operatore in decine di giorni che viveva rinchiuso nella casermetta del ponte radio, aveva come unico contatto il collega impiegato nell’altro Posto Relè. In poche parole io e Gianni, da due diverse postazioni isolate, lontane centinaia di chilometri l’una dall’altra, passavamo ore ed ore al telefono così da mantenere un contatto umano e non rischiare di impazzire per la prolungata solitudine.

La sua storia è anche la mia storia. Scrivo queste righe perché voglio ricordare un Uomo, un Amico ed un Carabiniere straordinario: con lui ho percorso tutte le tappe della mia carriera, voglio ricordarlo con un articolo che avevo scritto tempo fa sul lavoro svolto dagli Operatori delle Centrali Operative, in cui raccontavo che tanti Ufficiali e Sottufficiali e soprattutto tantissimi Carabinieri considerino l’Operatore della Centrale Operativa come un semplice “Centralinista” perdendo di vista la sua funzione principale. Riprendo questo articolo descrivendo una situazione Operativa di un fatto successo tanti anni fa, in cui l’Operatore ha dimostrato intelligenza, professionalità e grande iniziativa, quell’operatore, ora lo posso dire, era il Brigadiere Giandomenico Costa: ripropongo l’articolo di allora usando però il nome del vero artefice di quei fatti.

Era una notte d’estate di tanti anni fa, Gianni aveva iniziato il turno alla Centrale Operativa alle 21.00 e doveva proseguire fino alle 07.00 del mattino successivo, la notte si stava dimostrando abbastanza tranquilla: le solite telefonate al 112 per chiedere piccoli interventi tra i quali una lite tra condomini, la mancanza di acqua nella rete idrica, liti generiche in famiglia ed altri eventi di “routine”; mischiate alle normali chiamate dei balordi, sempre numerose, che null’altro hanno da fare se non chiamare il 112 per disturbare od insultare l’operatore del momento.

Dopo circa 5 ore di servizio, alle 02.00 circa, dopo l’ennesimo squillo del 112, visto l’orario, Gian Domenico ormai rassegnato, alza la cornetta aspettandosi ancora insulti ed ingiurie, ma, neanche il tempo di pensare che cosa eventualmente rispondere che dall’altra parte del filo si sente una voce femminile che con voce concitata e frenetica cerca, senza molto successo, di comunicare qualcosa che lui capisce subito come grave: “Hanno sequestrato una persona” riesce a dire la donna: Gianni le chiede, cercando di essere rassicurante, le prime necessarie informazioni: quando, chi, cosa, dove, come e perché; nello specifico, quando Gianni gli chiede quanto tempo è trascorso dal fatto la risposta non è tra le migliori la donna risponde “circa mezz’ora…” e la fredda deformazione professionale del Brigadiere Costa si mette automaticamente in moto, pensa che in mezz’ora, in Sardegna, si può fare molta, troppa strada.

Deve far scattare, immediatamente, il piano predisposto anti-sequestro, per inciso un movimento di uomini e mezzi non indifferente ma con un gravissimo difetto legato all’inefficienza temporale in quanto, per mettere in atto il piano completo, pedina dopo pedina, si perdono decine di minuti preziosi; Gianni ragiona, sa che al 90% i sequestratori si sono diretti verso il nuorese.

In pochi secondi decide e si prende una grande responsabilità: prima di attuare il piano anti-sequestro, visto il tempo trascorso dal momento della fuga e dopo aver fatto le dovute considerazioni in merito alla strada che si può percorrere in circa mezz’ora, non informando i superiori, invece di inviare per prima l’autoradio di servizio sul posto del sequestro, chiama direttamente la Compagnia Carabinieri del Provinciale di Nuoro limitrofa al territorio del suo Comando Provinciale: gli spiega i fatti e gli dice di mandare, immediatamente, una pattuglia in un preciso Bivio tra la Strada Statale ed una provinciale che porta direttamente ai monti del nuorese.

Dopo circa 20 minuti dallo scambio informativo tra le Centrali Operative, nel punto indicato dal Brigadiere Costa, una pattuglia dei Carabinieri ha intercettato l’autovettura dei malviventi con conseguente conflitto a fuoco e fuga dei delinquenti nel fitto bosco e, soprattutto, nella macchina lasciata incustodita è stato trovato il sequestrato ancora legato ed incappucciato.

Intanto, mentre la C.O. di Oristano sta ancora attuando la parte iniziale del “piano antisequestri” che consiste nel reperire in circa 1 ora 150/200 militari alle 2 di notte, Gianni viene portato a conoscenza della liberazione dell’ostaggio e subito informa i propri superiori della notizia. Praticamente tutta la scala gerarchica si porta sul posto dei fatti, tutti per partecipare al lieto evento venutosi a creare, tutti si complimentano con i militari operanti sul posto e che, giustamente, riceveranno i dovuti encomi ed elogi.

Si potrebbe correttamente pensare che, dopo i fatti sopra descritti, il Brigadiere Costa sia stato premiato per aver permesso, prendendo una giusta iniziativa ed un’enorme responsabilità, la liberazione dell’ostaggio: sbagliato, il Comandante di Gruppo lo richiama perché durante la gestione dell’intervento ha tardato a rispondere al centralino e viene anche ripreso perché non ha dato, nei tempi prescritti, il preavviso ai comandi superiori della scala gerarchica, di quanto stesse accadendo. L’ufficiale addetto alla sala Operativa del Comando Generale lo riprende in quanto il preavviso della liberazione e arrivato prima di quello del sequestro.

