Corte Europea: il blitz della Polizia alla Diaz fu tortura. Condannata l’Italia

polizia-diazRoma, 7 apr – L’intervento della polizia alla scuola Diaz di Genova la notte del 21 luglio 2001 «deve essere qualificato come tortura».

Lo ha stabilito la Corte europea dei diritti umani che ha condannato l’Italia anche perché non ha una legislazione adeguata a punire il reato di tortura.

La Corte ha pdf emesso la sentenza all’unanimità dichiarando che è stato violato l’articolo 3 della Convenzione sui Diritti dell’Uomo, che recita: «Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti».

Il ricorso alla Corte europea dei diritti umani è stato presentato da Arnaldo Cestaro, 62enne all’epoca del blitz della polizia che gli causò diverse fratture che hanno richiesto numerosi interventi chirurgici negli anni successivi. La Corte ha stabilito che lo Stato dovrà risarcirgli 45mila euro “entro tre mesi dalla data in cui la sentenza diventa definitiva”.

la Corte ha inoltre respinto le eccezioni sollevate dal Governo italiano in merito alla “perdita di status di vittima” di Cestaro, e quella di non aver aver esperito le “vie di ricorso interne” (azione civile).

«Prevedere un’aggravante specifica per tutte quelle condotte che, per dolo intenzionale, infliggono ad una persona dolore o sofferenze forti al fine segnatamente di ottenere da essa o da terza persona informazioni o confessioni, costituisce il giusto risultato di garantire sia la democrazia e la tutela degli individui che fanno parte di quella società democratica ma anche la necessità di mantenere, nei soli casi espressamente previsti dalla legge, la potestà dell’Autorità di fare uso della forza quando deve contrastare una violenza nell’interesse e per la tutela dei singoli cittadini, della collettività e delle stesse Istituzioni democratiche».

Lo afferma in una nota Felice Romano, Segretario generale del SIULP, a commento della sentenza della Corte per la tutela dei diritti umani.

«Questo equilibrio, indispensabile per tutelare i diritti dell’uomo ma anche per rafforzare la democrazia, rappresenta la conditio si ne qua non della vera sfida di tutte le democrazie avanzate per garantire sicurezza e libertà che sono e devono restare le due facce della stessa medaglia».

«La previsione di un’aggravante specifica che punisca siffatti comportamenti in ogni ambito del nostro vivere quotidiano, oltre che soddisfare la convenzione dei diritti umani risponde, altresì, all’esigenza di punire allo stesso modo anche tutti quei comportamenti altrettanto gravissimi, violenti e lesivi della dignità umana, quali quelli previsti nella convenzione delle Nazioni Unite sull’eliminazione della discriminazione razziale e quelli contenuti nella Dichiarazione sull’eliminazione della violenza nei confronti della donna, accordi questi che pure sono stati sottoscritti dallo Stato italiano».

«Ecco perché siamo certi che il Parlamento saprà dare la giusta risposta a tutte le esigenze in campo avendo la convinzione che in uno stato democratico l’ago della bilancia tra sicurezza e libertà sarà sempre nel centro anche se con un occhio di riguardo alla libertà».

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