Trento, mistero sulla bimba morta di malaria: mai uscita dall’Italia

3.600 casi nel periodo 2011-2015

Roma, 5 set – “In Italia non sono presenti specie di zanzare che possono trasmettere la malattia ma, nei casi di origine non definibile, le indicazioni dell’Istituto superiore di sanità consigliano di effettuare ugualmente una disinfestazione del reparto come misura di ulteriore profilassi” che verrà effettuata oggi “anche se non si ravvisano rischi per coloro che hanno frequentato il reparto nei giorni scorsi”.

E’ quanto segnala l’Azienda provinciale di Trento per i servizi sanitari, dopo il caso della bambina di 4 anni deceduta per malaria a Brescia, prima ricoverata all’ospedale Santa Chiara di Trento.

“Sono stati fatti tutti gli accertamenti necessari per escludere altre possibili fonti di contagio – si fa sapere – ma senza risultati apprezzabili: rimane quindi di origine incerta. L’ltalia è tra i paesi indenni da malaria, ma questa, come negli altri paesi europei, continua ad essere la più importante malattia d’importazione, legata per lo più a viaggi in paesi nei quali la malaria è endemica. Questo caso ha peraltro colpito una persona che non aveva frequentato paesi in cui la malaria è endemica”.

Occorrerà un’attenta analisi epidemiologica dal momento che la piccola non è uscita dall’Italia

Un rebus che lascia perplesso anche Giampiero Carosi, infettivologo dell’università di Brescia. «Quello della bimba di 4 anni morta per malaria cerebrale senza essere uscita dall’Italia è un caso eccezionale, che richiederà un’attenta indagine epidemiologica. In 30 anni a mia memoria abbiamo avuto 3-4 casi di malaria autoctona, alcuni con “zanzare d’importazione”».

Ma come può essere stata infettata la bimba?

«E’ possibile che una zanzara abbia punto qualcuno infetto, magari di rientro da un viaggio in Africa, perché questo sembra un caso da falciparum, plasmodio prevalente nel continente africano, e poi l’insetto abbia trasmesso il microrganismo alla piccola».

Qualcosa di simile era accaduto una trentina di anni fa «nel Grossetano: una zanzara aveva punto un portatore di falciparum e poi una persona. Ci sono stati anche – ricorda l’esperto – 2 casi di malaria aeroportuale: questa volta a viaggiare sono state le zanzare che, atterrate a Fiumicino, sono uscite dall’aereo e hanno punto delle persone. Ricordo anche un altro caso di malaria in cui le zanzare erano arrivate dall’Africa in un souvenir, una maschera africana». Insomma, zanzare d’importazione.

«Casi del tutto eccezionali – ribadisce Carosi – Quello della bimba, anche per il periodo dell’anno in cui siamo, mi fa pensare a qualcuno rientrato da un viaggio nelle zone colpite, che abbia portato il plasmodio nel sangue e sia poi stato punto da una anofele, che in seguito ha punto la bambina».

Ma in Italia circola la zanzara anofele?

«In Italia ci sono questi insetti – risponde l’esperto – Sono stati rilevati in Appennino, nel Delta del Po. Le zanzare che circolano in Italia, però, non sono molto adatte a trasmettere il falciparum. Anche se, in teoria, potrebbero farlo. Occorrerà un’attenta analisi epidemiologica per chiarire questa vicenda», conclude.

Oltre 3.600 casi malaria in Italia nel periodo 2011-2015, quasi tutti importati

In Italia, come in Europa, la malaria – che si è rivelata letale per una bimba di 4 anni, ricoverata prima a Trento e poi morta agli Spedali civili di Brescia – è diventata la malattia tropicale più frequentemente importata. Secondo i dati più recenti, dal 2011 al 2015 sono stati notificati 3.633 casi, di cui l’89% con diagnosi confermata. La quasi totalità è d’importazione, i casi autoctoni riportati sono stati solo sette, riporta la Circolare del ministero della Salute dello scorso dicembre per la Prevenzione e controllo della malaria in Italia. I decessi sono stati in totale quattro, dovuti ad infezioni da Plasmodio falciparum acquisite in Africa.

Il 70% dei malati sono uomini, il 45% ha tra i 24 e i 44 anni. I cittadini italiani colpiti da malaria sono il 20% dei casi, di cui il 41% era in viaggio per lavoro, il 22% per turismo, il 21% per volontariato/missione religiosa. Gli stranieri rappresentano ben l’80%, e di questi l’81% dei casi si è registrato tra immigrati regolarmente residenti in Italia e tornati nel Paese d’origine in visita a parenti ed amici, il 13% tra immigrati al primo ingresso. La maggior parte dei casi è notificata nelle regioni del Centro-nord.

La specie di plasmodio predominante è risultata P.falciparum, con l’82% dei casi segnalati, seguita da P.vivax (12 %), P.ovale (4 %), P. malariae (2 %). Rare le infezioni miste (0, 4 %). Il 92% dei casi arriva dal continente africano (soprattutto da paesi dell’Africa occidentale), il 7 % da quello asiatico, lo 0,6% da paesi dell’America centro meridionale e lo 0,1% dall’Oceania (Papua – Nuova Guinea); in questi ultimi tre continenti predomina il P.vivax. Ad aprile 2016, l’Ufficio regionale europeo dell’Oms ha annunciato l’eradicazione della trasmissione di malaria autoctona in Europa.

Ben diversa la situazione nelle aree tropicali e sub tropicali, dove la malaria rappresenta ancora la più importante malattia trasmessa da un vettore. Secondo l’ultimo rapporto Oms (World Malaria Report, dicembre 2015), sono 95 i Paesi ancora con endemia malarica, circa 214 milioni i casi e 438 mila i decessi.(AdnKronos)

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