Bari: affetto dalla “Sindrome di Munchausen per procura” uccide la figlia di tre mesi. Arrestato dai Carabinieri

carabinieri-bari-4Bari, 10 nov – Oggi i Carabinieri del Comando Provinciale di Bari, Nucleo Investigative ed i Carabinieri della Compagnia di Altamura, hanno tratto in arresto Giuseppe DIFONZO, 29 anni, di Altamura, su richiesta di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere avanzata dal P.M. Simona Filoni ed emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Bari, Roberto Oliveri Del Castillo.

L’arrestato, già detenuto dal 9 aprile scorso, è accusato dell’omicidio della figlia di soli tre mesi, consumato nella sera tra il 12 ed il 13.02.2016 all’interno del Reparto di Pediatria dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari, in cui la stessa si trovava ricoverata dall’11.02.2016, e messo a punto dall’uomo all’interno della stanza di degenza della lattante, attraverso un’azione di soffocamento, realizzata con un meccanismo traumatico di tipo asfittico.

L’omicidio risulta aggravato da motivi abietti, nonché dall’aver commesso il fatto in danno di una discendente e con premeditazione, nonché con l’ulteriore aggravante di aver profittato di circostanze di tempo, di luogo e di persona, in riferimento all’ora notturna, all’assenza di persone all’interno della stanza di degenza ed alla tenerissima età della bambina, tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa.

Le indagini sono state svolte, senza soluzione di continuità, sin dal momento del decesso della piccola con il massimo impegno e la massima determinazione, attesa la anomalia dell’evento morte, con una prima attività finalizzata alla ricerca delle fonti di prova, svolta di urgenza dalla Polizia in servizio presso il Policlinico di Bari nonché, in simultanea, dai Carabinieri della Compagnia di Altamura per gli accertamenti e la perquisizione compiuti in quel centro, con il costante coordinamento della Procura della Repubblica di Bari, coadiuvata sin dai primi giorni dalla Prima Sezione del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari.

Gli approfondimenti investigativi si sono protratti fino al mese di giugno 2016, consentendo di avanzare la richiesta di applicazione di misura cautelare già in data 08.07.2016, all’esito dell’acquisizione di un compendio probatorio risultato gravemente indiziario nei confronti dell’arrestato, conseguente a minuziosi e capillari accertamenti, suffragati da puntuali riscontri, ottenuti attraverso l’audizione di numerose persone (primi soccorritori, medici, infermieri, familiari della deceduta), nonché attraverso la contestuale attività di sequestro di documentazione relativa all’indagato e delle apparecchiature (saturimetro e bolter) e delle cartelle sanitarie relative alla persona offesa e di perquisizione dell’abitazione dei genitori della bambina.

Gli elementi cosi ottenuti sono stati ulteriormente corroborati dalle risultanze dell’attività tecnica svolta e dagli esiti degli ulteriori accertamenti della Polizia Giudiziaria e delle consulenze tecniche disposte nell’ambito del procedimento, fino all’ulteriore riscontro costituito dalle risultanze autoptiche confluite nell’elaborato depositato in data 28.06.2016 dai Consulenti Tecnici nominati dal P.M.

Le indagini compiute consentivano di appurare che la piccola, nata il 29.l0.2015, nei tre mesi di vita era stata più volte ricoverata, dopo ripetuti accessi al Pronto Soccorso, negli Ospedali di Altamura e di Bari, nell’arco temporale tra il 19.11.2015 ed il 13.02.2016 per complessivi settantasei giorni, fino al decesso avvenuto in data 13.02.2016, durante un’ultima degenza in Ospedale di quarantotto ore.

In occasione dei vari accessi, la lattante giungeva in Ospedale sempre a causa di “riferite cianosi, difficoltà respiratorie, crisi dispnoiche”, condizioni mai riscontrate durante i ricoveri ospedalieri, in occasione dei quali era stata sempre monitorata e non era stata rilevata alcuna anomalia, ad eccezione di quanto accaduto la mattina del suo ultimo giorno di vita allorquando, intorno alle ore 12,30, la stessa era stata colta da una crisi respiratoria, “apparentemente” riconducibile ad inspiegabili motivi di salute, in circostanze che vedevano presente in stanza, all’interno dell’Ospedale Giovanni XXIII di Bari, esclusivamente l’odierno arrestato ed in assenza di problematiche cliniche che potessero giustificare anche questa episodio occorso alla bambina.

