Reato di tortura, Sindacati PS: «vogliono fottere i poliziotti». Pene fino a 30 anni

PS-CC-antisommossaRoma, 16 lug – Continua la protesta dei sindacati di polizia sul nuovo testo che introduce nel codice penale gli articoli 613-bis e 613-ter, concernenti i “reati di tortura e di istigazione del pubblico ufficiale alla tortura”.

In particolare, sottolineano diverse sigle sindacali insieme al Cocer, «Il combinato disposto dell’eliminazione del termine “reiterate” violenze e la mancata previsione di un dolo intenzionale nella fattispecie in discussione in aula al Senato sul reato di tortura, produrrà effetti nefasti sull’azione delle Forze di Polizia e dei militari impiegati nell’operazione Strade sicure, poiché esporrà tutti gli operatori a denunce strumentali da parte dei professionisti del disordine e dei criminali incalliti».

Il sindacato di polizia Coisp parla “Asse PD-M5S per fottere i poliziotti», commentando la nuova formulazione del testo del disegno di legge che prevede fino all’ergastolo nel caso l’operatore di polizia cagioni volontariamente la morte della “persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minorata difesa”.

Se, invece, dall’azione di repressione “deriva la morte quale conseguenza non voluta, la pena è della reclusione di anni trenta“.

Il Siulp in una nota parla di “pasticcio” poiché la norma sarebbe “insufficientemente tipizzata negli elementi oggettivi e non contempla quel dolo specifico previsto dalla stessa convenzione anti-tortura che sarebbe garanzia di un rigoroso accertamento sull’elemento psicologico allorquando prevede che le acute sofferenze siano inflitte, sia al fine di ottenere da una persona informazioni o confessioni, sia allo scopo di punirla anche per motivi basati su qualsiasi forma di discriminazione”.

«Si rischia così – conclude la nota sindacale – di legare le mani a chi è impiegato quotidianamente nella tutela dell’ordine pubblico nelle carceri e nel contrasto al crimine organizzato e diffuso per assecondare demagogie ideologiche che guardano con sospetto l’operato delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate dimenticando che esse sono a presidio della democrazia e del principio di legalità del nostro Paese».

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