In uscita “H24 – poliziotti allo specchio”, il documentario che dice la verità sulle forze dell’ordine

poliziotti-specchioRoma, 1 dic – (di Giorgio Carta) Non esiste altra realtà italiana che sia allo stesso tempo tanto sconosciuta quanto, però, puntualmente criticata e pubblicamente attaccata ad ogni minima occasione.

Parlo del lavoro e della vita di poliziotti, finanzieri e carabinieri. Anzi degli sbirri, delle guardie, come spregiativamente vengono chiamati gli operai con le stellette che, sebbene sottopagati, quotidianamente si destreggiano tra i pericoli della strada, gli insulti della gente, le invettive della stampa, l’irriconoscenza della classe politica, i processi loro intentati da asserite vittime e, dulcis in fundo, le sempre più dilaganti tentazioni suicidarie.

Si, perché una cosa è certa: il nostro, non è un Paese per poliziotti.

Esce finalmente, dopo una lunga gestazione, il film-documentario di Raffaele Manco “H24 – Poliziotti allo specchio”. Nessuna finzione, nessun copione, nessuna prevalente esigenza artistica: solo la voce (talvolta rotta dalla commozione) di veri poliziotti e carabinieri che, malgrado tutto, tirano la carretta del nostro sgangherato Paese senza mai ricevere un “grazie” e senza ormai più sperare di riceverlo.

Il film esce nel momento forse di maggior malessere delle forze dell’ordine italiane. Un periodo in cui i suicidi dei cittadini in uniforme non fanno più notizia, perché all’ordine del giorno. Un momento storico in cui la gente è più propensa a parteggiare per l’aggressore delle forze dell’ordine, senza comprendere che dopo questa vituperata barriera umana di ragazzi in divisa, ci siamo noi stessi. Se gli sbirri si voltano altrove e schivano il lancio, l’estintore (un oggetto a caso) colpirà noi.

Tramite la testimonianza diretta dei protagonisti, il regista Raffaele Manco ci conduce a scoprire il cuore che batte dietro le divise, sempre più logore e sempre più al centro di critiche e di accuse del tutto ingiustificabili se solo ci si sofferma a voler comprendere la verità.

Ho accettato volentieri di fornire la mia consulenza giuridica alla produzione del film solo perché ho apprezzato l’onestà intellettuale del regista di voler spazzare via ogni stereotipo e di voler svelare al mondo la banale, ma purtroppo mai scontata considerazione che il poliziotto è un uomo come tutti gli altri, che certo non si alza la mattina (come vorrebbe certa becera cultura) col proposito di usare violenza contro cittadini inermi (purtroppo questo ci tocca sentire da grossolani opinionisti), ma che, invece, cerca di svolgere il proprio lavoro di repressione del crimine temendo spesso più i superiori che i delinquenti; più i processi e le richieste di risarcimento che il rischio per la propria vita.

Questo, infatti, è il minimo comune denominatore delle struggenti testimonianze raccolte nel documentario: i cattivi rapporti con i superiori e la vita difficile dentro le caserme. All’insaputa dei più, specie degli opinionisti.

Tutti i protagonisti del documentario (taluni occultati, altri a viso scoperto), malgrado tutto, ci confessano di essere comunque ancora innamorati del proprio lavoro e di sperare di poter, nel loro piccolo, migliorare la vita del proprio Paese e la civile convivenza dei cittadini.

Ne è valsa la pena“, dice infatti uno dei protagonisti, ormai in congedo, pur dopo aver preso atto di avere inflitto per anni alla propria famiglia faticosi trasferimenti in giro per l’Italia, solitudine e patemi d’animo.

Ed, infatti, dopo aver visto questo bellissimo documentario, non si può non provare ancor più gratitudine per questi eroi silenziosi e, per quanto mi riguarda, continuare a difendere come avvocato solo gli onesti cittadini in uniforme e mai i loro antagonisti.

Il film partecipa al LECCE FILM FEST 2014 che si terrà dal 26 al 29 dicembre.


 

carta Giorgio Carta

Avvocato
Specializzato in Diritto militare e per le Forze di Polizia. Ufficiale dell’Arma dei Carabinieri in congedo
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