Blitz antimafia dei Carabinieri nell’agrigentino: rimessi in libertà a febbraio, in 10 arrestati di nuovo dai militari

Agrigento, 28 giu – Oltre 100 Carabinieri del Comando Provinciale di Agrigento hanno nuovamente arrestato dieci esponenti di vertice delle famiglie mafiose di “Cosa Nostra” agrigentina che erano stati rimessi in libertà a febbraio, dopo l’imponente operazione “Montagna”.

Il blitz, ordinato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, è scattato nel cuore della notte con l’ausilio di un elicottero, di unità cinofile e dello Squadrone Eliportato Carabinieri Cacciatori di Sicilia. L’operazione ha inflitto un ulteriore duro colpo agli attuali assetti di “Cosa nostra” dell’intera provincia agrigentina. Ulteriormente documentate estorsioni ai danni di 7 aziende. Numerose perquisizioni, alla ricerca di droga, armi ed esplosivi, sono ancora in corso.

Alle 3 di notte, è scattato il blitz del Comando Provinciale Carabinieri di Agrigento.

Un elicottero vigilava dall’alto, facendo rapidamente la spola tra Raffadali, Favara e San Biagio Platani. Oltre 100 militari, supportati anche da unità cinofile per la ricerca di droga, armi ed esplosivi, hanno fatto simultaneamente irruzione in ville, appartamenti, case di campagna e casolari. In pochi minuti, sono scattate le manette ai polsi di 10 pericolosi soggetti, quasi tutti ai vertici delle famiglie di “Cosa Nostra” agrigentina. I provvedimenti sono stati emessi, su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Palermo, con l’accusa di associazione di tipo mafioso armata finalizzata alle estorsioni.

La vasta operazione odierna è scaturita da ulteriori indagini svolte dai Carabinieri del Reparto Operativo di Agrigento nel periodo Febbraio/Maggio 2018, che hanno permesso di acquisire ulteriori elementi di prova, corroborati anche dalle dichiarazioni rese da un nuovo collaboratore di Giustizia, convintosi a dare il suo contributo proprio dopo essere stato arrestato nell’ambito dell’operazione denominata in codice “Montagna”.

Sono stati così ulteriormente raccolti gravi e concordanti elementi indiziari che hanno delineato le responsabilità ed i vari ruoli assolti, in seno ai mandamenti ed alle famiglie mafiose agrigentine, dai destinatari del nuovo provvedimento cautelare, i quali, nel febbraio scorso, erano stati rimessi in libertà dal Tribunale del Riesame a seguito del primo imponente blitz.

Nel corso di tali ulteriori investigazioni, nei confronti di alcuni dei destinatari del provvedimento restrittivo, sono stati acquisiti nuovi elementi di prova in relazione al loro coinvolgimento in estorsioni, tentate e consumate, ai danni complessivamente di sette società appaltatrici di opere pubbliche di ingente valore. L’inchiesta in corso, come noto, aveva già documentato l’esistenza di un nuovo Mandamento, quello, appunto, c.d. della “Montagna”, da cui prende il nome l’intera operazione.

Il nuovo mandamento è risultato essere il frutto di una scelta fatta nel 2014 dal 37enne Francesco FRAGAPANE, arrestato durante il primo blitz, ritenuto Capo del medesimo mandamento, figlio di Salvatore, quest’ultimo già capo provincia di Cosa Nostra agrigentina.

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