Storie come queste e altre di maggior e minore importanza, per chi lavora nella Centrale Operativa, sono pane quotidiano, Gianni lo sapeva, come sapeva che è pane quotidiano non avere nessuna riconoscenza da parte di tanti Superiori siano essi Ufficiali o Sottufficiali. La mattina seguente, invece di riposare, Gianni mi ha chiamato e mi ha raccontato tutto l’accaduto, era distrutto dalla stanchezza dopo un turno lunghissimo, ma era ancora scosso dall’amarezza che stava provando, ho cercato di consolarlo e dopo alcuni minuti si è calmato. La consapevolezza di aver fatto il suo dovere, di aver liberato una persona da una probabile lunga e penosa prigionia e forse di avergli salvato la vita lo rincuora parecchio. Gli dico che un domani questo fatto, con orgoglio, assieme a tantissimi altri, l’avrebbe potuto raccontare ai propri figli.

Col tempo questi fatti si dimenticano, anche perché poi tanti altri ne susseguono e nella mente il ricordo diminuisce, e ritornano nitidi solo quando una persona viene a mancare. Questi fatti Gianni non li raccontava, i suoi racconti erano legati alle passioni, il mare, l’andare a cercare funghi, pescare… quello sì che lo raccontava con orgoglio, come che salvare la vita ad una persona era un fatto normalissimo, da non raccontare a nessuno, un fatto di cui non vantarsi.

Adesso che non ci sei più mi ritornano nitidi i ricordi delle tue sofferenze e le tue gioie. Mi ricordo quando i nostri nomi furono associato alla Rivista UNARMA, solo per il fatto che nei locali del Ponte Radio era stato appeso nel muro un poster con una foto dei G.I.S. dell’Arma e sul retro c’era la scheda per la richiesta di abbonamento a quella rivista. Il Comandate Provinciale dell’epoca alla mia diffida di associare il mio nome a quella rivista, mi rispose: “Parlo con nuora per sentire suocera”. La suocera eri tu amico mio, ma come me non avevi nulla da nascondere. Mi ricordo di quel Comandante Provinciale che voleva trasferirci, per esigenze di organico e per un miglior impiego dell’O.P.R., alla Stazione competente per territorio dove era situato il Ponte Radio. Alle nostre proteste ci aveva detto che del nostro parere e dei nostri problemi non gliene fregava niente. Il Comando Legione, invece aveva dato ascolto al nostro parere e aveva respinto la sua proposta, avevamo vinto noi. Successivamente le ha provate tutte pur di intentare un procedimento disciplinare nei nostri confronti. Non c’è la fatta, è stato costretto, suo malgrado, a confermare quanto scritto da altri ufficiali e riconoscere l’eccellenza della nostra condotta e del nostro lavoro. <>Purtroppo abbiamo avuto a che fare con ufficiali come questi, ma abbiamo avuto anche la fortuna di conoscere tantissimi Ufficiali che il “Signore” prima del grado lo meritavano davvero non per la forma militare ma per il loro essere uomini che sapevano comandare altri uomini.<>

costa-famigliaUfficiali come questi, in primis il Comandante della Legione di Cagliari, si sono dimostrati e si stanno dimostrando veramente delle persone straordinarie per la vicinanza e per tutto quello che stanno dando alla tua famiglia. Il Comandante della Legione ha voluto un funerale con tutti gli onori, per ringraziarti di tutto quello che hai dato all’Arma dei Carabinieri e allo Stato Italiano.

Ma non ricordo solo le amarezze, amico mio, ricordo anche le tue gioie. Quella più grande, quando dopo anni di matrimonio è nata Veronica, sprizzavi felicità e la manifestavi a tutti con il tuo sorriso bonario. L’ansia del figlio che non arrivava era sparita, la paternità aveva arricchito ancora di più la tua carica di umanità e la tua bontà.

Tu non ci sei più, il tuo passato non lo potrai raccontare a Sabrina, tua splendida compagna che avevi al fianco da 28 anni, non li potrai raccontare a Veronica ed allora li scrivo e glieli dirò io. Dirò loro che eri un eccellente Carabiniere, che eri un Uomo straordinario, sempre pronto ad aiutare chi aveva bisogno, che eri stimato da tutti, anche i miei figli ti adoravano. I colleghi, specialmente i più giovani, vedevano in te un padre, un amico. Dirò loro che la che la tua figura rimarrà indelebile nella memoria di chi ti ha conosciuto.

In questi lunghi anni ho diviso con te gli umori, le ansie, le speranze e le lotte e sempre eri dalla mia parte, dalla parte del più debole. Ti ho visto sorridere e gioire ma ti ho visto anche soffrire per l’iniquità che l’ingiustizia umana produce.

Da credente, come lo eri tu, so che la Giustizia Divina è perfetta, e allora credo, anzi ne sono convinto, che se Dio ha deciso di portarti via togliendoti ai tuoi cari e a tutti noi, vuol dire che lassù aveva bisogno di una persona straordinaria come te.

A ti honoshere in su helu” amico mio, non ti dimenticherò mai.

Giuseppe Lussorio Fadda

Brigadiere dei Carabinieri in Pensione

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