Corruzione: Cantone, non spaventa i cittadini ma rischia di uccidere l’Italia

Cantone-RaffaeleRoma, 30 mag – «Il cittadino comune prova nei confronti della corruzione il ribrezzo di cui parla Papa Francesco? Le mazzette in tasca del politico ci spaventano quanto un furto a casa nostra? Ci permettiamo di dubitarne».

E’ quanto scrive sul “Messaggero” Raffaele Cantone, magistrato e presidente dell’Anac, l’Autorità nazionale anticorruzione, presentando con Francesco Caringella il libro “La corruzione spuzza: tutti gli effetti sulla nostra vita quotidiana della malattia che rischia di uccidere l’Italia”, che sarà illustrato in serata a Roma al Circolo Aniene.

«La ragione è culturale, in una duplice dimensione – spiega Cantone – In primo luogo in senso etico: non tutti avvertiamo in modo adeguato il disvalore morale delle condotte corruttrici; non comprendiamo fino in fondo che la rapina del denaro pubblico, al pari della sottrazione del portafoglio privato, è un male. Il dilagare della corruzione evidenzia che la sua radice è un problema che non riguarda solo i politici, gli amministratori e i potenti, ma attraversa per intero una società che non è abbastanza sensibile ai valori della legalità, del bene comune, dell’etica pubblica e della meritocrazia».

Poi, prosegue Cantone, «la seconda deficienza è conoscitiva, attiene alla mancata percezione della gravità degli effetti della corruzione sulle vite quotidiane di ognuno. Una miopia storica che non ci consente di capire che la corruzione non solo è un male a fa anche molto male. Lo Stato siamo noi, l’immoralità nella gestione della cosa pubblica danneggia tutti. Il contrasto al malaffare corruttivo necessita allora di una reazione-rivoluzione culturale immediata e diffusa, del coinvolgimento militante dei cittadini onesti, chiamati a essere consapevoli della gravità pratica oltre che etica della corruzione». (AdnKronos)

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