Rapporto Amnesty international: Italia nel mirino per reato di tortura, carceri e “morti in custodia”

AI-torturaRoma, 25 feb – In occasione del lancio del suo Rapporto 2014-2015, pubblicato in Italia da Castelvecchi, Amnesty International ha sollecitato i leader mondiali ad agire con urgenza di fronte alla mutata natura dei conflitti e a proteggere i civili dalla terribile violenza degli stati e dei gruppi armati.

«Il 2014 è stato un anno catastrofico per milioni di persone intrappolate nella violenza. La risposta globale ai conflitti e alle violazioni commesse dagli stati e dai gruppi armati è stata vergognosa e inefficace. Di fronte all’aumento degli attacchi barbarici e della repressione, la comunità internazionale è rimasta assente» – ha dichiarato Antonio Marchesi, presidente di Amnesty International Italia.

«Le Nazioni Unite furono istituite 70 anni fa per assicurare che gli orrori della Seconda guerra mondiale non si sarebbero mai più ripetuti. Adesso assistiamo a una violenza su scala massiccia che produce un’enorme crisi dei rifugiati. Siamo di fronte a un clamoroso fallimento nella ricerca di soluzioni efficaci per risolvere le necessità più pressanti dei nostri tempi» – ha aggiunto Marchesi.

La situazione in Italia

Come le edizioni precedenti, il Rapporto 2014-2015 contiene un capitolo riguardante l’Italia.

Al centro delle preoccupazioni di Amnesty International restano la perdurante assenza del reato di tortura nella legislazione nazionale, la discriminazione nei confronti delle comunità rom, la situazione nelle carceri e nei centri di detenzione per migranti irregolari e il mancato accertamento – nonostante i progressi compiuti su qualche caso – delle responsabilità per le morti in custodia, a seguito d’indagini lacunose e carenze nei procedimenti giudiziari.

«Durante il semestre di presidenza dell’Unione europea, l’Italia ha sprecato l’opportunità di dare all’Europa un indirizzo diverso, basato sul rispetto dei diritti umani, sul contrasto alla discriminazione e soprattutto su politiche in tema d’immigrazione che dessero priorità a salvare vite umane, attraverso l’apertura di canali sicuri di accesso alla protezione internazionale, piuttosto che a controllare le frontiere» – ha dichiarato Gianni Rufini, direttore generale di Amnesty International Italia.

«Dopo aver salvato oltre 150.000 rifugiati e migranti che cercavano di raggiungere l’Italia dal Nord Africa su imbarcazioni inadatte alla navigazione, a fine ottobre l’Italia ha deciso di chiudere l’operazione Mare nostrum. Avevamo chiesto al governo, e lo stesso primo ministro si era impegnato pubblicamente in questo senso, di non sospendere Mare nostrum fino a quando non fosse stata posta in essere un’operazione analogamente efficace, in termini di ricerca e soccorso in mare. Le nostre richieste non sono state ascoltate, con le conseguenze ampiamente previste di nuove, tragiche morti in mare, nonostante il pieno dispiegamento dei mezzi e l’impegno della Guardia costiera italiana, lasciata pressoché sola dalla comunità internazionale» – ha commentato Rufini.

Regno Unito ammette controllo utenti su internet

Tra i i risultati ottenuti da Amnesty International, nel periodo compreso tra gennaio 2014 e febbraio 2015, viene citato l’esito di un’azione legale promossa dalle organizzazioni per i diritti umani che intendevano conoscere il livello di monitoraggio delle autorità sulle attività online: il Regno Unito è stato costretto a rivelare l’esistenza di una politica segreta che aveva autorizzato la sorveglianza di tutti gli utenti di Facebook, Twitter, Youtube e Google.

Leggi i dati di sintesi del Rapporto 2014-2015

Rapporto 2014 – 2015: un anno di conflitti, terrore e speranza

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