Gli esiti investigativi consentivano di accertare che la lattante deceduta era stata destinataria di diverse azioni aggressive e violente ordite ai suoi danni dal padre Giuseppe DIFONZO, soggetto portatore della “Sindrome di Munchausen“, verosimilmente trasferita “per procura” alla figlia subito dopo la sua nascita (cosi come segnalato dal Direttore della U.O. di Neonatologia del Policlinico di Bari già in data 13.01.2016 al Tribunale per i Minorenni di Bari), consistite in plurimi tentativi di soffocamento, la cui portata aveva assunto nel tempo un aspetto via via più aggressivo ed incalzante, fino alla maturazione del proposito omicidiario, portato a compimento con freddezza e premeditazione, nella notte tra il 12 ed il 13.02.2016, atteso che l’arrestato, dopo aver consumato il delitto ed essendo consapevole del fatto che fossero trascorsi i minuti fatali per qualsivoglia azione di rianimazione della bambina, si adoperava in una fantomatica quanto singolare richiesta di aiuto rivolta al personale infermieristico, dopo essere uscito dalla stanza di degenza, quando ormai la bambina si trovava in stato di asfissia avanzata e presentava il volto completamente marezzato.

L’arrestato, soggetto munito di buon livello culturale e di cognizioni medico infermieristiche e giuridiche, dopo aver cagionato la morte della figlia, la quale si trovava a dormire nella stanza di degenza in condizioni di salute ottima, dopo aver effettuato l’ultima poppata alle ore 23,00, non si determinava a richiedere l ‘intervento dell’Autorità Giudiziaria pur in presenza di circostanze del decesso cosi singolari, in quanto anomale, improvvise e prive di ancoraggio al dato clinico. Si rimarca che l’intervento della Magistratura è stato richiesto dai sanitari che hanno avuto in cura la lattante.

Si accertava, altresì, che prima della nascita della bambina, figlia primogenita, l’indagato aveva effettuato nel giro di pochi anni numerosi accessi (28 accertati) presso i nosocomi di Altamura e di Matera, a far data dall’anno 2010 e fino al 2015, di cui uno per un tentato suicidio (poi rivelatosi totalmente inscenato), e che gli stessi erano cessati con la nascita della figlia, per poi riprendere quando la stessa aveva poco più di venti giorni, con crisi, attribuite questa volta alla figlia, sempre della stessa natura, “riferite” dal padre.

In data 09.04.2016 Giuseppe Difonzo era stato attinto da ordinanza di custodia cautelare in carcere per il reato di violenza sessuale aggravata commessa in danno di una minorenne, figlia di una amica della sua convivente.

Durante tutto il periodo delle indagini l’arrestato ha mutato più volte versione dei fatti, pur di arrivare a far credere agli inquirenti che la notte dell’omicidio della figlioletta non si trovasse da solo in stanza con lei, venendo però smentito dalle risultanze procedimentali, ivi incluse le dichiarazioni della sua convivente e dagli altri riscontri acquisiti.

L’attività di indagine ha consentito di evidenziare che il Difonzo ha manipolato la ignara convivente sin dalla prima convocazione presso la Procura, svoltasi in data 17.02.2016, prospettando alla donna una diversa dinamica dei fatti della sera dell’omicidio ed istigandola a mentire agli inquirenti su quanto realmente accaduto. L’attività svolta dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale di Bari, diretti dal Ten. Col. Riccardo Barbera e dal Magg. Francesco Zio, di concerto con i Carabinieri della Compagnia di Altamura, si è svolta in totale sinergia con la Procura della Repubblica, con una dedizione ed un impegno esemplari per tutto il periodo delle indagini, ivi compresi gli ascolti di numerosi soggetti protrattisi fino a tarda sera, nonchè con l’impiego di raffinate tecniche investigative che hanno consentito di addivenire in tempi brevi alla soluzione di una caso di rara difficoltà, in relazione alla sindrome di cui l ‘indagato è risultato portatore nonchè al contesto familiare in cui l’ideazione del delitto è maturata, alle caratteristiche personologiche del soggetto, al luogo in cui il crimine è stato commesso ed al legame filiale con la vittima.

Sembra trattarsi del primo caso di omicidio consumato da un soggetto portatore della “Sindrome di Munchausen per procura” scoperto in Italia e posto in essere dalla figura paterna.

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